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Un altro Piano è possibile

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Sarà mai possibile mettere in pratica nella regione Lazio e in particolare nella Provincia di Viterbo la nota filosofia delle “quattro erre”, riconosciuta e sancita dalle direttive comunitarie e dal Codice dell’ambiente? Si potrà ridurre, riutilizzare, riciclare e recuperare, chiudendo finalmente il ciclo dei rifiuti senza bruciare e senza aprire nuove discariche?

Il Piano regionale dei rifiuti, presentato martedì pomeriggio nella sala delle conferenze della provincia dall’assessore all’ambiente, appare per le sue caratteristiche contraddittorio e privo di prospettive sostenibili. Da una parte, obbliga i comuni che non hanno introdotto la buona pratica della raccolta differenziata a farlo, dall’altra, investe sull’incenerimento per la chiusura del ciclo. Ora, delle due l’una, o si brucia o si differenzia.

Le nostre comunità orgogliose delle proprie azioni virtuose e attente all’ambiente, al paesaggio e, non da ultima, alla salute sono giustamente preoccupate quando si parla di chiusura del ciclo dei rifiuti attraverso proposte di incenerimento o, come viene impropriamente definita, termovalorizzazione.

Soprattutto dopo aver intrapreso la strada dello sviluppo sostenibile e della valorizzazione del territorio e delle sue vocazioni. Dopo aver introdotto la raccolta dei rifiuti porta a porta, il compostaggio domestico per l’autogestione della frazione umida e il recupero dell’olio alimentare esausto per la trasformazione in biocarburante, non senza dimenticare l’installazione di distributori alla spina di acqua pubblica, microfiltrata, declorata, refrigerata, naturale o frizzante, di latte fresco non pastorizzato come di detersivi sfusi per ridurre i quantitativi dei rifiuti, in particolare della plastica.

Le nostre comunità, che ci onoriamo di amministrare come sindaci, assessori e consiglieri, ritengono doveroso, soprattutto verso le generazioni future, raggiungere un ulteriore ambizioso obiettivo, quello dei Rifiuti Zero.

Infatti, il nostro obiettivo è di ridurre, recuperare, riciclare e riutilizzare i materiali altrimenti destinati in discarica. Per fare questo occorre innanzitutto organizzare la raccolta differenziata. La sua gestione non è un problema tecnologico, bensì organizzativo. Il valore aggiunto di una simile scelta risiede nel coinvolgimento e nella condivisione dei cittadini verso politiche e pratiche tese alla sostenibilità ambientale.

Il secondo passo prevede l’introduzione della raccolta spinta porta a porta, unico sistema in grado di raggiungere in breve tempo e su larga scala quote percentuali superiori al 70%. Fondamentale poi è realizzare un impianto di compostaggio comunale. Il quarto passo muove verso la realizzazione di piattaforme per il riciclaggio e il recupero dei materiali per reinserirli nella filiera produttiva.

E ancora, come già sostenuto, diffusione del compostaggio domestico, sostituzione delle stoviglie e delle bottiglie di plastica, fare uso dell’acqua del rubinetto, utilizzo dei pannolini lavabili, acquisto alla spina di latte, bevande, prodotti alimentari, detersivi e ricorso alla sporta per la spesa.

La sesta mossa contempla la realizzazione di centri per la riparazione, il riuso e la decostruzione di edifici, dove beni durevoli, infissi, mobili, sanitari, vestiti, elettrodomestici vengono riparati, riutilizzati e venduti.

Bisogna tuttavia premiare il comportamento virtuoso dei cittadini, incoraggiandoli a fare acquisti più consapevoli. Come? Introducendo una tariffazione che faccia pagare le utenze sulla base della produzione dei rifiuti non riciclabili da raccogliere.

Dopo tutto questo, occorre un impianto di recupero e selezione dei rifiuti al fine di recuperare eventuali materiali sfuggiti alla raccolta differenziata e impedire che rifiuti tossici possano essere inviati nella discarica pubblica transitoria e stabilizzare la frazione organica residua.

Il penultimo passo prevede la corretta chiusura del ciclo e l’analisi del residuo a valle della differenziata, il recupero, il riutilizzo, la riparazione e il riciclaggio con il fine di riprogettare gli oggetti a livello industriale, di estendere alle imprese la responsabilità sociale del produttore, di promuovere le buone pratiche di acquisto, produzione e consumo.

Con la strategia Rifiuti Zero si è oltre il riciclaggio. Tuttavia senza raccolta porta a porta e compostaggio domestico non può esservi Rifiuti Zero, una strategia che diviene a sua volta un vasto percorso di sostenibilità e che permette di fare scelte responsabili a difesa del pianeta e della nostra salute.

Le donne e gli uomini della nostra provincia sono persone sensibili, i nostri giovani sono orgogliosi, le famiglie sono pronte giorno dopo giorno a contribuire, con passione e divertimento, a una nuova configurazione della Tuscia, più bella, presentabile, accogliente, sostenibile.

Queste sono le nostre proposte per un Piano dei rifiuti coerente e moderno, basato sui reali bisogni e sulle aspettative dei cittadini nonché sulla redistribuzione del reddito. Differenziare, dunque, e non bruciare, comporta incentivare piani di ricerca e sviluppo nell’ambito delle nuove tecnologie ambientali e posti di lavoro. Sì, lavoro per tanti giovani delle nostre comunità!

Pertanto, ferma sarà la nostra contrarietà nei confronti di un Piano regionale dei rifiuti che, nonostante la sua mole esorbitante, si pone il solo obiettivo di bruciare, inquinare, produrre ceneri altamente pericolose e quindi nuovi rifiuti inertizzati per assecondare interessi più o meno legittimi di privati investitori sulla testa delle popolazioni che nel territorio vivono e lavorano.

Alberto Bambini, Sindaco di Acquapendente – Bengasi Battisti, Sindaco di Corchiano – Italo Carones, Sindaco di Oriolo Romano – Livio Martini, Vicesindaco di Corchiano – Maurizio Palozzi, Sindaco di Canepina