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Come evitare l’inquinamento marino: l’Oceano Pacifico è invaso dalla plastica

Nell’oceano Pacifico è presente una chiazza di immondizia, costituita prevalentemente da plastica, con una grandezza paragonabile a quella degli USA.

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COME EVITARE L’INQUINAMENTO MARINO –

L’8 giugno è stata la giornata mondiale degli oceani ma, di questo passo, tra non molti anni in  tale data anziché festeggiare il luogo in cui è comparsa la vita sulla terra, che garantisce la sopravvivenza di 3 miliardi di persone e che genera circa 3 mila miliardi di dollari all’anno (il 5% del Pil globale), ci troveremo a festeggiare la giornata mondiale della più grande discarica di rifiuti plastici. È noto già da anni che nell’oceano Pacifico è presente una chiazza di immondizia, costituita prevalentemente da plastica, con una grandezza che si stima possa essere paragonabile a quella degli USA, ma la cosa davvero sconcertante è che studi recenti stimano che al ritmo di 8,8 milioni di tonnellate di plastica gettate in mare ogni anno nel 2050 il peso dei rifiuti plastici supererà il peso di tutta la fauna marina.

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COME EVITARE L’INQUINAMENTO DEGLI OCEANI –

Purtroppo da un recente rapporto del UNEP (Programma Ambientale dell’ONU) è anche emerso che la plastica biodegradabile non rappresenta un argine contro questo fatale processo, in quanto si è scoperto che le bioplastiche si degradano rapidamente nelle compostiere industriali, cioè in quegli impianti dove si produce compost a partire dalla frazione umida dei rifiuti solidi urbani, ma in mare il loro tempo di degradazione è molto più lungo.

Un concreto aiuto per salvare gli oceani, e non solo, può arrivare solo dall’adozione di comportamenti volti a ridurre sia il consumo di plastica, sia la produzione di rifiuti plastici. Per il primo aspetto un contributo determinate potrebbe arrivare da una drastica riduzione del consumo di sacchetti di plastica monouso per la spesa (shopper), infatti basti pensare che, secondo stime della Commissione Europea, ogni anno si producono circa 100 miliardi di sacchetti di plastica (300 a testa), per la cui produzione servono 910.000 tonnellate di petrolio che immettono nell’atmosfera 8 Kg di CO2 a famiglia. Inoltre le buste di plastica sono la causa diretta della diminuzione delle tartarughe marine e dell’aumento delle meduse nel Mediterraneo, questo perché le tartarughe muoiono ingerendo sacchetti di plastica che scambiano per meduse e, quindi, le meduse vere possono moltiplicarsi indisturbatamente, producendo notevoli problemi.

CONSIGLI PER EVITARE L’INQUINAMENTO MARINO –

Per l’aspetto della riduzione della produzione dei rifiuti plastici è, invece, sicuramente determinante l’effettuazione di una corretta raccolta differenziata, che si esplica anche attraverso l’utilizzo, per la raccolta della frazione umida, solo di sacchetti di plastica realmente biodegradabili; infatti si stima che circa la metà degli shopper in circolazione non sono di plastica biodegradabile e, quindi, sono illegali. Ciò si traduce nel fatto che annualmente vengono conferite agli impianti di compostaggio di oltre 100 mila tonnellate di materiali in plastica tradizionale, la cui rimozione, necessaria per evitare la contaminazione del compost,  è costosa, non sempre efficace e provoca la perdita di grandi quantità di frazioni compostabili.  In definitiva si possono aiutare gli oceani, e più in generale l’ambiente, seguendo questi consigli:

  • Sostituire i sacchetti di plastica monouso con sporte riutilizzabili.
  • Prediligere l’uso di prodotti alla spina.
  • Preferire l’acqua di rubinetto alle acque imbottigliate.
  • Accertarsi che i sacchetti di plastica utilizzati per la raccolta della frazione umida siano realmente di plastica biodegradabile, ad esempio cercando sugli stessi la frase “Prodotto biodegradabile conforme alle normative comunitarie EN 13432”  oppure cercando i marchi che attestano la certificazione della biodegradabilità come “OK Compost”  e “ Compostable”.

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