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L’orto? Una questione di filosofia e di politica. Piaceva molto a Cicerone, Bacone e Stalin

Un'antica passione che ha sempre attratto grandi filosofi. Bacone scriveva: "Dio fu il primo a piantare un giardino" . E Stalin creava grandi foreste per il suo popolo. Un libro racconta la storia di uno spazio tornato di moda

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IMPORTANZA DELL’ORTO

L’orto, nella sua semplicità e nella sua essenzialità, ha sempre attratto filosofi e pensatori. Forse perchè li avvicina alla natura dell’uomo, alle sue radici e non solo in senso metafisico. Non è un caso quindi che grandi filosofi e protagonisti della storia della letteratura da sempre celebrano l’importanza dell’orto e del giardino. Un argomento di estrema attualità e che è racchiuso anche nella poderosa opera di  Franco Giorgetta: tre tomi per 1.700 pagine complessive, editi da Il Profilo (info@ilprofilo.it; 68 euro a volume). Sempre più persone si appassionano a questo argomento, molte delle quali certamente sono tra i nostri lettori. Se avete in mente di fare un regalo di compleanno, vi consiglio i libri di Giorgetta: non sprecherete i vostri soldi. Giorgetta ci prende per mano e ci accompagna nell’universo dei Pensieri Forti, a proposito dell’importanza del verde.

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ORTI URBANI E GIARDINI

Francesco Bacone, ad esempio, ci ricorda che «Dio fu il primo a piantare un giardino». Per Cicerone «accanto alla biblioteca serve un giardino e un orto» e perfino Stalin, in età avanzata e dopo tutti i danni che aveva fatto con il suo potere criminale, voleva trasformare un’area di due milioni di chilometri quadrati dell’immensa Russia in una gigantesca foresta e in uno «sconfinato giardino».

Adesso, e passiamo dalla storia all’attualità, l’orto e il giardino stanno fortunatamente tornando di moda. Nelle case private, negli edifici pubblici, e perfino nell’azione delle amministrazioni locali. Si sta diffondendo, per esempio, a macchia d’olio la pratica degli orti urbani: un fenomeno esploso a Roma, a Bologna, a Milano e a Napoli.

In linea con la filosofia del Non Sprecare. Primo: non si spreca suolo, spazio, aria e benessere. Secondo: si coltivano in proprio ortaggi e fiori, con gioia di tutti, dalla propria famiglia ai vicini di casa e di strada. Terzo: si contribuisce, in modo concreto, a non sprecare la bellezza dei nostri luoghi.

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L’ORTO COME SCOMMESSA DI CIVILTA’, PROGRESSO E CAMBIAMENTO

Quanto ai saggi citati da Giorgetta, mi permetto di aggiungere al suo elenco il nome di mio padre, Luigi, che purtroppo ci ha lasciato una ventina di anni fa. Era un uomo saggio, come racconto nel libro L’egoismo è finito (Einaudi), e incentivò noi figli, quattro scalmanati, a fare l’orto. Diceva così: «L’orto vi insegnerà a stare insieme, perché la terra vi sfida a non litigare». Già, stare insieme. Una bella scommessa di civiltà, di progresso, di cambiamento. Una partita che si può vincere, meglio e più rapidamente, anche grazie alla coltivazione, insieme a qualcuno, di piante di fagiolini e di pomodori.

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