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Sprechi Sanità, in Campania solo in un anno inventati 523 incarichi di primari inutili

Soldi buttati anche per 1.915 indennità ai dirigenti: in totale 16 milioni di euro sprecati solo in 12 mesi. A Nola un primario per un posto letto. E i malati finiscono in barella…

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SPRECHI SANITÀ IN CAMPANIA –

La Corte dei Conti, facendo il suo mestiere di guardiano della spesa pubblica, ha scattato un’impietosa fotografia degli sprechi e del clientelismo che sovrastano l’assistenza sanitaria in Campania. In pratica: i manager di Asl e ospedali, ignorando un provvedimento nazionale del governo (il ministro dell’epoca era Renato Balduzzi) e un successivo decreto della regione, hanno continuato con la loro impudenza a tenere in piedi primariati e reparti fantasma ed a distribuire indennità di dirigenza senza motivo. Non si sono fatti mancare nulla. In questa fiera dell’abbondanza, a spese del contribuente, in un solo anno, tra il dicembre del 2014 e lo stesso mese del 2015, in Campania sono stati pagati i conti per 523 posti di primari inutili e 1.915 indennità non giustificate. Un esempio? All’ospedale di Nola funziona un reparto modello di questa catena di sprechi: un primario per un posto letto. Il totale del danno erariale, secondo i giudici contabili, è di 16 milioni di euro.

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DANNI ERARIALI PER 16 MILIONI IN CAMPANIA –

Provate a fare qualche moltiplicazione per un periodo di più anni, aggiungete il costo di ospedali non attrezzati (e pericolosi), che andrebbero chiusi secondo una lista custodita in un cassetto del ministero della Salute, e avrete il quadro di una Sanità pubblica rovesciata. Gli interessi che si tutelano sono quelli delle corporazioni, a partire dai medici e dai dirigenti sanitari, ben protetti dalla rete clientelare dei sindacati e dei partiti politici. Dei malati, dei pazienti, nessuno se ne infischia, e mentre ci sono centinaia di incarichi privi di funzione, distribuiti a pioggia, i poveri ricoverati, in altri ospedali, hanno ottime probabilità di finire in barella nell’attesa che qualcuno si occupi di loro. E al danno emergente, quello parzialmente contabilizzato dalla Corte, si aggiunge il lucro cessante. In queste condizioni diventa, infatti, impossibile riorganizzare il sistema dell’assistenza su misura delle esigenze dei cittadini. In alcuni ospedali manca il personale e ci sono medici-eroi che fanno il loro lavoro con generosità, in altri invece si creano strutture fantasma, vuote, e si pagano come se funzionassero a pieno regime.

RECORD DI SPRECHI NELLA SANITÀ IN CAMPANIA –

La Corte dei Conti, come avviene spesso, anche in questo caso ha esercitato un ruolo di supplenza rispetto alla politica. Queste indagini andrebbero fatte dall’amministrazione regionale, con i relativi interventi di spending review e di ottimizzazione della spesa. E tutto andrebbe tarato sulla domanda del pubblico, non sui privilegi extra legem di una minoranza corporativa. La palla passa quindi al governatore Vincenzo De Luca che, specie dopo la sentenza di assoluzione, ha tutta l’autorevolezza e gli strumenti per intervenire. Senza aspettare un nuovo rendiconto del danno, intanto irreversibile, da parte dei magistrati amministrativi.

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