Milano Cortina: le Olimpiadi della falsa sostenibilità

Costi quintuplicati. Lavori che hanno distrutto migliaia di metri quadrati di bosco. Cantieri con crepe e crateri che non chiuderanno mai. E nessun reale vantaggio per la popolazione

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La pista da bob, completata, ha significato l’abbattimento di oltre 20.000 metri quadrati di bosco, compresi circa 500 larici secolari.  Alberi che avevano resistito alla devastazione causata dalla tempesta Vaia nel 2018, ma non sono riusciti a sopravvivere all’intervento umano legato alle opere da realizzare nell’ambito degli interventi programmati per le Olimpiadi invernali Milano Cortina 2026, definite, con una certa dose di spudoratezza “le più sostenibili della storia”. Il cantiere per la nuova cabinovia Apollonio-Socrepes, che dovrebbe collegare il centro di Cortina con la zona alta delle Tofane, invece, è solo un cratere con una crepa di trenta metri, ricoperta da un telone di plastica giallo pallido. Sono i resti di un progetto sconsiderato, pericoloso e illegale, anche questo presentato come “un esempio di nuove, infrastrutture sostenibili”: mancano alcune certificazioni essenziali  (come la valutazione di impatto ambientale) e c’è un serio rischio valanghe. La seggiovia non si farà mai, come l’annesso parcheggio, ma i cittadini della zona si chiedono: chi rimuoverà l’orrore di questo cantiere inutile dopo la fine delle gare? E per quanti anni i residui di un progetto così assurdo resteranno nella zona? Il villaggio olimpico di Fiames, appena sopra Cortina, costato 38 milioni di euro, poteva essere l’occasione per creare un mini-quartiere a prezzi calmierati alla periferia di Cortina, e invece verrà smantellato una volta spenta la fiamma olimpica. Un altro spreco di soldi.

Per svelare il gigantesco bluff delle Olimpiadi della falsa sostenibilità, un giochino delle tre carte tutto italiano, bisogna risalire alla fase dell’assegnazione, nel 2018, quando i possibili rivali di Milano-Cortina, ovvero località del Canada, della Svizzera  e della Svezia, si ritirano sotto i colpi di un buco finanziario e delle pressioni delle opinioni pubbliche nazionali che temono uno sfregio sul territorio, in una fase storica nella quale la montagna è già sottoposta allo stress della crisi climatica.

Per vincere a mani basse, gli italiani si inventano la favola delle Olimpiadi “sostenibili”. Nelle 127 pagine del dossier preparato per la candidatura, la parola “sostenibilità” compare 96 volte, quasi una volta a pagina, ed è solo uno slogan vuoto, in quanto tutti sanno che Milano Cortina sarà un evento con un impatto ambientale molto significativo. Altro che Olimpiadi della sostenibilità! Ma l’occasione, in un Paese dove è sempre molto complicato aprire un cantiere per modernizzare le infrastrutture, è troppo ghiotta per lasciarsela sfuggire, e così si va avanti con la Grande Bugia olimpica.

I fatti però parlano. La prima componente insostenibile di queste Olimpiadi è nei costi: nel budget iniziale la forchetta dei costi era tra 1,3 e 1,7 miliardi di euro, quando i conti saranno chiusi completamente si rischia di superare i 5 miliardi di euro. Un secondo fattore decisamente poco sostenibile riguarda la tipologia della opere infrastrutturali : dal 1964 Cortina non ha più una sua linea ferroviaria e una sua stazione (prima c’era la Ferrovia delle Dolomiti) e anche la stazione più vicina, tradizionalmente utilizzata per arrivare a cortina sul ferro, a Pieve di Cadore-Calalzo, è di fatto smantellata. Il sontuoso budget per le Olimpiadi poteva servire a ripristinare il collegamento ferroviario, e invece Cortina resta una delle pochissime località sciistiche al mondo che si può raggiungere soltanto con la macchina. Ha un senso questo nel secolo della mobilità sostenibile?

