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Impegnati nel verde, il progetto della Federazione italiana golf

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Campi da golf «corretti»: più attenti agli sprechi d’acqua, all’utilizzo di energia solare e alla riqualificazione del paesaggio. Una nuova attenzione ecologista, proposta dalla Federazione italiana golf sul modello del programma inglese Committed to Green, vuole portare golfisti e gestori a riflettere sull’impatto ambientale di luoghi solitamente «costosi». Per la natura.

DATI – I numeri sono notevoli. Le stime parlano di 4,5 milioni di golfisti attivi in Europa (100 mila in Italia, 60 milioni nel mondo intero) e, con il prossimo ingresso dei giocatori cinesi, nel 2024 si aggiungeranno altri 60 milioni di appassionati. Noti sono, però, anche i costi ambientali di uno sport tradizionalmente elitario. Secondo le stime della European Golf Association, ogni campo da golf di medie dimensioni (18 buche) consuma circa 2 mila metri cubi di acqua al giorno: l’equivalente di un paese di 8 mila persone. Negli Emirati Arabi, evidenti ragioni climatiche richiedono un impegno di 3.150 metri cubi d’acqua al giorno. Il tutto per irrigare il green e fornire acqua potabile agli edifici presenti a bordo campo (e spesso alla piscina annessa). Ma i campi da golf non conoscono battute d’arresto. Perché rendono. Su scala internazionale, il turismo legato al golf cresce dell’8% all’anno. In Europa genera annualmente un giro d’affari da 50 miliardi di euro. In Italia si tratta di 350 milioni di introiti diretti, ossia relativi unicamente alle attività del circolo golfistico; non ultimo, chi sceglie il golf spende in media 90 euro al giorno (dati 2010), contro i 53,83 euro della spesa media quotidiana dei turisti nel nostro Paese.

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AMBIENTE – La recente legge quadro 2.367 (in corso di esame alla commissione Industria, commercio e turismo del Senato) segue il trend generale, e mira a introdurre «misure per incentivare il turismo sportivo tramite la diffusione del gioco del golf e la realizzazione di impianti golfistici». E l’ambiente? Per trovare una soluzione alla gestione ecologica dei green, la Federazione italiana golf ha deciso di promuovere il progetto Impegnati nel verde, su scala nazionale, e la certificazione ambientale mondiale della Golf Environmental Organization. «Oggi dodici circoli italiani hanno già ricevuto la certificazione Inv», dichiara Sabrina Verde, consulente ambientale per la Federazione e coordinatrice dei due progetti. «Undici l’hanno richiesta per il 2012 e La Pinetina, vicino a Como, è il primo golf club italiano ad aver ricevuto il marchio Geo. La ricetta? L’utilizzo di tappeti erbosi ecocompatibili, composti cioè dalla specie più idonea al clima del posto, così da risparmiare acqua e manutenzione. L’utilizzo di acqua non potabile per l’irrigazione. La limitazione o l’eliminazione dei fitofarmaci per la cura del campo. E l’utilizzo dei pannelli fotovoltaici, utilizzati da molti circoli per le tettoie dei parcheggi o dei campi pratica».