Quando il rimpianto diventa uno spreco inutile di energie e tempo

La doppia faccia di questo sentimento: nera e bianca. Il primo è sterile, il secondo migliora la nostra vita.

TRASFORMARE I RIMPIANTI

Tutti abbiamo qualche rimpianto. Tutti sentiamo il dolore  e la ferita di qualcosa che non abbiamo fatto eppure potevamo fare. Nessuno sfugge a una legge naturale dell’uomo, in base alla quale c’è sempre qualcosa che manca all’appello rispetto all’elenco delle nostre speranze, dei nostri progetti e dei nostri sogni.

Il rimpianto, come dicevamo, è un dolore. E in questo si distacca dalla nostalgia, di cui pure è parente prossimo, che invece può avere anche la piacevole dolcezza del ricordo e della memoria. Un dolore al confine del lutto, in quanto ciò che si è perso difficilmente riusciamo poi a recuperalo. Un ricerca molto ben articolata dalla Cornell University dimostra a quale livello di diffusione possa arrivare il rimpianto: la ferita per non essere riusciti a realizzare un obiettivo e un’aspirazione supera di gran lunga quella per non avere adempiuto a un obbligo, una responsabilità, un dovere. I ricercatori e psicologi americano fanno una distinzione del rimpianto nel breve termine (nel quale rimpiangiamo le azioni sbagliate) e nel lungo termine (quando il rammarico si riferisce a ciò che non abbiamo fatto).

Ma forse più che misurare il rimpianto sul tempo, può essere utile distinguere il suo colore, il rimpianto fine a sé stesso, inutile e ripetitivo, nero; e il rimpianto che ci aiuta, come una bussola interiore,  innanzitutto a non rifare sempre gli stessi errori, bianco.

Il primo rimpianto può essere così forte da paralizzarci. Rischiamo, a colpi di rimpianti, di diventare paurosi, timidi, incapaci di scegliere. Pronti a piangerci addosso in modo perfino autodistruttivo. In questo senso i rimpianti fanno davvero male e possono avvelenare la nostra vita. Il rimpianto fine a sé stesso è uno spreco di tempo e di energie: improduttivo, senza sbocchi, capace solo di farci avvitare in un presente senza ossigeno. Senza lo slancio vitale verso il futuro. Il rimpianto può paralizzare, farci sentire incerti fino alla paralisi nel prendere una qualsiasi decisione, nello scegliere una strada: ci fa paura, lo temiamo e così restiamo bloccati. E può tenere attiva, molto attiva, quella parte del cervello dove è concentrato il nostro rimuginare. Cosa che non serve a nulla, se non a renderci meno solidi e più tristi.

Ma si può ribaltare il paradigma e trasformare il rimpianto in un’opportunità, in una scelta felice, cambiando il suo colore da nero a bianco. E vederne così l’angolo positivo. Diceva Confucio: «Si hanno due vite. La seconda inizia il giorno in cui ci si rende conto che non se ne ha che una». Ecco la forza propulsiva del rimpianto: un modo per guardare al futuro, per non sprecare tempo e avvitarsi sull’errore commesso.

Il rimpianto ci aiuta a essere autocritici, a coltivare il dubbio, a guardare gli altri con più benevolenza. È una medicina naturale per non soffrire di indolenza, per reagire e essere intraprendenti. Per fare e per riparare. Il rimpianto ci aiuta a coltivare il tempo nella sua giusta dimensione, lineare e non circolare, e la vita come un percorso dove ci sono tappe e non si vede mai il traguardo. Tappe con cadute per poi puntualmente rialzarsi.

Il rimpianto ci aiuta a sgonfiarci, ad azzerare il nostro narcisismo e la nostra autoreferenzialità. A stare con i piedi per terra, accettando che siamo fragili e che possiamo sbagliare. Convinti di avere dei limiti, che ci ancorano alla realtà, a condizione che non diventino delle catena. In questo senso, il rimpianto bianco è una bussola interiore: può orientare la nostra vita in una direzione con la quale evitiamo di ripetere gli stessi errori, guardiamo al futuro costruendo sul passato, senza restarne incastrati.

Frasi celebri sul rimpianto

  •  La vita può essere compresa solo all’indietro, ma va vissuta in avanti

    Soren Kierkegaard   

Guai a vivere con la testa rivolta all’indietro, il rimpianto si trasforma in una sterile nostalgia, nel lutto ciò che poteva essere e non è mai stato. Tutto si annebbia, le luci si diradano, il buio avvolge i nostri pensieri. Al contrario, lo sguardo in avanti aiuta anche a rialzarsi dalle cadute, a non perdere l’ancoraggio con l’ottimismo della volontà. Ma il futuro diventa astratto se non facciamo tesoro del passato, secondo un’antica lezione della filosofia greca: non c’è un prima senza un dopo, e non c’è un dopo senza un prima.

  • Ho sempre impostato la mia vita in modo da morire con tanti rimorsi e nessun rimpianto

                                                                                                                     Fabrizio De André 

Questo poetico epitaffio rende bene una prospettiva possibile, per scansare il rimpianto nero, e concentrasi su quello bianco. Il rimorso, in questo caso, nasce dal riconoscere l’errore, con la volontà di non ripeterlo.

  • Un uomo è vecchio solo quando i rimpianti, in lui, superano i sogni

John Barrymore

 
Come sempre l’età dell’uomo non è solo un dato anagrafico. E un segnale della vecchiaia, momento delicato se affonda nel rimpianto, è il guardare sempre indietro con spirito critico, senza concederci qualche attenuante, e pensando soltanto, quasi con ossessione: “Quante cose potevo fare e non ho fatto…”. Non è meglio, invece, continuare a sognare?

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