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Ritorno alla terra, arrivano 8mila ettari pubblici finora sprecati. Perché non darli tutti ai giovani?

Partono i bandi per l'assegnazione, attraverso la Banca della Terra, di terreni da coltivare in tutta Italia. Dalla Sicilia all'Emilia Romagna, dalla Puglia al Lazio. Agli under 40 mutui agevolati.

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RITORNO ALL’AGRICOLTURA

Fino a qualche tempo fa quando parlavo della terra, della nostra agricoltura, come una delle leve più importanti per dare una prospettiva di lavoro, e di qualità della vita, ai giovani e non solo, mi capitava spesso di essere considerato una sorta di visionario fuori dalla realtà. In un dibattito televisivo, come in una discussione in pubblica, arrivava sempre il Pierino della situazione a rimproverami: «Ma cosa vuoi che possa dare la campagna….  Serve altro…». A parte che “l’altro” non ho mai ben capito che cosa fosse (un ennesimo centro commerciale? un call center?), vedo con piacere che il mood è completamente cambiato. Il governo, per esempio, anche se con una certa lentezza, lo ha capito e ha iniziato a mettere in vendita i primi 8mila ettari di terreni (complessivamente saranno 20mila ettari) attraverso la Banca nazionale delle terre agricole, che fa capo all’Ismea (Istituto di servizi per il mercato agricolo e alimentare).

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TERRENI PUBBLICI IN VENDITA

Sono terreni di proprietà pubblica, finora sprecati e inutilizzati. Come una parte non irrilevante dell’intero patrimonio immobiliare dello Stato, degli enti locali e di svariate società e istituzioni pubbliche. Appezzamenti in tutto il Paese, dalla Sicilia alla Toscana, dalla Basilicata all’Emilia Romagna, dalla Sardegna al Lazio. Come funziona l’assegnazione? In teoria è molto semplice: si partecipa per uno o più lotti, attraverso il sito della Banca della terra ed entro la prossima primavera i terreni dovrebbero essere assegnati. Il bando è studiato in modo da favorire gli agricoltori più giovani, under 40, ai quali, come sottolinea il ministro Maurizio Martina, “spettano anche mutui agevolati”. Tutto bene? Fino a un certo punto. Mi fanno paura i tempi, già troppo lunghi, che potrebbero diventare biblici nel corto circuito di una burocrazia talvolta ostile al cambiamento (ma senza la quale non si combina nulla) e di una politica avvitata in un’eterna campagna elettorale. Inoltre, non capisco i motivi per i quali la scelta non sia stata più netta: mettere queste terre solo a disposizione di giovani. Tutti si riempiono la bocca con le preoccupazioni sul futuro delle nuove generazioni, poi quando si tratta di fare delle scelte, o si scansano oppure si fanno a metà. Eppure nessuno più dei giovani, e delle donne, sta puntando sul ritorno all’agricoltura. Senza aspettare governo, ministro e pubblica amministrazione, e come dimostrano tante statistiche, innanzitutto quelle di Coldiretti.

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RITORNO DEI GIOVANI ALL’AGRICOLTURA

C’è chi ha deciso di ricominciare a coltivare quel terreno di famiglia lasciato incolto da tempo, chi sceglie i campi perché vuole cambiare vita e chi è senza lavoro o ha un lavoretto precario e non spreca l’occasione di reinventarsi e ancorarsi alla terra. In tempi di instabilità economica e profonda incertezza sul futuro si torna a coltivare.

Una vera e propria rivoluzione culturale quindi, se si pensa che fino a qualche anno fa la campagna era sinonimo di arretratezza. La riscoperta della terra, che significa impresa, lavoro, innovazione, ricerca e nuovi stili di vita, inciampa spesso su un problema non secondario. I costi dei terreni. Tre volte superiori alla media europea.  E qui la politica, oltre ai sacrosanti bandi per recuperare terreni abbandonati e sprecati, potrebbe fare qualcosa di più, e per tutti gli agricoltori. Giovani o anziani che siano.

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