Potremmo definire la pietas, in chiave moderna, come una chiave per realizzare tutta la parte dell’Agenda Onu per lo Sviluppo Sostenibile relativa alla giustizia sociale: azzerare la fama e la povertà, assicurare a sutti l’assistenza sanitaria e una buona formazione, eliminare il gender gap. Già nell’antica Roma antica, la pietas indicava il rispetto e il senso del dovere verso gli dèi, la famiglia, la patria e gli altri esseri umani. Non era semplicemente compassione, ma una responsabilità morale verso ciò che si considera importante.
L’antica pietas e l’attuale pietà sono due cose molto diverse. Nel considerare i due termini come sinonimi si rischia di svuotarne il senso a entrambi, e in particolare si spreca il valore della pietas che per i romani era allo stesso tempo una divinità e una virtù. Al punto che veniva stampata sulle monete per indicare devozione, senso del dovere, amore, giustizia, benevolenza, clemenza. Nella civiltà romana la pietas era un perno dei rapporti tra gli uomini e nella relazione con il divino. Una cosa molto più concreta di quanto possiamo immaginare dall’uso, e abuso, del termine. Pietas significava pr endersi cura degli altri, anche quelli delle classi sociali più deboli in una società così diseguale, ma innanzitutto di rispettarli, a partire dalla cerchia familiare. L’episodio narrativo che meglio inquadra la pietas romana è la fuga di Enea da Troia in fiamme. L’eroe rischia la vita non tanto per salvare se stesso, cosa che potrebbe fare molto facilmente, ma per mettere in salvo il vecchio genitore Anchise, il piccolo figlio Ascanio e la moglie Creusa. La famiglia è una, e ancora prima del Cristianesimo l’uomo la protegge e la rispetta con la pietas. Come la religione. Sempre durante la fuga da Troia, Enea si preoccupa di mettere in sicurezza le statuette degli dei Penati: non è il salvataggio di oggetti, e quindi di ricchezza, ma è il segno di un legame indissolubile tra l’uomo e la divinità. La religione, e il senso del sacro, accompagna sempre la nostra vita, anche nei momenti più difficili, quando la sentiamo a rischio e quando siamo più fragili.
Anche la radice etimologica della pietas (che deriva dall’aggettivo pius, che significa “ligio al dovere”, “rispettoso”, “devoto”) indica obblighi morali che sono ben diversi dal senso di partecipazione, anche distaccata e fredda, che oggi associamo alla parola pietà. La pietas è uno sguardo, ma abbinato all’azione, a non essere troppo distaccati dagli altri, a sentirsi parte di una comunità dove i doveri, civili e religiosi, verso la famiglia e verso gli dei, vengono molto prima dei diritti.
Oggi la pietas si manifesta in molti comportamenti quotidiani:
- Empatia e solidarietà verso chi soffre, come persone malate, anziani o in difficoltà.
- Rispetto per la famiglia e per i legami affettivi.
- Senso civico, cioè l’attenzione al bene comune e alle regole della convivenza.
- Responsabilità verso l’ambiente e le generazioni future.
- Accoglienza e comprensione nei confronti di persone provenienti da culture o situazioni diverse.
Per questo la pietas può essere considerata un valore universale: invita a riconoscere la dignità degli altri e a sentirsi responsabili delle proprie azioni. In un mondo caratterizzato da conflitti, individualismo e disuguaglianze, la capacità di provare pietas rimane una qualità particolarmente preziosa e necessaria.
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