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Gioco d’azzardo: 1 milione di ragazzi a rischio. Che spreco di salute e di soldi…

Cifre drammatiche dal fronte del baby azzardo: si inizia sempre con giochi light, come nel caso delle droghe leggere, e poi si diventa dipendenti. Per fortuna sono ormai centinaia i comuni No slot: noi siamo dalla loro parte.

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 GIOCO AZZARDO PATOLOGICO –

L’epidemia del gioco d’azzardo si allarga a macchia d’olio, e gli ultimi dati dicono che un milione di ragazzi nel 2013 ha provato giochi vietati dalla legge per i minorenni. Siamo dunque di fronte a una patologia che si traduce in un grande spreco di salute, di soldi e di benessere di intere comunità. E siamo di fronte a un fenomeno, la dipendenza dal gioco, che, per la sua evoluzione, ricorda molto da vicino il boom della tossicodipendenza.

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Gioco d’azzardo in Italia. In particolare ci sono due meccanismi analoghi. I baby giocatori d’azzardo partono dai giochi light, come nel caso delle droghe leggere: la Lotteria del Gratti e Vinci, il Lotto, il Totocalcio. Da qui poi si passa alle slot machine, al poker texano e alla dipendenza. Un secondo aspetto è quello dell’emulazione: i ragazzi che si lasciano sedurre dal gioco d’azzardo quasi sempre copiano gli atteggiamenti di qualche genitore, di parenti o di amici più grandi. Sono di fatto “avviati” alla ludopatia.

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dipendenza da gioco –

Che cosa si può fare? Innanzitutto bisognerebbe essere più severi, sul piano fiscale, con le società che controllano il gioco d’azzardo di Stato. Quelle che attraverso delle concessioni hanno di fatto l’oligopolio di lotterie, slot machine, video poker e scommesse varie, un sistema da 90 miliardi di euro di fatturato all’anno e con bassa tassazione.

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GIOCO AZZARDO PATOLOGICO TERAPIA –

In secondo luogo bisogna stringere i bulloni con le autorizzazioni per nuovi punti aperti al gioco. E qui, al momento, le uniche iniziative concrete arrivano come sempre dal basso. Trenta associazioni del volontariato hanno messo in campo un’iniziativa sul web dal titolo “Mettiamoci in gioco” (www.mettiamociingioco.org) che tenta con tutti i mezzi di contrastare il fenomeno della dipendenza dal gioco d’azzardo. Si chiede, per esempio, che il gioco d’azzardo sia accessibile, come nel caso delle sigarette alle macchinette, solo dopo avere presentato la tessera sanitaria. O il divieto di aprire nuove sale da gioco a una distanza inferiore ai 500 metri rispetto a luoghi di aggregazione giovanile come scuole, ospedali, campi sportivi.

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COMUNI NO SLOT-

Infine, sempre sul fronte delle iniziative dal basso sono ormai centinaia i comuni No slot in Italia (una trentina soltanto nella provincia di Verona) che vietano l’installazione di nuove slot machine. Senza moralismi e senza crociate, noia siamo dalla parte di questi amministratori che combattono l’epidemia del baby gioco d’azzardo.