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Ladri di sabbia, per fermarli non bastano le multe. Bisogna denunciarli, anche con i gruppi su Facebook (foto)

Una comunità di cittadini, nata dal basso in Sardegna, e molto utile per fermare i delinquenti del mare: Sardegna rubata e depredata. L'appello dei media e dell'ambasciatore tedesco in Italia: Non toccate la sabbia

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FURTI DI SABBIA 

Contro i ladri di sabbia bisogna davvero provarle tutte. L’ultimo furfante, autore di questo reato di massa, un inglese quarantenne, di origine napoletana, è stato fermato in aeroporto con il suo souvenir in valigia, la sabbia delle meravigliose spiagge della Sardegna. Si è preso mille euro di multa (ma li pagherà?) e avanti con il prossimo ladro.

Le multe non bastano. C’è bisogno di qualcosa che parta dal basso, dagli stessi cittadini. E diversi sindaci dell’isola hanno fatto molto bene ad assumere volontari, o anche persone da inquadrare nell’amministrazione, con lo specifico incarco di fermare, identificare e punire i ladri di sabbia.

Altra cosa utile è la campagna sull’opinione pubblica. I tedeschi che, specie durante l’estate, amano molto le spiagge italiane, sono al centro di una vera campagna di informazione contro i ladri di sabbia. Sui giornali appaiono appelli a non commettere questo reato, per il quale è prevista una multa fino a 3mila euro. E l’ambasciata tedesca in Italia ha fatto un appello a tutti i turisti che arrivano dalla Germania: non toccate la sabbia delle meravigliose spiagge della Sardegna e dell’Italia in generale. A muoversi, poi ci sono gli stessi cittadini della Sardegna, attarverso il tam tam sul web e con la costituzione di gruppi Facebook contro questi autentici delinquenti del mare.

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Chi fa da sé fa per tre. Devono aver preso ispirazione da questo proverbio gli addetti ai controlli dell’aeroporto di Elmas di Cagliari, che indignati dai continui ritrovamenti di sabbia e conchiglie nelle valigie di turisti senza scrupoli hanno deciso di creare, ormai qualche anno fa, una pagina Facebook per denunciare questo scempio. “Sardegna rubata e depredata”, questo il nome della community nata sul social network, è andata oltre ogni più rosea aspettativa riuscendo ad attirare le attenzioni della stampa internazionale, dall’inglese The Telgraph al tedesco Der Bild, che si è schierata convinta dalla parte dei sardi per sollecitare le Istituzioni a un giro di vite. Fino a questo momento, infatti, a poco sono serviti gli avvisi presenti in molte spiagge dell’isola e i controlli effettuati dalla polizia locale. Basti pensare che snel solo scalo cagliaritano (ci sono altri due aeroporti in Sardegna: Olbia e Alghero), nel 2015, sono state sequestrate circa cinque tonnellate di sabbia.

SABBIA RUBATA SARDEGNA

Gli autori di “Sardegna rubata e depredata” avevano anche lanciato una petizione online, sottoscritta da più di 10 mila persone, per chiedere una legge regionale ad hoc per inasprire le pene e promuovere la sensibilizzazione sul tema. Iniziativa anche grazie alla quale dal 2017 chi porta via la preziosa sabbia rischia multe da 500 a 3000 euro. Prima però, per quanto riguarda i controlli in aeroporto, il massimo che i ladri rischiavano era  una ramanzina e la conseguente figuraccia.

Il fenomeno, nonostante la legge, è tutt’altro che risolto per questa ragione è ancora fondamentale il senso civico dei cittadini. Spesso, infatti, sono proprio gli abitanti del luogo a intervenire invitando i vacanzieri più indisciplinati a tornare sui propri passi oppure segnalando gli episodi alle autorità (si può utilizzare il numero verde 1515 del Corpo Forestale).

Le foto sono tratte dalla pagina Facebook di Sardegna rubata e depredata

FURTI DI SABBIA SARDEGNA E NEL MONDO

Depredare le bellezze naturali e artistiche per riportarsi a casa un souvenir a costo zero è un’abitudine drammaticamente in crescita. Dai sampietrini romani ai frammenti di Pompei le valigie dei vacanzieri troppo spesso si riempiono di una refurtiva che non possiamo permettere di farci sottrarre. Questo morbo, tra l’altro, non sembra conoscere confini: negli scali aeroportuali di molte isole caraibiche, ad esempio, sono stati istallati coral detector per individuare nelle valigie i preziosi frammenti che i turisti portano via dalle barriere coralline. Per tornare alla sabbia, il furto più noto degli ultimi anni è avvenuto in Giamaica dove a sparire è stata un’intera spiaggia. Molto spesso, infatti, i preziosi granuli vengono rubati per essere riutilizzati nell’industria edile o ancor peggio per essere ricollocati in esclusivi resort. Nel caso giamaicano del 2008, dei veri e propri criminali hanno sottratto centinaia di tonnellate di sabbia caricata su oltre 500 camion, trasformando una delle più belle spiagge dell’isola, Coral Spring, in una distesa amorfa e dimenticata. Dopo mesi di indagini la polizia non è riuscita a rintracciare ne la sabbia ne i malviventi.

L’immagine di copertina è tratta dalla pagina Facebook di Sardegna rubata e depredata

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