Quanto alle opere sportive, si è capito subito che Cortina non poteva reggere l’urto di tutte le gare, che così sono state spalmate in ben sei località italiane, a centinaia di chilometri di distanza una dall’altra, con un enorme dispendio di energie e di denaro e con un diluvio di emissioni nocive legate ai vari spostamenti.

Ma l’infernale meccanismo dei cantieri “mai chiusi” è soltanto agli inizi. Ci sono ancora 98 opere (47 si riferiscono a impianti sportivi e 51 ad altre infrastrutture, prevalentemente stradali) che saranno completate nel prossimi anni (si dice, entro il 2033), ma 26 sono ancora nella fase di progettazione, e la stima di questi costi extra è attorno ad altri 3,5-4 miliardi di euro.Chi pagherà questo conto?

A fronte di cantieri illegali e devastanti per gli effetti ambientali c’è il contrappeso dei vantaggi per gli abitanti dell’intera area dolomitica. Ma questi non si sono  mai visti, e non si vedranno mai. Anzi. Cortina ha un urgente bisogno di modernizzare le sue strutture, compresi gli alberghi, che sono vecchie e obsolete anche per la miopia degli imprenditori che non hanno investito e continuano a macinare profitti grazie alla loro rendita di posizione. Tra le opere sportive, piuttosto, non era forse il caso di riaprire o ricostruire la piscina pubblica, chiusa dal 2012? D’altra parte il paragone con le Olimpiadi a Cortina del 1956, un altro giochino del marketing olimpionico made in Italy, è del tutto fuori luogo. All’epoca Cortina si affacciava sul mercato del turismo invernale, e un evento di portata mondiale era certamente utile per lanciarla sulla scena anche internazionale. Oggi il problema è esattamente opposto: Cortina , tra le tante cose, soffre di overtourism  (per avere un tavolo a ristorante in alta stagione, bisogna prenotare mesi prima), e semmai ha bisogno di inventare qualcosa di alternativo allo sci da discesa, diventato ovunque più complesso per effetto della crisi climatica e della mancanza di neve. Il 90 per cento delle piste italiane (come il 70 per cento di quelle austriache, il 50 per cento delle svizzere, e il 39 per cento di quelle francesi) dipendono dall’innevamento artificiale, nato per affrontare soltanto le situazioni di emergenza. Con enormi consumi energetici e di acqua. Proprio a Cortina gli interventi sugli impianti per l’innevamento hanno fatto in modo che adesso si possono prelevare fino a 98 litri di acqua al secondo dal torrente Boite per alimentare i cannoni che sparano la neve: l’equivalente di più di tre piscine olimpiche al giorno. Un rapporto assolutamente insostenibile, nel momento in cui l’Onu ha appena dichiarato che il mondo, Italia compresa, è in “bancarotta idrica”.

Il rischio serio è che, spenti riflettori delle Olimpiadi, a Cortina e sulle Dolomiti resteranno soltanto macerie per un’impresa nata e cresciuta sotto il segno di un’ipocrita e falsa sostenibilità.

P.S. Il fatto che le Olimpiadi Milano Cortina siano state  un gigantesco bluff consumato nel nome della falsa sostenibilità, non leva nulla agli straordinari meriti sportivi di tutte le atlete e gli atleti italiani, e all’eccellenza degli spettacoli connessi ai Giochi, a partire dalla suggestiva cerimonia di apertura.

 

Le Olimpiadi Cortina Milano sono soltanto l’ultimo anello di una lunga catena di scempi consumati nel nome della falsa sostenibilità. Prodotti di largo consumo presentati come green e invece inquinanti e costosissimi. Auto elettriche solo per consumatori benestanti o ricchi. Moda sostenibile, ovvero un abbinamento impossibile, considerando i rifiuti che arrivano da questo settore. Case, che con la scusa del green, dell’efficienza energetica e dell’eco-friendly, hanno fatto esplodere i prezzi del mercato immobiliare.

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Il mito infranto

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