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Mense scolastiche, ogni giorno si butta cibo per 360mila euro. E poi mancano i soldi per gli asili

Due milioni di bambini e ragazzi, usufruiscono del pranzo a scuola: solo il 10 per cento confessa di non lasciare avanzi. Pane, carne, verdure, pesce: tutto nella spazzatura. Le uniche misure antispreco arrivano da buone scuole e da coraggiosi insegnanti.

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SPRECHI A SCUOLA

Il conto è di 360mila euro al giorno. È il costo per il sistema scolastico italiano di uno degli sprechi alimentari più scandalosi: il cibo delle mense per gli alunni che puntualmente finisce nella spazzatura. Un rito silenzioso, quotidiano, che mescola indifferenza e cattiva organizzazione con l’implicita, e sbagliata, convinzione che tanto alla fine nessuno paga.

Ma come si arriva a questa cifra da capogiro in un Paese dove tra l’altro l’80 per cento degli alunni in alcune regioni, ovviamente del Sud, non hanno accesso al servizio della mensa scolastica?

LEGGI ANCHE: La mensa scolastica che, evitando gli sprechi, sfama sessanta famiglie in difficoltà

CIBO BUTTATO VIA NELLE MENSE SCOLASTICHE

Partiamo da una prima assurdità di carattere generale: più della metà delle scuole ignora, o finge di ignorare, l’esistenza di avanzi di cibo per bambini e ragazzi. Silenzio tombale. Poi, grazie a un’indagine sul campo di Cittadinanzattiva, in collaborazione con Oricon (l’Osservatorio creato dalle principali aziende del settore della Ristorazione collettiva), si scopre che il 22 per cento dei pasti serviti nelle scuole vengono infilati nel secchio dell’immondizia. Considerando che ogni giorno si preparano, e si pagano, menù per 2 milioni di alunni consumatori della refezione scolastica, con un costo medio di 4,6 euro a testa, si arriva dritti ai 360mila euro sprecati ad ogni suono di campanella per segnalare l’orario della tavola. I bambini non sanno mentire con facilità, e quindi soltanto il 10 per cento degli alunni interpellati da Oricon hanno potuto affermare di non lasciare mai nulla nel piatto, mentre il 63 per cento degli insegnanti confessano di essere ben consapevoli dello scempio. Di quel cibo sprecato che, secondo la scomunica di Papa Francesco, altro non è che «cibo rubato alla mensa dei poveri».  Parliamo di pane (20 per cento), pasta (19 per cento), carne (25 per cento), senza alcuna esclusione di piatti. Con porzioni spesso scollegate dalle reali esigenze degli studenti, e in altri casi considerate poco digeribili o immangiabili. Ancora due dati significativi: verdure e ministre di verdure non piacciono al 63 per cento degli alunni e il pesce resta nel piatto, e poi finisce nell’immondizia, nel 47 per cento dei casi. Si parla tanto di dieta mediterranea, ma a leggere i risultati di una statistica costruita andando in giro nelle scuole, capiamo che le buone abitudini alimentari non sono all’ordine del giorno, prima nelle case e poi, di riflesso, nelle scuole.

PER APPROFONDIRE: Mense scolastiche, puah! Non esistono per la metà degli alunni. Così la scuola è ingiusta

SPRECHI DI CIBO A SCUOLA

Forse il ministero dell’Istruzione dovrebbe riflettere su questi dati, mobilitando per esempio i Provveditorati, in sintonia con le amministrazioni locali che gestiscono in varie forme il servizio delle mense scolastiche, per cercare di individuare gli argini a un fenomeno così capillare. Intanto, con il classico timbro dell’Italia fai-da-te, ci sono tante scuole, in tutte le regioni, nei diversi livelli di ordine e grado, che stanno mettendo in campo le loro, autonome, contromisure. Anche con ottimi risultati. Istituti che, per esempio, hanno creato una triangolazione tra la scuola, le società della refezione e le associazioni del volontariato (in prima fila la Caritas) per recuperare una parte dei pasti avanzati per poi donarli alle famiglie bisognose. Ai veri poveri. Ci sono scuole che riescono a calibrare le porzioni, senza che qualcuno gridi alla carestia scolastica, e in questo modo distillano anche qualche lezione di educazione alimentare, per la quale in Italia si fa molta teoria a buon mercato e pochissima pratica. E ci sono scuole dove agli alunni vengono distribuite le doggy bag, ovvero i contenitori per portare a casa il cibo pagato e avanzato. Diverse soluzioni, insomma, che se fossero messe a sistema, potrebbero cancellare il conto, i famosi 360mila euro al giorno, dell’orrore dello spreco di cibo a scuola. Proprio dove si dovrebbe insegnare, dall’infanzia e prima che sia troppo tardi, a non sprecare.

LE SCUOLE CHE DA SOLE COMBATTONO CONTRO LO SPRECO DEL CIBO:

  1. Ad Asti una mensa scolastica “zero spreco” insegna ai bambini a dare valore al cibo
  2. Nella scuola primaria Rio Cro­sio di Asti si combatte lo spreco di cibo con le mezze porzioni
  3. La doggy bag entra a scuola per ridurre gli sprechi nelle mense
  4. Comitato Balduina: tra i banchi di scuola per sensibilizzare i bambini contro lo spreco alimentare