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Nel campo profughi in Iraq un giardino porta colore e speranza. Il progetto di Lemon Tree Trust

A Domiz, in Siria, i rifugiati sconfiggono guerra e orrori con la bellezza dei colori e dei profumi di rose di Damasco, origano, arbusti rigogliosi. E piccoli orti, per trovare pace e serenità. Grazie a una no-profit britannica che ha fatto del giardinaggio solidale una missione.

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LEMON TREE TRUST

Un giardino rigoglioso e pieno di colori non è certamente la prima cosa alla quale pensiamo quando chiudendo gli occhi immaginiamo i campi per i rifugiati in Siria e in Iraq. Le immagini che si formano davanti ai nostri occhi sono quelle in bianco e nero di baracche o tende ai limiti della sopravvivenza, e spesso dimentichiamo che la bellezza è un’aspirazione e un desiderio anche e soprattutto di chi ha perso tutto.

Ce lo racconta la storia di Amal Ali Abdo, quaranta anni, una vita racchiusa in uno stallo del campo profughi di Domiz,in Iraq, a una manciata di chilometri dal confine con la Siria, che, in un’intervista al Financial Times al giornalista Jonny Bruce, racconta della rosa di Damasco che fuggendo ha portato con sé. E che è riuscita con passione a far rifiorire trapiantandola davanti alla sua tenda.O la storia di Aveen Ibrahim, due nipoti trucidati in un’esecuzione di massa davanti alla moschea di Damasco per mano di Daesh,un marito e due bambini. Ha raggiunto Domiz in una freddissima giornata di inverno del 2012: l’unico ristoro, per lei, è stato ripartire dalla terra, dai fiori, dalle piante.

«E’ l’unico modo in cui posso sentirmi in pace, a casa, al sicuro», dice al Financial Times.

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PROGETTO GIARDINO DEI RIFUGIATI

Se potessimo ascoltare le voci degli abitanti del campo di Domiz ci direbbero che ciò di cui hanno più nostalgia è la vegetazione lussureggiante, gli alberi e i fiori di una terra bellissima e verde che era la Siria prima che divenisse patria di conflitti e razzie.

In un contesto di emergenza umanitaria difficilmente si pensa all’importanza di fiori e piante per la qualità della vita umana, ma per fortuna c’è chi lo ha fatto. Come Stephanie Hunt, direttrice creativa ed esecutiva di Lemon Tree Trust, un’organizzazione che dal 2015 lavora nei campi profughi, nei villaggi e negli accampamenti in Siria, Iraq, Sudan e Uganda per creare giardini e promuovere agricoltura e floricoltura sostenibile.

Nel campo di Domiz, inoltre, Lemon Tree Trust è impegnata nella promozione di progetti sul riuso e il non spreco delle risorse idriche, in una condizione in cui la mancanza di acqua anche solo da bere è drammatica. Figuriamoci per irrigare ed annaffiare i piccoli orti ed i giardini del campo.Più in generale, l’obiettivo di Lemon Tree Trust è una riflessione sulle coltivazioni sostenibili ancorate alle risorse di ogni territorio.

lemon tree trust progetto giardino dei rifugiati

CHELSEA FLOWER SHOW

E’ il motivo per cui le aiuole fiorite di Domiz, le storie di Amal e Ibrahim ma anche quella di Khalid, che ama curare arbusti di erbe aromatiche e un piccolo orto, sono state l’ispirazione per un giardino che è stato esposto in Maggio al Chelsea Flower Show,fiera annuale del giardinaggio e della floricoltura. Il progetto coniuga l’impronta etica e poetica di una storia di speranza con tutte le innovazioni del design di esterni e della progettazione di giardini e spazi verdi.Tra rose di Damasco, origano siriano e altre piante odorose, è l’omaggio verde di Lemon Tree Trust alle vite che resistono nel campo profughi di Domiz. Perché la speranza è come una pianta, fiorisce.

(Immagine in evidenza e foto nel testo tratte dalla pagina Facebook di Lemon Tree Trust)

STORIE DI SPERANZA E SOLIDARIETÁ