Pensiero critico: imparare a pensare con la propria testa
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Pensiero critico: pensare con la propria testa

Una conquista di un modo di stare al mondo. Attraverso quattro verbi-chiave: riflettere, dubitare, discernere, motivare. E informarsi dalle fonti giuste

Anche una fiaba, con il suo carico di mistero, è utile. Anche una storia, un racconto, con le mille sfumature che portano dietro, aiutano, già da bambini, a coltivare un bene prezioso per il nostro stare al mondo. Il pensiero critico.

PENSIERO CRITICO

Come possiamo definire il pensiero, o anche il senso, critico? Nel modo più semplice e sintetico: uno stile di ragionamento, fondato su una bussola con quattro punti cardinali. Quattro verbi. Riflettere: soltanto attraverso la pausa, il respiro prima della parola, un’idea, un pensiero, appunto, si arrotondano. Altrimenti restano sulfurei, e rischiano di non avere alcuna consistenza.

Dubitare: il pensiero critico considera laicamente il dubbio come la strada privilegiata per arrivare alla verità. Persino quella che si esprime attraverso la fede. Il pensiero oltranzista e intollerante si muove in senso opposto, parte dall’affermazione di una (presunta) verità, ne afferma il comandamento e non accetta alcuna ipotesi di revisione. Neanche marginale. Discernere: il pensiero critico, per quanto disposto ad accogliere opinioni opposte, non rinuncia mai all’esercizio del discernimento. Attraverso il quale si evita di relativizzare tutto. Il pensiero critico discerne, e con questo distingue, con un confine netto e chiaro, il male dal bene, il falso dal vero. Motivare: il pensiero critico fomenta l’attivismo della nostra intelligenza. Stimola la conoscenza, curiosità, analisi, approfondimento. Valutazioni, in un senso o nell’altro.

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PERCHÉ È IMPORTANTE IL PENSIERO CRITICO?

Ci sono mille motivi per dare importanza e centralità al pensiero critico. Ma uno è da considerare decisivo. Il pensiero critico è come una mascherina antivirus: la possiamo indossare, all’aperto come al chiuso, per evitare l’infezione del conformismo, della banale adesione alle idee degli altri senza alcuna analisi, della superficialità a buon mercato, del presentismo, del respiro quieto dell’aria che tira. Tutte cose che, messe insieme, formano il pensiero unico, ovvero il contrario del pensiero critico.

COME SI FA A SVILUPPARE IL PENSIERO CRITCO?

Il pensiero critico non si sviluppa con la buona lettura di un manuale, o con qualche corso online di Psicologia. Se restiamo ancorati ai quattro verbi-chiave (riflettere, dubitare, discernere, motivare), è chiaro come il pensiero critico abbia bisogno del suo spazio per crescere e maturare. Uno spazio vitale. Dove, per esempio, l’informazione ha un ruolo centrale. Purché derivi da fonti attendibili, che per loro natura non possono essere i social, e sia comunque filtrata dalle nostre successive valutazioni. Un altro elemento importante, sinonimo della buona informazione, è la conoscenza, fatta di curiosità, interessi (non solo case e denaro) e passioni. E di tanta lettura. Il pensiero critico si sviluppa anche nell’abitudine della nostra mente ad aprirsi, a essere pronta a valutare ipotesi diverse da quelle che fino a ieri abbiamo ritenuto certezze. E persino nel silenzio.

QUANDO SI FORMA IL PENSIERO CRITICO? 

Il primo stadio di crescita del pensiero critico, della sua formazione, è la scuola. Da quel momento crescono l’autonomia e le responsabilità. «Massima libertà, massima responsabilità»: è stato questo uno dei motti fondamentali del metodo educativo dei Gesuiti, straordinari formatori di generazioni di classi dirigenti, e non solo. Alla base del pensiero illuminista c’è un’invocazione di Kant, quasi un appello, ad «avere il coraggio di pensare sempre con la propria testa». Solo così, con questa condizione di partenza, il pensiero critico avrà la possibilità di formarsi.

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