Tempi di degradazione dei rifiuti - Non sprecare
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Tempi di degradazione, per la plastica serve mezzo secolo. E comunque restano i frammenti, mangiati dai pesci

Una bottiglia di alluminio si dissolve nell'ambiente in circa 100 anni. Per il mozzicone e la gomma da masticare "bastano" 5 anni

Chissà, magari se ognuno di noi conoscesse bene i tempi di degradazione di ciascun rifiuto, forse sarebbe più attento prima di commettere il delitto di abbandonare in spiaggia, oppure in mare, una bottiglietta di plastica. E forse non avremmo 72 miliardi di mozziconi di sigarette gettati, ogni anno, dappertutto, dei quali il 40 per cento finisce per inquinare mare e spiagge.

TEMPI DI DEGRADAZIONE DEI RIFIUTI

Dunque, la classifica. Partendo dai meno inquinanti è la seguente: un fazzoletto di carta si degrada, e quindi finisce per scomparire, in un tempo compreso tra i 3 e i 6 mesi; un filtro di sigaretta ha bisogno di 2 anni che diventano almeno 5 per il mozzicone e per la gomma da masticare. E qui veniamo alla parte alta, e più drammatica della classifica: una bottiglia di alluminio (quelle delle bibite, per intenderci) può avere bisogno di almeno 100 anni per dissolversi, mentre per una bottiglietta di plastica potrebbero non bastarne 450 di anni

Anche una bottiglia di vetro, obietta qualcuno, ha bisogno di qualche centinaio di anni per dissolversi. Peccato però che il vetro si trasforma in sabbia, non inquina e non semina residui che poi finiscono sulla nostra tavola, come nel caso della plastica e delle micidiali bottigliette.

Fonte: Il giornale dei marinai

TEMPI DI DEGRADAZIONE DEI RIFIUTI IN MARE 

Una volta che la bottiglietta di plastica si è degradata ed è dunque andata dissolta nell’ambiente, i suoi danni in termini di inquinamento non sono affatto terminati. E anzi diventano più sottili e insidiosi. 

TEMPI DI DECOMPOSIZIONE DEI RIFIUTI

Che cosa accade? Le molecole che formano il polimero si liberano, slegandosi una dall’altra e diventano così dei piccoli frammenti, le micidiali micro-plastiche. A quel punto fluttuano nell’acqua e producono il luccichio che inganna i pesci: pensano che sia cibo, e non microplastica. Una volta ingerito dai pesci, il frammento di plastica resta nel loro stomaco e noi lo mangiamo quando quei pesci finiscono sulla nostra tavola. Magari con lo squisito sapore di una buona cucina mediterranea.

RIFIUTI DA SMALTIRE: LE REGOLE PER EVITARE SPRECHI

 

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