Il superbonus finora è costato 2.100 euro a ogni italiano

Un incentivo utile trasformato in una supertruffa. Con uno spreco di soldi mai visto: 124 miliardi di euro

superbonus

L’idea non era cattiva, ma la sua applicazione, senza controlli efficaci, l’ha trasformata nella truffa del secolo. In piena crisi da Covid-19, nel 2020, il governo italiano presieduto da Giuseppe Conte inventò il Superbonus: un maxi incentivo per stimolare l’edilizia, un settore tradizionalmente ciclico e molto sensibile alle offerte di sussidi e aiuti finanziari sia alle imprese sia alle famiglie, riqualificare gli edifici (non solo sul piano dell’efficienza energetica) e renderli antisismici. Il nome, Superbonus, derivava da un meccanismo mai visto in precedenza: il sussidio era pari al 110 per cento dei costi previsti, anche soltanto sulla carta. Della serie: più spendevi e più lo Stato ti risarciva.

I conti erano sbagliati dal primo momento, e lo spreco era già scolpito alla radice del provvedimento. Il governo, infatti, ipotizzava una spesa complessiva non superiore, nell’arco dell’intero periodo del Superbonus, ai 35 miliardi di euro, soldi che, secondo questa immaginifica previsione, sarebbero stati recuperati attraverso un aumento del gettito fiscale complessivo e dell’Iva in particolare. Cose mai avvenute.

Un altro nervo scoperto del Superbonus, che lo ha reso un’ideale supertruffa era che il bonus si poteva trasformare in un credito fiscale, da vendere alle banche oppure agli intermediari finanziari, senza tirare fuori un euro e anche senza fare alcun tipo di lavori. Le banche accoglievano con grande gioia il credito, in quanto coperto dallo Stato, e quindi non assumevano alcun rischio di insolvenza.

Dall’inizio del salasso, i governi che hanno gestito il Superbonus (presieduti da Mario Draghi e Giorgia Meloni) sono riusciti soltanto ad arginare l’emorragia finanziaria collegata agli abusi della legge, senza mai arrestarlo. Il risultato è nella contabilità aggiornata, con assoluta precisione, dall’Enea: fino al 31 dicembre 2025, il superbonus è costato 124 miliardi di euro (esattamente: 123.993.967.173,33 euro), pari a 2.100 euro per ogni italiano.

Questa cifra spaventosa, pari, per avere un’idea della sua portata, a oltre sei volte la somma della finanziaria 2025, è stata gonfiata da una prassi più che consolidata di interpretare il superbonus come un’occasione, da non sprecare, per truffare lo Stato, e quindi i contribuenti, in un Paese dove, a proposito di sprechi di soldi pubblici e di truffe, l’evasione fiscale è all’ordine del giorno.

Gli interventi hanno riguardato 139.645 condomini, 245.480 edifici unifamiliari, 117.419 di altro tipo, compresi cinque castelli. Ma in questi numeri non rientrano uno dei punti più critici del Superbonus: i lavori finti, finanziati e incassati attraverso la cessione del credito: in pochi mesi, in ben 24 città italiane sono stati aperti fascicoli per truffa aggravata, falso ideologico, fatture false, per lavori finti e previsti solo sulla carta.

Il meccanismo della supertruffa è sempre stato molto semplice: si mettono d’accordo il beneficiario del contributo, l’impresa e il tecnico compiacente che presenta la pratica. Si prevedono lavori gonfiati, e si fa una finta apertura dei cantieri, mentre le spese vengono fatturate creando il credito d’imposta che a sua volta viene ceduto per incassare denaro contante. A quel punto, si smonta tutto, e chi ha preso i soldi è già ai caraibi a goderseli!

La supetruffa del Superbonus si è così ridotta a un mare di processi che, considerando i tempi della giustizia civile italiana e la sostanziale tendenza allimpunità, finiranno in gran parte con la solita prescrizione. Intanto salasso non è finito, nessuno lo può fermare e andrà avanti fino al 2028-2029, eppure si poteva evitare.

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