Tutti gli sprechi dell’insalata in busta

Il costo dell’imballaggio, di plastica, alla fine lo paga il consumatore. Il sapore può essere alterato. E i consumi di acqua volano, per il doppio lavaggio

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SPRECHI INSALATA IN BUSTA

Insalata in busta: nei supermercati è quasi la regola. Ma bisogna dire che insalate, ortaggi e anche frutta, in confezioni di plastica, le classiche buste, sono da evitare. Per motivi che comprendono le precauzioni d’igiene, il sapore del prodotto, e gli sprechi incorporati in questa soluzione dominata dall’uso della plastica. Accompagnata dal piffero magico, e falso, che vorrebbe farci credere che le confezioni in busta sono più pratiche, più comode e più facili da preparare prima di portarle e tavola.

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RISCHI INSALATE IN BUSTA

Il dietologo Giorgio Calabrese, gran sostenitore delle insalate in busta, ha (parzialmente) ragione: sono come e in gran parte sicure. Ma  sono una fonte di enormi sprechi, a partire dall’acqua (per i diversi lavaggi, compreso l’ultimo che va fatto dopo che abbiamo aperto la busta e che anche il dottor Calabrese raccomanda). E anche sulla salute qualche punto interrogativo è comunque da mettere nel conto.

Secondo uno studio pubblicato sulla rivista Applied and Environmental, le insalate in busta richiedono un uso e un consumo molto prudente in quanto il taglio delle foglie favorisce la salmonella. Da qui la necessità, una volta aperta la confezione, di mangiare subito l’insalata e quindi il rischio di sprecarne una buona parte.

LE INSALATE IN BUSTA SONO SICURE?

L’insalata in busta è da considerarsi sicura, anche perché il processo industriale del prodotto è molto curato: prima di essere imbustata, viene centrifugata due volte in vasche apposite, dove l’acqua ha continui ricambi. Poi viene tagliata e imbustata. I residui di cloro, in genere, sono marginali. Ma nonostante questo, le insalate in busta sono da sconsigliare per altri, specifici motivi.

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PERCHÉ EVITARE LE INSALATE IN BUSTA

Se proprio non riuscite ad acquistarla fresca, dovete almeno preoccuparvi di lavarla prima di condirla. L’insalata in busta, anche se privata degli elementi di scarto e dotata di un’etichetta riassicurante, dove è riportata la dicitura “tagliata, lavata, asciugata e pronta da condire”, non è sterilizzata. Questo la espone alla contaminazione ed alla moltiplicazione dei batteri con il passare del tempo (in materia esiste uno studio molto approfondito dell’università di Torino). Oltre al fattore igienico, vi sono altri cinque motivi per cui preferire l’insalata fresca a quella in busta.

  • Troppa plastica. Il conto della confezione lo paga il consumatore poiché i costi di imballaggio ricadono sul prezzo finale. Ogni confezione richiede un sacchetto di plastica ed in alcuni casi anche una vaschetta. Questo comporta un costo industriale ed ambientale notevole.
  • Fa sprecare acqua. Comprando l’insalata fresca non solo evitiamo l’imballaggio ma consumiamo anche meno acqua. La pulizia effettuata durante il confezionamento industriale, infatti, non è sufficiente a rimuovere le impurità, costringendoci a consumare ulteriore acqua. In pratica, l’insalata imbustata viene lavata almeno due volte. La prima, talvolta, anche con il cloro che altera il sapore.
  • Rapporto costo-qualità. L’insalata in busta è comoda, se si ha poco tempo da dedicare alla spesa, tuttavia il costo è decisamente alto rispetto a quello dell’insalata fresca.  Le insalate pronte sono tre volte più costose rispetto all’insalata fresca, quindi, con i soldi che spendiamo per acquistare una busta da 250 grammi, potremmo comprare un bel cespo di lattuga da un chilo.
  • Non aiuta l’ambiente. Prima di arrivare sulla nostra tavola, frutta e verdura passano attraverso numerose fasi, che comportano notevoli emissioni di CO2. La produzione di insalata in busta, a livello industriale, richiede inoltre un elevato consumo di energia. Tutto ciò influisce sul prezzo finale e non dà, al consumatore, nessun beneficio in termini di qualità.
  • Si altera più facilmente. Come la maggior parte dei prodotti da frigo, anche l’insalata confezionata risente degli sbalzi di temperatura. Quindi, a differenza di quella fresca, bisogna mantenere sempre la catena del freddo dopo l’acquisto. Altrimenti, corriamo il rischio che ci sia una proliferazione dei batteri presenti sulle foglie, mettendo in pericolo la nostra salute.

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L’INSALATA IN BUSTA SARÀ VIETATA?

Una proposta di regolamento europeo, per ora approvata a livello di Commissione nella primavera 2023, rischia di imporre l’eliminazione delle buste di plastica per contenere l’insalata, e in generale la frutta e gli ortaggi. La proposta prevede il divieto delle confezioni monouso per l’insalata da esporre negli scaffali dei supermercati.

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