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Che cosa ci aspettiamo dal nuovo ministro dell’Ambiente? Più soldi per la sicurezza della Bella Italia. E azioni nelle scuole

Il generale Sergio Costa ha un ottimo curriculum. Si è laureato in Scienze Agrarie, ha preso il master in Diritto dell’Ambiente. È stato un protagonista delle indagini sulla Terra dei Fuochi. E proviene dal Corpo forestale.

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SERGIO COSTA MINISTRO AMBIENTE

È giusto mettere un generale dei Carabinieri al vertice del ministero dell’Ambiente? Si tratta sicuramente di una scelta coraggiosa e significativa se, come in questo caso, si punta su una persona giusta, almeno sulla carta. Sergio Costa, classe 1959, ha un curriculum a prova di bomba per fare il ministro dell’Ambiente: è una materia che conosce molto bene sia per la laurea che ha preso in Scienze Agrarie, sia per il Master in Diritto per l’Ambiente, e sia infine per la sua attività sul campo in Campania.

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SERGIO COSTA TERRA DEI FUOCHI

Costa non è un signor nessuno. Non è stato catapultato al ministero dal nulla. Ha guidato il Corpo forestale in Campania e quando è stato sciolto è diventato generale di brigata dell’Arma. In questa veste di servitore dello Stato è stato un protagonista, in prima fila, nello smascherare il buco nero dei rifiuti tossici nella Terra dei Fuochi. Ha combattuto contro la criminalità organizzata che, nel giro delle discariche e di rifiuti illegali, ha trovato un filone importante di attività economica. Non ha condiviso, e anche su questo siamo d’accordo, l’eliminazione, per apparenti motivi di risparmio economico, del Corpo forestale.

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CHI È SERGIO COSTA

Il secondo motivo per il quale la nomina di Costa mi convince riguarda proprio la legalità. Se ci riflettete, tutto il tema della difesa dell’Ambiente, della lotta contro l’inquinamento, della tutela del territorio (pensiamo a quanto bisogna fare in termini di manutenzione…), ha a che fare proprio con la legalità. E la presenza di un generale, con il curriculum di Costa, è una garanzia. Abbiamo un ministro che non deve pagare cambiali a nessuno, aziende e gruppi di cittadini organizzati, non ha voti e clientele da consolidare. E dunque è libero, senza fare la caccia alle streghe, di dare una svolta alle politiche ambientali dopo lunghi anni di inerzia e opacità.

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COSA CI ASPETTIAMO DA SERGIO COSTA MINISTRO DELL’AMBIENTE

Che cosa ci aspettiamo da questo ministro? Due cose su tutte. La prima è riprendere in mano il piano straordinario per la manutenzione del territorio, la messa in sicurezza delle zone più a rischio per il dissesto idrogeologico. Non bisogna ripartire del tutto da zero, l’idea di aprire un Cantiere Italia per questo obiettivo, è ormai condivisa, e il generale Costa ha tutti gli strumenti e l’autorità per portarla avanti. Tra l’altro parliamo di investimenti, non di rendite o di sussidi: quindi qui si può e si deve chiedere all’Europa una maggiore elasticità rispetto ai vincoli di bilancio.

Il secondo filone di azione del ministero dell’Ambiente che sogniamo riguarda invece il rapporto con l’universo della scuola, e quindi richiede anche un coordinamento con il ministero dell’Istruzione finora sempre mancato. Declinare la sostenibilità, renderla una politica attiva, significa trasferirla nei nostri stili di vita, nelle azioni quotidiane, nel modo di essere cittadini. Tutti i giorni. E questo è un concetto ben scolpito anche nell’enciclica di Papa Francesco Laudato si’. La lotta agli sprechi, il civismo attivo a difesa del verde e degli spazi urbani, i nuovi paradigmi della mobilità: sono tutti tema da portare nelle scuole. Dove i ragazzi hanno molta voglia di approfondire, di ascoltare, di capire. E di rimediare agli errori dei loro genitori.

(Fonte immagine di copertina: ML ANTONELLI / AGF – HuffiPost Italia)

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