L’umiltà è faticosa, ma ne vale la pena

Protegge dai pericoli del narcisismo. Allontana l'hybris. E avvicina le persone

umiltà
L’umiltà è faticosa, molto più di quanto possiamo immaginare quando la richiediamo (in genere agli altri), irritati dalla sola sensazione di superbia che precepiamo con il contatto con gli altri. La fatica nasce dalla sfida che l’umiltà chiama in causa: contenere il proprio ego, accettare di non essere sempre al centro o il migliore, non alzare il ditino per dare lezioni agli altri, non sentirsi il portatore di un’improbabile Verità.
Eppure c’è un modo semplicissimo per riconoscere il valore dell’umiltà, e praticarla senza finzioni: riconoscere i propri errori. In gergo scientifico si chiama “umiltà intellettuale” , un sinonimo dell'”onestà intellettuale”, in pratica significa non difendere le proprie posizioni a oltranza, oltre il limite della ragionevolezza, solo per principio, e per la paura, assolutamente infondata, di essere percepiti come persone deboli nel momento in cui si riconoscono i propri sbagli.
Le persone umili riconoscono i limiti di tutti e di ciascuno, sono protette dal pericolo dell’hybris, coltivano e curano l’arte della tolleranza, hanno la consapevolezza, e la coscienza, di riconoscere che tutti possiamo sbagliare, anche più di una volta. E non è mai tardi per riconoscerlo. Chi rifiuta l’umiltà a priori, invece, esibisce i muscoli sgonfi del narcisismo, mostra una sfacciata e inutile sicurezza anche di fronte a prove inconfutabili che smentiscono le sue previsioni. Non fanno altro che aspettare l’abbassamento dell’onda dalla quale rischiano di essere travolti, per passare indenni, ancora una volta, alla prova dei loro errori, macroscopici, evidenti, ma cancellati nel momento in cui non vengono riconosciuti.
I narcisisti del pensiero, una sottospecie umana dei narcisisti tout court, si innamorano delle loro idee, al punto di non preoccuparsi se questo atteggiamento così perentorio non faccia appassire le relazioni, innanzitutto quelle umane. L’umiltà, al contrario, è una grande leva per far crescere nuovi rapporti o per consolidare quelli già esistenti: contiene al suo interno una buona dose di tolleranza e non ha bisogno di alimentarsi alla sorgente dell’aggressività in versione difensiva.
Chi sa esercitare con naturalezza, e senza costruzioni artefatte, la virtù dell’umiltà, è meno diffidente e più curioso, riesce a coltivare il dubbio,l’unico veicolo che porta alla verità. Non ha paura di confrontarsi, non teme la diversità ( e non solo quella delle opinioni) e non considera la vita un perenne braccio di ferro.

Frasi celebri sull’umiltà

  • < L’umiltà è la vera chiave della grandezza> Swami Vivekananda
Chi è umile riconosce di non sapere tutto. Questa apertura permette di ascoltare, imparare dagli altri e migliorarsi costantemente: diventare grande. Senza umiltà, l’ego si convince di avere già tutte le risposte,  blocca la crescita, isola e ci inchioda alla solitudine.
  • < L’orgoglio può trasformare gli angeli in diavoli; mentre l’umiltà rende gli uomini uguali agli angeli> Sant’Agostino
Quante nefandezze avete visto consumarsi sotto il segno dell’orgoglio? Esasperato e ridotto a una prova di forza, l’orgoglio produce violenza, ci rende cattivi oltre che presuntuosi. L’umiltà, per quanto possa venire confusa con la debolezza, ci avvicina a una dimensione più spirituale dell’uomo.
  • <L’esperienza ha poco da insegnare se non viene vissuta con umiltà> Michelangelo Buonarroti
L’esperienza è sicuramente un patrimonio che si accumula, con relativi interessi, di conoscenze e competenze. Ma non autorizza a vivere di rendita, pensando, con arroganza, di sapere tutto e il contrario di tutto. Deve esserci sempre una porta aperta al nuovo, al cambiamento, ai nuovi paradigmi. Con umiltà.

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