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Cambiamenti climatici, a rischio i Patrimoni dell’umanità come Venezia e la barriera corallina australiana

L'innalzamento delle temperature potrebbe causare dei danni inestimabili anche ai patrimoni Unesco. A rivelarlo è la stessa agenzia che in collaborazione con l'Unep, il programma Onu per l'ambiente, ha diffuso un rapporto che indica i siti a rischio

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CONSEGUENZE CAMBIAMENTI CLIMATICI-

I cambiamenti climatici costituiscono il più grande nemico dei nostri tempi. Consumi compulsivi e industrializzazione incontrollata (come nel caso della Cina) hanno contribuito a un innalzamento della temperatura mondiale di diversi gradi con le inevitabili drammatiche conseguenze. Tra le vittime di questo stravolgimento, a breve, potrebbero iscriversi anche alcuni tra i luoghi più belli al mondo, non a caso insigniti dall’Unesco del titolo di “Patrimoni dell’umanità”. Venezia, le isole Galapagos, la Statua della Libertà di New York, il Parco di Yellowstone sono solo alcuni dei tesori che corrono seri rischi.

Statua della libertà, New York

Statua della libertà, New York

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CAMBIAMENTI CLIMATICI RICERCA –

L’allarme arriva da una ricerca svolta dall’Unesco, l’agenzia Onu per la cultura, in collaborazione con l’Unep, il programma Onu per l’ambiente. Nel rapporto “Patrimonio dell’Umanità e turismo in un clima che cambia” le due agenzie accendono i riflettori sui rischi che corrono 31 siti in 29 Paesi. Nella lista ci sono, oltre la nostrana città sulla Laguna, Stonehenge, la città di Cartagena, le montagne dorate di Altai in Russia, alcune delle statue dell’isola di Pasqua, i meravigliosi grattacieli di fango del popolo Dogon del Mali, i fiordi norvegesi e la barriera corallina australiana. La Statua della libertà a New York, ad esempio, nel 2012 è stata danneggiata dal uragano Sandy e con il trascorrere degli anni è sempre più a rischio intemperie.

ALCUNI TRA I PATRIMONI DELL’UMANITà A RISCHIO CON I CAMBIAMENTI CLIMATICI

CAMBIAMENTI CLIMATICI VENEZIA –

Venezia, tra i Patrimoni dell’umanità, è uno di quelli più a rischio. Il pericolo è considerato imminente a causa dell’erosione costiera e dell’innalzamento del livello dei mari, entrambi conseguenza dallo scioglimento dei ghiacci polari dovuto all’aumento delle temperature. Insieme a Venezia condividono lo stesso pericolo anche alcuni moai dell’isola di Pasqua e le isole Galapagos. Anche il turismo di massa può aggravarne la situazione: i 10 milioni di persone che ogni anno passano per la laguna sono sicuramente un fattore di stress e usura per la città.

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CAMBIAMENTI CLIMATICI BARRIERA CORALLINA –

Un altro bersaglio dei cambiamenti climatici è la grande barriera corallina è situata al largo della costa nord-orientale dell’Australia. Composta da oltre 2.900 barriere coralline singole e da 900 isole, si estende per una lunghezza di 2.300 chilometri. Questo inestimabile patrimonio naturalistico, già messo in pericolo dai piani di espansione dei porti australiani, quest’anno, a causa dell’inquinamento e del riscaldamento dell’oceano, è stato colpito da un gravissimo fenomeno di sbiancamento. I coralli con le alte temperature perdono la loro naturale colorazione rosa-rossastra e sbiancano. Questo fenomeno avviene perché, in conseguenza dell’aumento della temperature delle acque, i coralli espellono l’alga che dà loro il colore e che è fondamentale per il loro nutrimento. Lo sbiancamento, quindi, è il preludio alla morte. Gli studiosi stimano che il fenomeno in atto quest’anno ha colpito il 93% delle barriere singole, un evento molto più grave di quelli verificatisi nel 1998 e nel 2002.

COMBATTERE I CAMBIAMENTI CLIMATICI –

Dallo studio emerge “un’urgente e chiara necessità” di agire per ridurre le emissioni di gas per limitare l’aumento della temperatura media globale. Nel dicembre del 2015, i leader di 195 Paesi hanno preso l’impegno di mantenere l’innalzamento entro i 2 gradi. Per evitare la fusione dei ghiacciai, l’innalzamento del mare, le alluvioni e l’erosione costiera, però, bisognerebbe fare molto di più a partire dagli evitabili sprechi giornalieri di ognuno di noi.

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