Beni confiscati alle mafie - Non sprecare
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Palazzi, terreni e aziende sequestrati ai criminali: tutto sprecato dallo Stato

Il recupero dell’enorme patrimonio sottratto ai clan della criminalità organizzata non funziona. Troppa burocrazia. Alcuni casi di corruzione. Scarsa professionalità. Risultato: si spreca un patrimonio che potrebbe creare ricchezza

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«Lo Stato siamo noi». È questa la scritta che accoglie i visitatori della cooperativa Pietra di scarto a Cerignola, in provincia di Foggia, dove i terreni sequestrati al boss Rosario Giordano producono olio d’oliva e pomodori, e danno lavoro a un gruppo di giovani agricoltori.

BENI CONFISCATI ALLE MAFIE

La storia di Cerignola, purtroppo, per quanto non unica, non bilancia l’enorme spreco dei beni sequestrati ai clan della criminalità organizzata. Parliamo di 17mila immobili (prevalentemente fabbricati e terreni), 7.800 beni finanziari, 2.492 aziende. Il tutto per un valore, la stima è stata fatta al ribasso, di 25 miliardi di euro.

Soldi sprecati. Soldi che non tornano in circolo, come potrebbero e come è avvenuto a Cerignola, ma marciscono nello spreco e nella palude della corruzione. Appena 1.098 beni di quelli sequestrati ai criminali sono stati assegnati o a enti locali per finalità sociali, oppure a cooperative.

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BENI SEQUESTRATI ALLE MAFIE

Interi palazzi, condomini, ville, villette, case e appartamenti. Luoghi con i quali si potrebbe, in tempi rapidi e con trasparenza, dare un alloggio dignitoso non solo a tanti profughi che occupano immobili abusivi, ma anche a tanti senzatetto o famiglie in estrema povertà. Parliamo anche, oltre agli immobili, di aziende, confiscate e gestite attraverso la consorteria degli incarichi commissariali, senza mai riuscire a rimetterle in campo in modo efficace e produttivo, magari dando lavoro a tanti giovani disoccupati. Aziende e gestioni di imprese confiscate che sono finite perfino nel mirino delle indagini della procura della Repubblica, con l’effetto davvero diabolico e scoraggiante (altro spreco civile) di un’illegalità che invece di diventare legale, genera altri reati, altri misfatti, altri imbrogli.

BENI CONFISCATI ALLA CRIMINALITÀ

È stato lo stesso prefetto Bruno Frattasi, direttore dell’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità, a dare il quadro, davvero sconfortante, della situazione: le aziende confiscate, e gestite da commissari nominati di volta in volta da organi statali, finiscono quasi sempre in liquidazione. Stessa cosa per gli immobili che vengono abbandonati. E quindi lo Stato alla fine timbra un doppio spreco. Spende risorse e uomini per gestire i beni sequestrati e invece di renderli utili per la collettività li trascina verso un binario morto.

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SPRECO BENI CONFISCATI ALLE MAFIE

E parliamo di denaro contante, un tesoretto di oltre 3 miliardi di euro, sequestrato sempre ai clan dei mafiosi, dei camorristi e degli iscritti alla יndrangheta: soldi che marciscono nelle casse ministeriali e in qualche meandro della nostra burocrazia degli apparati pubblici, dove accanto a tante persone perbene che lavorano con senso del “bene comune” e con passione, ci sono piccoli e potenti clan che dell’immobilismo hanno fatto la loro fortuna. Per fare soldi e carriera, sempre e solo sotto il segno dello spreco di Stato.

QUANDO L’IMMIGRAZIONE FUNZIONA E FA BENE A TUTTI:

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