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Insalate nelle buste: costano di più e sono meno pulite. Evitatele

Insalate nelle buste: costano di più e sono meno pulite. Evitatele
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Chi di noi almeno una volta, facendo la spesa, non ha comprato le classiche buste di insalata già lavata, tagliata e pronta per essere condita e consumata? Senza dubbio pratiche, soprattutto per chi le porta con se in pausa pranzo a lavoro, sappiate però che rientrano tra i prodotti alimentari con più batteri.

Secondo uno studio realizzato dall’università di Torino sulle verdure confezionate, la loro carica batterica totale attraverso la quale si misura il livello di freschezza e qualità dei prodotti, è già decisamente alta il giorno stesso del confezionamento. E la situazione ovviamente peggiora in quelli successivi.

Stessa cosa per quanto riguarda la presenza di batteri coliformi, indicatori di igiene e degenerazione: già troppi nel giorno stesso del confezionamento.

Tra le verdure maggiormente contaminate: le insalate e gli spinaci, alimenti maggiormente esposti anche alla presenza di pericolosi germi patogeni.

Anche se privati degli elementi di scarto e con tanto di etichetta con su riportato “tagliata, lavata, asciugata e pronta da condire”, l’insalata in busta non è sterilizzata e quindi soggetta alla contaminazione e all’aumento dei batteri con il passare del tempo.

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Pertanto se proprio non riuscite a evitare di comprarla cercate almeno di lavarla accuratamente prima di consumarla.

Ma non è tutto. Oltre ai risvolti poco salutari per la salute, le verdure in busta sono anche decisamente sprecone. Già il fatto di doverle lavare nuovamente comporta un inutile spreco d’acqua rispetto a quanta non ne sia già stata utilizzata per la loro scarsa pulizia prima del confezionamento industriale.

Anche il loro costo è decisamente alto rispetto alla qualità del prodotto. È sufficiente confrontare il prezzo di un’insalata in busta con quella di un bel cespo di lattuga fresca per rendersene subito conto.

Notevole anche l’impatto ambientale. Prima di arrivare sulla nostra tavola, frutta e verdura passano attraverso numerose fasi che, come già detto, comportano non solo consistenti sprechi d’acqua ma anche emissioni di CO2. La loro produzione a livello industriale richiede inoltre un elevato consumo di energia.

Sono diversi quindi i motivi per cui evitare il più possibile l’acquisto di verdure confezionate cercando di puntare invece sulla scelta di prodotti biologici, sicuramente un poco più costosi ma decisamente molto più salutari.

Detto questo però, per correttezza non possiamo non riportarvi anche il punto di vista dell’Associazione AIIPA Gruppo Prodotti Ortofrutticoli di IV Gamma che tramite una mail inviata alla nostra redazione dissente dai risultati della ricerca giudicandoli fin troppo allarmistici. In particolare, secondo AIPAA, si definiscono patogeni, microrganismi che tali non sono senza spiegare che la positività ai batteri è stata ottenuta in condizioni di laboratorio, lontane da quelle di un prodotto in commercio.

Per concludere, noi riteniamo comunque che – nonostante i ritmi della vita quotidiana sempre più veloci e stancanti – lavare l’insalata fresca non vi ruberà più di qualche minuto, risparmierete denaro e non produrrete rifiuti. Se poi acquisterete direttamente dal produttore o vi assocerete ad altri consumatori tramite i gruppi di acquisto solidale aiuterete l’economia della filiera corta aderendo in pieno alla filosofia del Non Sprecare.

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