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Inquinamento acustico: Milano lavora ad una mappa “salva cittadini”

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Parlando di inquinamento, la maggior parte delle persone si ferma alla forma più conosciuta di questo fenomeno, quella atmosferica, causata dalla presenza nell’aria di particelle inalabili dannose per la salute umana e per il Pianeta. Esistono però molti altre modi di inquinare, su tutti spicca l’inquinamento acustico, fattore sempre più diffuso nelle aree urbane.

Per difendere i cittadini da questo disturbo l’Italia si è dotata di una legge quadro sull’inquinamento acustico (n° 447/95) norma che ha previsto, per ogni regione, la classificazione di ciascun territorio comunale in zone acusticamente omogenee. Nel caso di Milano, il lavoro è stato elaborato da AMAT, l’Agenzia Mobilità Ambiente e Territorio, che negli anni ha presentato alcune modifiche volte a recepire nella maniera più completa le osservazioni pervenute dalla cittadinanza e le trasformazioni urbanistiche intervenute successivamente alla prima adozione. Il problema, sollevato da la Repubblica, sorge però quando, nonostante le modifiche effettuate, nella città spuntino non poche criticità: ben 140 zone “illegali”, dove i decibel superano il limite tollerabile dai cittadini della zona.

Ma facciamo un po’ di chiarezza: il piano attuale divide il territorio in sei diverse classi acustiche, alle quali si applicano, come spiega il sito Amat, determinati valori limite di rumore. La classe che tollera i termini più bassi è la prima, che risulta così la più protetta, con un valore autorizzato pari a 40 decibel per la notte e 50 per il giorno. Più si sale con le classi, più i decibel tollerati crescono, fino ad arrivare alla classe sei, dedicata alle aree esclusivamente industriali, con valori che oscillano verso i 70 decibel per tutte le 24 ore della giornata. Per garantire coerenza tra le diverse categorie, la norma ha stabilito il divieto di contatto diretto tra aree i cui valori limite differiscano di più di 10 decibel: questo significa che una zona in cui il massimo tollerabile è pari a 55 decibel non può confinare con un’area il cui limite è invece 70. Questo comprometterebbe infatti la logica dell’intero sistema.

Nonostante le prescrizioni però, sembra che Milano si sia negli anni organizzata senza il completo rispetto di questi vincoli. Ecco dunque l’idea di elaborare un piano di risanamento acustico, che lo stesso assessore alla mobilità, Pierfrancesco Maran, è intenzionato a far approvare nei prossimi mesi. L’obiettivo è quello di creare una vera e propria “mappa del rumore”, individuando le fonti di disturbo fuori legge e facendo in modo che vengano adotatte misure idonee a ridurre o mitigare l’inquinamento acustico derivante da queste attività.

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