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L’uva, dolcezza e benessere a grappoli

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Con la vendemmia che è ormai entrata nella sua fase calda, e con molti produttori costretti ad affrettare i tempi a causa delle alte temperature di questi ultimi giorni dell’estate, viene quasi naturale parlare dell’uva, il frutto della pianta di vite, sia nella variante destinata alla produzione di vino, sia in quella per il consumo fresco. Un frutto al quale alcuni studi scientifici riconoscono tra l’altro proprietà benefiche per l’organismo, anch’esse in linea con il periodo caldo dell’anno: uno studio pubblicato sul Journal of the Science of Food and Agricolture attribuisce infatti ai chicchi di uva proprietà tranquillizzanti, grazie alla melatonina presente nell’uva nera, che dovrebbe aiutare a regolare i ritmi circadiani negli esseri umani (può essere utile per rallentare lo stress del ritorno alle abitudini lavorative), mentre un altro studio condotto da esperti dell’Università di Barcellona e del Consiglio nazionale delle ricerche spagnolo riconosce come alcuni composti polifenolici che si trovano nei grappoli aiutino a proteggere le cellule cutanee dalle radiazioni ultraviolette. Da ricordare per chi si trovasse ancora in vacanza.

Non solo buona l’uva quindi, ma anche preziosa per il nostro organismo, ricca tra l’altro di elementi minerali, potassio e vitamine. Frutto di una pianta dalle origini antichissime, che nel meridione italiano ha trovato già al tempo delle colonie greche un terreno molto fertile su cui svilupparsi, tanto che nell’antichità la zona veniva indicata come Enotria, cioè terra del vino, il suo primo coltivatore (nonché produttore di vino) secondo la Bibbia sarebbe stato Noè, visto che nella Genesi si legge: "Ora Noè, coltivatore della terra, cominciò a piantare una vigna. Avendo bevuto il vino, si ubriacò e giacque scoperto all’interno della sua tenda". D’altronde, per restare in tema, il vino è proprio uno dei simboli della liturgia cristiana, trasformandosi nel sangue di Cristo durante la celebrazione della messa.

Parlando dell’uva da tavola, l’Italia ne è un grande produttore ed esportatore, con una produzione di circa 15 milioni di quintali, con una forte concentrazione in Puglia. In Sicilia due zone geografiche hanno ottenuto l’Indicazione Geografica Protetta: quella di Mazzarrone, ubicata tra le province di Catania e Ragusa, e quella di Canicattì, coinvolti una ventina di comuni tra Caltanissetta e Agrigento, dove le qualità più diffuse sono l’Italia (tra i principali vitigni da tavola a livello mondiale, rappresenta circa il 70% del totale delle uve vendute in Italia) e la Red Globe. Tra le altre cultivar più conosciute si possono elencare Victoria, Black Magic, Sugraone seedless, Michele Palieri e Crimson seedless. Le cultivar "seedless" stanno ad indicare i grappoli con acini senza semi, un prodotto sempre più richiesto dal mercato che al momento occupa una fetta del 15% circa sull’intera produzione.

Tra le curiosità legate alle preferenze nella scelta tra l’uva bianca e l’uva nera, c’è da sottolineare nell’interessante relazione di David Hughes dell’Imperial College di Londra al Global Table Grape Congress di Città del Capo come un’indagine condotta sui clienti Tesco abbia fatto emergere che l’uva bianca è la preferita in assoluto dai bambini, mentre i consumatori di uva nera hanno per la maggior parte la percezione di acquistare un prodotto che faccia bene alla salute, che sia più sano. Una curiosità che rimanda all’abitudine delle donne di qualche centinaio di anni fa, le quali consumavano abbondanti quantità di uva nera perché si diceva rendessero gli occhi irresistibili. Senza dimenticare che oltre che fresca, o in una macedonia, l’uva può essere consumata in dolci e confetture, o anche essere abbinata ai formaggi o alle carni, per creare un piacevole contrasto.