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«Inquinamento: stiamo distruggendo il pianeta»

Parla il professore Franco Prodi del Cnr: «Le previsioni sull’aumento del clima variano da 1 a 7 gradi, ma purtroppo non abbiamo certezze scientifiche. E la colpa non è sempre dell’uomo… La parola d’ordine è Non sprecare».

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PREVISIONI AUMENTO TEMPERATURA GLOBALE –

«L’afa prolungata di questi giorni, particolarmente accentuata in alcuni paesi come l’Italia, rientra nel campo dei fenomeni meteorologici, in particolare è originata da una situazione detta di blocco, fortunatamente abbastanza rara. Per inquadrarlo nei cambiamenti climatici globali occorrono studi specifici che si compiono su scala globale e su un arco tempo di almeno trent’anni…»: Franco Prodi fino al 2008 ha diretto l’Istituto di Scienze dell’atmosfera e del clima del Cnr, dove tuttora è  associato.

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  • Possiamo fare delle ipotesi realistiche sull’aumento delle temperature nei prossimi anni?

Sul piano scientifico la mia risposta è chiara: la nostra conoscenza del clima, e dei fattori che lo condizionano, non è tale da consentire previsioni certe, ma solo scenari possibili.

  • Chi parla di aumenti impressionanti nella temperatura in questo secolo allora è un allarmista.

Nella maggior parte dei casi si tratta di  scienziati o gruppi che utilizzano diversi modelli di clima basati sul trasferimento radiativo. Ma le loro previsioni oscillano da un aumento di 1-2 gradi a 7-8 gradi entro la fine del secolo: e questa differenza da modello a modello è la conferma che previsioni certe del clima futuro non sono ancora possibili.

  • Papa Francesco nella sua enciclica Laudato si dice che intervenire sul cambiamento climatico è un dovere morale per l’uomo.

Mi sento di fare un distinguo su questa parte dell’enciclica. Papa Francesco dice testualmente che “esiste un consenso abbastanza ampio sul fatto che il sistema climatico si stia scaldando”. In pratica sposa le tesi dell’Ipcc, la conferenza intergovernativa sui cambiamenti climatici delle Nazioni unite.

  • E questo non la convince?

Sappiamo con certezza dagli studi dei climi del passato che il cambiamento è connaturato, per cause astronomiche e per l’attività solare, al clima. Ma l’effetto dell’attività umana si è aggiunto solo in tempi recenti, dall’inizio dell’ottocento e questo è un intervallo temporale troppo ridotto per stimare quantitativamente quanto questo processo, che è certo, pesi nel cambiamento generale.

  • Cioè l’uomo e non la natura.

La natura e l’uomo. Separare le due componenti non è facile, e ciò dovrebbe indurre alla massima prudenza.

  • Ma così non si rischia di alzare le mani in segno di resa?

Al contrario. Il rispetto del pianeta dovrebbe diventare il principale obiettivo dei singoli governi e degli organismi sovranazionali: qui si gioca la partita del nostro futuro. E la parte in cui l’enciclica del Papa condanna l’inquinamento causato dall’uomo, che non sa più custodire il Creato, mi trova entusiasta.

  • Quando, secondo lei, c’è stato il punto di svolta nel comportamento dell’uomo?

Dobbiamo andare indietro di un paio di secoli, e risalire all’invenzione della macchina a vapore. Da allora l’uomo ha aumentato il suo contributo all’inquinamento, fino all’attuale saccheggio delle risorse che, ricordiamo, non sono infinite, ma limitate.

  • Il paradosso è che la tecnologia, andata molto avanti, non ha contribuito a una migliore protezione dell’ambiente.

Torno all’enciclica, e alla sua parte più radicale. Nella quale Papa Francesco critica la tecnologia assolutistica, spogliata dell’umanesimo, e la finanza che la sfrutta per i suoi fini.

  • Qui il Papa connette l’inquinamento, lo sfruttamento dissennato delle risorse, al tema della povertà.

E il suo messaggio diventa di cultura religiosa e pastorale. Il sangue dei poveri è il sangue di Cristo diceva Leon Bloy. Le parole dell’enciclica le evoca, sono parole che mi hanno commosso, da uomo e da credente.

  • A parte i governi e le istituzioni sovranazionali, che cosa possiamo, ogni giorno, con i nostri comportamenti per evitare questa deriva del Creato che non rispettiamo?

A volte basterebbe il buonsenso. Per non sprecare l’acqua, ridurre l’uso della plastica, smaltire i rifiuti in modo corretto. Gesti semplici, ma di grande valore.

  • Tra le ultime previsioni che ho letto c’è quella pubblicata dalla rivista Science: è a rischio una specie animale e di piante su sei, entro il 2.100. Le sembra un’esagerazione?

Purtroppo è una previsione che minimizza perfino il catastrofico scenario nel quale viviamo : abbiamo stravolto il rapporto tra l’uomo e gli altri esseri viventi. E la scomparsa di specie di animali e di piante è già iniziata, da molto tempo.

PER APPROFONDIRE: Accordo sul clima, non c’è nulla da festeggiare

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