Come essere felici con le piccole cose - Non sprecare
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Felici con piccole cose, come questi dieci gesti semplici che portano piaceri grandi

Spazio alla curiosità e ai sogni. Non truccate la vostra personalità. E non lamentatevi. Piuttosto pensate con la testa di un bambino e non date nulla per scontato

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COME ESSERE FELICI CON LE PICCOLE COSE

Basta poco, davvero poco. La vita può cambiare e migliorare se riusciamo ad apprezzare situazioni, comportamenti, piaceri, che in apparenza sembrano marginali. E invece possono fare la differenza. La felicità è fatta di cose semplici, anche se a volte può non sembrare così. La compagnia degli amici, una sorpresa, un sorriso inaspettato: gesti semplici e momenti di vita quotidiana che possono nascondere piaceri grandi, molto grandi. E perfino la felicità.

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ESSERE FELICI CON POCO

In fondo, godere delle piccole cose, qui ne proponiamo 10 fondamentali, è come aprire una porta dove basta girare la maniglia. Senza sforzi particolari, e senza lo spreco di energie, tempo e salute, che tante volte avvelena una vita affannata, sempre alla rincorsa di cose troppo grandi per essere autentiche.

  • Condividere una comunità. Con familiari, amici e conoscenti, bisogna avere lo sguardo lungo e la testa aperta: riuscire a creare delle buone relazioni, coltivandole anche con piccoli gesti, piccole attenzioni, è la premessa per una vita densa sul piano dei rapporti umani. Intensa, anche nei momenti più difficili, e come tale più felice. E se il vostro obiettivo è migliorare una relazione umana, scegliete sempre la prospettiva giusta: apprezzate i pregi di una persona piuttosto che inchiodarvi sui suoi difetti. Infine, ricordate bene una regola scolpita e ripetuta più volte nel Vangeli: non giudicateli. Pensate più al Noi che all’Io.
  • Essere se stessi. Non dobbiamo creare empatia, sedurre gli altri e farci accettare, attraverso il trucco della finzione e della dissimulazione. Molto meglio essere sempre se stessi, con leggerezza, con auto-ironia, e con la consapevolezza che tutti, proprio tutti, abbiamo difetti e pregi. La dissimulazione, il truccarsi per conquistare consensi facili, possono funzionare nel breve periodo. Ma poi alla lunga il gioco è smascherato.  E c’è il rischio di scatenare una reazione di fastidio, se non di rigetto, da parte di chi aveva tanto creduto nella nostra, finta personalità.
  • Esercitare la curiosità. Di certo si tratta di uno dei migliori antidoti contro la noia, la depressione e la solitudine. E per essere curiosi, dobbiamo essere capaci anche di fare domande su piccole cose, solo apparentemente banali. Ognuno ha qualcosa da darci, da raccontarci, da incuriosirci. La curiosità, infatti, si scambia e si esercita anche attraverso le immagini di un racconto, di una gradevole conversazione, del nostro piccolo memoir. Spingetevi fino al pettegolezzo, lieve e non cattivo, ma non oltrepassate la linea rossa della maldicenza. E’ tossica.
  • Dare tempo agli incontri. Amicizie, relazioni e affetti, si coltivano. Nei dettagli, e possibilmente con la dovuta continuità. Godetevi il momento di una piacevole conversazione con un amico che non vedete da tempo. Non abbiate fretta quando c’è una persona cara che ha voglia della vostra compagnia. Non state con l’orologio in mano, a rincorrere inutilmente il tempo.  E in questo repertorio di affetti, a partire da quelli più intimi, recuperate il valore, il peso e l’erotismo dei gesti. Baci, abbracci, carezze. Sono attimi imprescindibili di piacere e di felicità. Sono gesti che abbiamo rimosso, complice anche la pandemia, ma dobbiamo, pezzo su pezzo, riscoprire e rimettere in campo.
  • Ottimismo della volontà. Anche a scapito del pessimismo dell’intelligenza. Tra l’altro lamentarsi troppo non serve a nulla, e allontana gli altri che pure hanno i loro problemi e i loro affanni. Quando vi sentite fiacchi, piuttosto spenti e svogliati, cercate di recuperare energie anche attraverso il piccolo gesto di una distensiva attività fisica. La migliore? La più semplice di tutte: camminare. Fatelo senza impegno, senza fatica e con la testa sgombra da qualsiasi assillo. Poco tempo, e vi sentirete meglio. Piuttosto non siate schiave dello smartphone, e ogni tanto spegnete qualsiasi dispositivo elettronico.

  • Non rilanciate sempre. A proposito di aspettative, traguardi da raggiungere, ambizioni. Accontentarsi non è una sconfitta. Imparate ad apprezzare quello che avete senza rinunciare all’ambizione. L’importante è non fissare l’asticella troppo in alto. Anche il tempo è un fattore importante da tenere presente nel nostro percorso della felicità attraverso le piccole cose: non sprecatelo con affanni inutili e non pensate di mettere ordine nella vostra vita, secondo gli obiettivi che avete definito, in un batter d’ali. Tutto a suo tempo. E tutto con la giusta gradualità, che non esclude gli scatti di reni se e quando sono necessari.
  • Coltivate l’utopia. Non c’è nulla di più piccolo di un sogno, che però ti può davvero cambiare la vita. E l’utopia significa esplorare, inventare e creare. Non smettete mai di immaginare un futuro migliore e sforzatevi, giorno per giorno, per costruirlo. Benedetto Croce diceva, in sintesi, una cosa sacrosanta: «Da piccole finestre, si sognano grandi cose». Potete provarci anche voi, tutti i giorni.
  • Dimenticate le controversie. Il rancore è faticoso, noioso e un enorme spreco di tempo. Spesso poi non porta a nulla di buono, anzi contribuisce a peggiorare una situazione che già in partenza risulta essere negativa. “Non ti curar di lor ma guarda e passa”: lo scriveva Dante Alighieri. E in alcuni casi questo concetto è ancora attualissimo.
  • Nulla è scontato. Neanche il piacere di piccole cose che, assaporate con continuità, diventano, nella nostra percezione, scontate. E invece è bene considerarle una conquista e un piacere che si ripetono e si riguadagnano di volta in volta. Nella felicità, e comunque nella sua ricerca, come nella serenità, c’è una fatica che non potete cancellare. Semmai vivetela senza ansia e con la dovuta dose di leggerezza. Sapendo che la felicità non è sinonimo di casualità.
  • Pensate con la testa di un bambino. Qui tutti i vantaggi della semplicità e perfino di una certa dose di ingenuità. Qui anche il vantaggio del “qui e ora”, il piacere dell’attimo che i bambini sanno cogliere al volo. L’ingenuità non è segno né di scarsa intelligenza né di uno spirito passivo, è una forma di ribellione al calcolo puro, e al cinismo quotidiano che lo ricerca con affanno.

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