L'importanza della gratitudine: come riscoprirla - Non sprecare
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La gratitudine, e la brutta abitudine di rimuoverla. Porta affetto, desiderio, empatia. Basta un grazie

Perché facciamo fatica a riconoscere un aiuto ricevuto. E ad uscire dal nostro Io. Eppure con la gratitudine migliorano tutte le relazioni umane. In famiglia come sul lavoro

La gratitudine è un’unica, grande porta d’accesso verso più direzioni. Già l’etimologia della parola, dal latino gratus (riconoscente), contiene i tre percorsi di uno stesso e unico sentimento: il ricordo, l’affetto e il desiderio.

IMPORTANZA DELLA GRATITUDINE

La prima strada che imbocchiamo, una volta attraversata la porta della gratitudine, è quella di uscire dall’Io, dal nostro narcisismo, da un istinto naturale all’autosufficienza e alla supponenza, per avvicinarci all’altro. Sembra un passaggio semplice, diciamo pure scontato, di fronte all’evidenza. E invece non è così. Capita spesso di essere stati aiutati, di avere ricevuto qualcosa in più di un sostegno momentaneo, di trovarsi in un posto o in una posizione grazie a qualcuno: tutto rimosso. Cancellato. Come qualcosa di scomodo, che mette a rischio il nostro Io e ci impedisce di riconoscere la verità, ovvero il fatto che abbiamo ricevuto qualcosa non tanto per i nostri meriti ma per la benevolenza e l’aiuto di altri. Ai quali andrebbe almeno un grazie. E non un ostico e orgoglioso silenzio, rimozione evidente di una piccola cosa che consideriamo troppo scomoda. Al punto da doverla  negare.

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VALORE DELLA GRATITUDINE

Il Vangelo è pieno di passaggi nei quali perfino  Gesù resta sorpreso dall’ingratitudine, ma non biasima l’uomo arrogante, incapace di essere riconoscente. Semplicemente lo ammonisce a uscire da se stesso, ad aprire il cuore per avvicinarsi agli attraverso questa porta, questa disposizione d’animo che mette insieme religione e buone maniere. Una delle cose più sagge sulla gratitudine è stata pronunciata da Confucio, ed è un ammonimento che non deve suonare sinistro, ma realista: «Non fare del bene se non hai la forza di sopportare l’ingratitudine».

Un tempo era frequente tra gentiluomini, nel lessico del galateo spontaneo e quotidiano, rivolgersi, di fronte anche alla più semplice delle cortesie, con parole come «Le sono obbligato». Oggi è diventato difficile anche dire e ascoltare parole come «scusa», «grazie», «ti sono grato».

IL POTERE DELLA GRATITUDINE

Diversi studi di psicologia accentuano il carattere terapeutico della gratitudine. Sappiamo, per esempio, che migliora la circolazione del sangue e produce benefici in grado di rallentare l’invecchiamento. Il contrario di ciò che pensava Aristotele, secondo il quale «Ciò che invecchia presto è la gratitudine». Ma è sul versante psicologico che la gratitudine espande con più forza le sue qualità.

Genera empatia, allarga le relazioni, introduce alla sfera degli affetti più intimi. Fate un esperimento molto banale, e troverete la conferma sul campo di queste teorie. Se prendete l’abitudine di usare con più frequenza, e quando è necessario, la parola «grazie», come primo passo verso una gratitudine più tonda, vedrete che anche il vostro interlocutore avrà verso di voi un atteggiamento ispirato alla cortesia, alla gentilezza, alle buone maniere. A un affetto quasi naturale, istintivo. In quanto la gratitudine, una sorta di conversione del cuore verso l’altro, è proprio un gesto che apre gli orizzonti di rapporti umani non formali, ma carichi di umanità.

ESERCITARE LA GRATITUDINE

Naturalmente, ci sono ambiti nei quali questa chimica degli affetti legati all’esercizio della gratitudine diventa molto difficile. Anche perché spesso prevalgono forme di violenza, quasi irrinunciabile. Uno di questi ambiti è il potere. L’allievo di un capo farà sempre fatica, se vuole prendere il suo posto, a essere riconoscente. Anzi: sarà pronto, al momento opportuno, a pugnalare alle spalle la persona nei confronti della quale ha un debito di riconoscenza. E in qualche modo deve farlo, in quanto il parricidio, una delle forme più alte di ingratitudine, è un ingrediente della scalata al potere. Accelera il percorso. E qui l’unica forma preventiva, rispetto a un veleno che esiste nelle cose e quindi scorre come il sangue nelle nostre vene, risiede nella nostra coscienza, di come la usiamo, con libertà e con responsabilità. Di quali limiti vogliamo mettere alle nostre ambizioni ed ai fini che utilizziamo per raggiungerle. Sapendo che su questi argomenti è sempre bene evitare luoghi comuni, e percorsi scontati. Se infatti è vero che il potere ha in sé una sua carica di violenza, è altrettanto vero che esiste una vasta letteratura su uomini e donne che hanno saputo esercitarlo, con ottimi risultati, senza rimanerne divorati. E trasfigurati.

Infine, la gratitudine è un desiderio. Che viaggia in doppia direzione: da parte di chi ci ha aiutato e da parte di chi ha ricevuto l’aiuto. Il solo ricordo del beneficio ricevuto, il riconoscimento che qualcuno è stato dalla nostra parte con generosità e con il cuore aperto, ci spinge al desiderio di ricambiare. Di esprimere la nostra gratitudine restituendo qualcosa di ciò che abbiamo ricevuto.

Il meccanismo è evidente nel rapporto genitori-figli. Per una lunga parte della vita i ruoli sono chiari: i genitori danno, i figli ricevono. Poi è solo il senso di gratitudine (ricordiamolo: porta verso l’amore) che spinge i figli a invertire i ruoli. A diventare a loro volta genitori di padri e madri invecchiati. Ma proprio per questo più che mai bisognosi del nostro aiuto, della nostra riconoscenza, del nostro affetto. E della nostra gratitudine.

PARADIGMI PREZIOSI PER VIVERE SERENI

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