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Perdonare: come concedere il perdono e perché è importante

È un percorso terapeutico: vi aiuta a liberarvi delle tossine della rabbia, del rancore e della voglia di vendetta. Ma serve tempo, e un semplice metodo..

Il perdono è sinonimo di dono, non per niente ne incorpora non solo la parola ma il senso. È il dono è la cessione di una parte di sé stessi, un concedere senza condizioni e senza contropartite. Le pagine più belle e più autentiche, anche per l’esperienza vissuta in prima persona, su questo tema ci sono arrivate da Gandhi, che associava il perdono anche a una scelta politica ed esistenziale ispirata a un esercizio totale della non violenza.

COME SI FA A PERDONARE?

Ma il perdono, con tutte le difficoltà che comporta, nella sua potenza femminile ha una biologia che la scienza sta approfondendo con sempre maggiore intensità. Arrivando a una conclusione molto importante: il perdono ha un impatto diretto e positivo sul Dna e aiuta a vivere più a lungo e meglio, molto meglio.

Perdonarerecuperare il torto o l’offesa subita, che può essere un tradimento o altro, e chiudere i conti in sospeso, a volte, può essere difficile. Però, c’è sempre un buon motivo per perdonare: la salute. Le ricerche delle neuroscienze vanno sempre di più nella stessa direzione: il perdono fa bene, molto bene. Aumenta l’autostima, allena i neuroni che aiutano a sviluppare buone relazioni umane ed empatia. E, più in generale, chi sa perdonare si ammala di meno ed è destinato a vivere più a lungo.

Perdonare è forse uno dei gesti più difficili da fare nella vita. Azzerare rancore, voglia di vendetta, risentimento. E perfino un giustificato, forse sacrosanto, dolore. Qualche giorno fa, un sacerdote mi ha chiesto “Ma tu riesci a perdonare?”. Confesso la mia impotenza, e l’incapacità di dare una risposta convinta a una domanda così diretta. Eppure tutti, senza distinzione, abbiamo bisogno di riscoprire il perdono.

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PERCHÉ PERDONARE?

Vi possono essere molti motivi alla base di una scelta così difficile. Religiosi, visto che, per esempio, nella dottrina cristiana il perdono è alla base dell’amore e delle relazioni umane fino al Divino. Il primo a perdonare è stato Gesù Cristo, ucciso dagli uomini e sacrificatosi per loro. Poi ci sono i motivi morali: l’uomo è comunque un miscuglio di bene e male, e il perdono è il lucido riconoscimento delle nostre debolezze. Chi perdona con questo criterio, ragiona così: siamo tutti fragili, e allora perché non tenerne conto? E motivi più pratici: vogliamo liberarci di un peso. Qui entra in gioco anche il fattore spreco delle nostre emozioni. Il perdono, che non significa dimenticare o azzerare la memoria, è una liberazione. Eliminiamo rancore, rabbia, risentimento, voglia di vendetta. Tutte cose che, in fondo, avvelenano la nostra vita. Ecco perché possiamo provare almeno a fare lo sforzo del perdonare.

PERDONARE CHI CI HA FATTO DEL MALE

Non esiste un metodo, e non fidatevi dei soliti manuali su come si governano le nostre emozioni, per perdonare. Semmai esiste un percorso. Una strada che ha bisogno del suo tempo, senza accelerazioni inutili, in modo che dentro di noi si sedimenti una vera volontà a chiudere una parentesi velenosa di rabbia e di rancore. Il tempo aiuta anche a guardare le cose con più lucidità, e ci consente di accettarle per come sono e non per come avremmo voluto che fossero.  Ed è sempre il tempo che offre la possibilità, senza fretta,  di guardarci dentro per mettere sul tavolo anche i nostri errori. Una volta chiariti i termini del percorso, serve un minimo di metodo. Cercate un contatto con l’interlocutore, che non sia banale e riduttivo, ma neanche una richiesta di chiarimento a 360 gradi. Sarebbe prematura e spesso inutile. Affidatevi alla leggerezza e alla spontaneità che non deluderanno mai. Non continuate a giudicare dentro di voi il comportamento dal quale vi sentite traditi (è come mettere sempre lo stesso disco mentre ascoltate la musica), non pensate a pareggiare i conti, coltivate un minimo di pietasuscite a testa alta dal vostro guscio. E scolpite bene nella testa, uno per uno, i benefici del perdono.

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BENEFICI DEL PERDONO

Capisco che perdonare non sia facile. Per nessuno. Quando ci sentiamo feriti da un tradimento, del partner o di un amico, di un familiare stretto o di un compagno di lavoro, oppure quando ci brucia dentro la ferita di una grave ingiustizia. Forse, un approccio più concreto al perdono può essere quello della sua utilità.

