Gelosia: ecco quando diventa pericolosa per noi e per gli altri
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Gelosia: quando diventa pericolosa

Anche Freud la definiva “un normale strato affettivo, come il dolore”. Ma c’è un limite che si supera quando si pensa di possedere l’altro

Alzi la mano chi non è mai stato geloso. Di un uomo, di una donna, di un’amicizia, di un figlio. L’intera circonferenza delle relazioni umane, a qualsiasi latitudine, è attraversata da questo ambivalente sentimento che, in quanto tale, non ha un segno scontato. Né positivo né negativo. Una conferma della sua neutralità, almeno in partenza, arriva dalla definizione della gelosia contenuta nell’enciclopedia Treccani che parla semplicemente di «uno stato emotivo complesso».

GELOSIA

Perfino Sigmund Freud, affrontando le curve della nevrosi nei rapporti interpersonali, non dava un peso particolarmente rilevante alla gelosia. E la considerava come una parte, un’espressione «di quegli strati affettivi  che, come il dolore, si possono definire normali». Detto in altri termini, un amore, di qualsiasi intensità, implica un certo grado di gelosia. È normale. Altrimenti sarebbe un amore freddo, privo di qualcosa di sostanziale, truccato, come l’amicizia, nobile forma di amore,  quando nasconde soltanto uno scambio di interessi.

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CHE COSA SI NASCONDE DIETRO LA GELOSIA?

Se la gelosia è una “normale” espressione del nostro affetto, se appartiene in qualche modo al nostro DNA, prima di guardare più da vicino la sua versione tossica ( e dunque pericolosa, anche come spreco di una relazione umana e delle sue potenzialità), è utile ricostruire qualcosa che abbiamo dentro e facciamo fatica a tirare fuori. Abbiamo il timore di perdere la persona che abbiamo vicino: questo accade, per esempio, quando non siamo riusciti a preservare un matrimonio e abbiamo lasciato che si dissolvesse. La nostra gelosia  è un sinonimo di paura, di mancanza di autostima, di diffidenza, di scarsa autorevolezza. Insomma: un bel guazzabuglio di stati d’animo che avvelenano la vita e certo non l’alleggeriscono.

QUANDO SCATTA LA GELOSIA

Paralizzati da questa somma di sensazioni, la gelosia scatta in quanto le lasciamo campo libero. Quasi la trasformiamo in uno scudo per proteggerci dalle nostre debolezze che invece ci stanno affossando. Siamo gelosi, per esempio, non perché abbiamo dubbi sulla fedeltà del partner, ma per il fatto che non ci sentiamo più rassicurati dal patto, implicito, che ci lega. Si è aperto un vuoto, e qui si infila la gelosia.

QUANDO LA GELOSIA DIVENTA PERICOLOSA

Il passaggio successivo è la trasformazione della gelosia in una malattia. Con sbocchi imprevedibili, e purtroppo spesso improntati all’uso della violenza, vigliacca se ad esercitarla è l’uomo, più forte anche fisicamente, nei confronti della donna, più debole per natura. Il passaggio, però, non si realizza con gradualità, come una malattia che, senza la necessaria terapia, peggiora la nostra condizione fisica. C’è un salto nel nostro schema mentale e nel nostro atteggiamento che avvelena del tutto la “normalità” freudiana della gelosia. Si chiama possesso. E’ l’istinto al possesso, a considerare una persona «roba mia» che spinge la gelosia oltre il confine del tollerabile e la trasforma in una bomba tossica.  L’unica difesa, rispetto a un uso così distorto della gelosia, è la prevenzione. Le donne, come riescono a riconoscere molto bene un uomo innamorato, dovrebbero tenere a distanza, dal primo momento, un uomo violento, riconoscendolo dai primi gesti. E senza concedergli l’attenuante che tanti maschietti si auto-assegnano con la frase magica: «Sono così geloso perché ti amo». Balle. La verità è un’altra: «Sono così geloso perché penso di possederti».

COME COMBATTERE LA GELOSIA

Se siete convinti della fondatezza dell’escalation della gelosia che vi ho raccontato, potete provare a fermarla in tempo.  Abbiamo tutti gli strumenti per vincere la gelosia, non restarne schiacciati, e l’uomo ( o la donna) che non riescono mai ad uscire dalle tenebre della gelosia sono una rappresentazione  dal vivo di una galleria di personaggi contenuti nell’immenso catalogo di film (il più bello forse è Il dramma della gelosia con Giancarlo Giannini, Marcello Mastroianni e Monica Vitti) e di romanzi (a partire dall’imperdibile Sonata a Kreutzer di Tolstoj) . Nella realtà l’uomo geloso può spostare l’asse di questo sentimento, e riportarlo nel perimetro della «normalità». Ricordandosi, e questa la possiamo considerare sicuramente una buona notizia, che secondo una ricerca dell’università di San Diego, in California, anche i cani sono gelosi. E possono diventarlo persino nei confronti di un cane di pezza. Una gelosia fondata sul nulla, come quella degli uomini quando ritengono di possedere più che amare una donna.

FRASI CELEBRI SULLA GELOSIA

 

  • «Non l’amore è cieco, ma la gelosia» Lawrence Durell  

Si diventa ciechi quando la gelosia è patologica. Non si vede l’altro, con la sua identità, ma si pensa solo a come impadronirsene: nulla a che vedere con l’amore, con le sue aperture e con la sua generosità.

 

  • «La gelosia nasce sempre con l’amore, ma non sempre muore insieme» La Rochefoucauld

Il classico caso è quello della rottura di un rapporto (un matrimonio, un fidanzamento, un’amicizia) non condiviso. A quel punto, almeno da una parte, l’amore è evaporato e con esso la gelosia, ma dall’altro lato restano entrambi. E senza il governo della ragione, la gelosia diventa un veleno che semina rancore, recriminazioni, voglia di vendetta, fino all’odio. Cieco, anche in questo caso.

 

  • «Temete signori la gelosia, è un’idra fosca, livida, con il suo veleno» Arrigo Boito

Nel  libretto dell’Otello di Boito, l’opera musicata da Giuseppe Verdi, la gelosia è protagonista, proprio nella sua forma più sciagurata  e attuale. Un veleno  che uccide, la vittima e il carnefice.

 

  • «Voglio morire di gelosia. Mi parli di tutti gli uomini che ha avuto» Philip Roth    

Il grande scrittore americano era un attento esploratore dei sentimenti umani e sapeva guardarli al microscopio. C’è una componente masochistica nella gelosia, sicuramente: da qui la ricerca ossessiva di notizie sul partner, il tentativo di scovare “prove” che giustifichino una sorta di paranoia. Tutto tempo e salute sprecati, mentre nell’amore vero e longevo deve sempre essere preservato un margine di discrezione e di assoluta intimità.  Privacy compresa.

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