Perdonare fa bene alla salute, al nostro equilibrio psico-fisico, e allunga la vita. In uno straordinario saggio pubblicato sulla rivista Civiltà Cattolica, il gesuita Giovanni Cucci ci porta nel mistero del perdono e ci fa scoprire risorse ed effetti che neanche abbiamo mai immaginato. Perché perdonare? Perché non limitarsi ad evitare la vendetta? E il perdono che cosa cambia? Parte da queste domande padre Ciucci per spiegare come il perdono sia salutare per diversi motivi.

Innanzitutto si accompagna a una piacevole pacificazione interiore, a una sorta di chiusura di conto con ciò che ci ha ferito. In secondo luogo, ci consente di vedere in modo differente la nostra storia e perfino di scoprire un volto inedito della nostra personalità: in questo senso il perdono è una fortissima espressione di libertà. E ancora: il perdono, facendoci sentire il senso del nostro limite, è connesso per sua natura a valori positivi della vita, come la speranza, la gratitudine. L’altruismo. Tutti fattori che consentono all’uomo di allungare la vita e di guardarla con occhi ispirati all’ottimismo della nostra volontà.

PERDONO E SALUTE

Fin qui l’aspetto psicologico. Ma padre Cucci si spinge oltre e tocca i lembi della salute, ricordando come gli atteggiamenti contrari rispetto al perdono, cioè il rancore e l’odio, costano molto e penalizzano il nostro benessere. Alzano la pressione, accumulano stress, ci espongono a rischi cardiovascolari, si traducono in forme di somatizzazione come le ulcere e le gastriti. Insomma: non perdonare nuoce gravemente alla salute. E vivere nel rancore e nell’odio è un autentico spreco di tempo, di salute, di personalità.

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PERCHÉ È IMPORTANTE PERDONARE

D’altra parte per i cattolici il primo perdono arriva da Dio, attraverso la sua misericordia che si esprime con la confessione. «Un semplice sguardo alla nostra esistenza basta a farci capire quanto abbiamo immenso bisogno di tenera e compassionevole vicinanza. E di quanto il perdono ci aiuta a vincere le nostre debolezze» scrive padre Bruno Forte, vescovo di Chieti, nel libro «Lettere dalla collina» (edizioni Mondadori) appena pubblicato. Un punto di vista che quasi coincide con quello laico di Massimo Recalcati, autore del best seller sul perdono, «Nulla è più come prima, elogio del perdono nella vita amorosa»  (edizioni Cortina). Secondo Recalcati, infatti, il perdono esprime la forza del nostro amore rispetto alla debolezza dei nostri comportamenti.

Un’ultima avvertenza, anche questa ricavata dal saggio di padre Cucci. Il perdono, in quanto scelta di libertà, è un processo lento, che richiede tempo e fatica. E ha bisogno della capacità di accogliere nel profondo del nostro animo questo sentimento che appartiene in modo naturale, con il suo contrario, alla natura umana. Dunque, per perdonare davvero non bisogna avere fretta di farlo.

A COSA SERVE PERDONARE

Una volta messi in fila i benefici e l’importanza del perdonare, non ci sarebbe altro da aggiungere tra i motivi che dovrebbero indurci a questo non facile atteggiamento nei confronti di chi ci ha fatto del male. Eppure manca ancora un tassello per completare il quadro: il fatto che, attraverso il perdono migliorano tutte le nostre relazioni umane, a catena. Saremo più forti con gli altri e più disponibili ad accoglierli con il modo giusto.

I VARI TIPI DI PERDONO

Inoltre, non tutti i perdoni sono uguali. E alcuni non sono affatto perdoni. In un bel libro intitolato Ci perdiamo o ci perdoniamo (edizioni San Paolo), a proposito del perdono nella coppia, Camillo Regalia, professore di Psicologia sociale della Cattolica di Milano, distingue ben quattro tipi di perdono: completo, distaccato, ambivalente e falso. Il perdono completo, per definizione, chiude tutti i conti in sospeso, ed è l’unico che ricrea pieno equilibrio nella coppia. Il perdono distaccato è di chi riesce a superare rabbia e rancore, ma sbatte la testa e il cuore contro il muro di un altro ostacolo: l’indifferenza nei confronti della persona che lo ha tradito. Il perdono ambivalente è di chi si trova a metà strada tra la chiusura dei conti e il risentimento che riaffiora. E alterna giorni di grande disponibilità a momenti di nuova rabbia. Il falso perdono è un bluff. Lo pratica chi giura di perdonare, ma poi nei fatti non fa altro che coltivare ancora rabbia e rancore. Cioè dolore.

COME MIGLIORARE I RAPPORTI UMANI:

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