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In corsia ci vuole più gentilezza

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Racconta il figlio di un malato: «"Chi l’ha mandato questo?" ha chiesto il primario di pneumologia quando ha visitato mio padre, ammalato di tumore in fase terminale. E a mamma che voleva notizie ha risposto seccato: "Ma non lo vede come sta?". Non ho mai trovato tanta arroganza e disumanità». Un altro paziente, di Roma: «Quando il dentista si è accorto che ho applicato per errore il gel adesivo sulle gengive, è andato su tutte le furie, urlandomi: "Proprio come tutti i vecchi rincoglioniti che mi tocca curare…». Episodi che non dovrebbero mai verificarsi, tanto meno in ospedale. Casi limite, certo, eppure i ricoverati continuano a denunciare tanti comportamenti sgarbati e irrispettosi come questi. E casi di incuria: ricoverati che non vengono lavati e cambiati in modo adeguato, o che non trovano un aiuto per alzarsi dal letto. Queste denunce sono l’8-9% delle circa 16 mila segnalazioni di "disservizi" che giungono ogni anno, da 14 anni, al Progetto integrato di tutela (PiT) di Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato. Gli ultimi dati sono stati resi noti pochi giorni orsono: rispetto al 2008 i casi di incuria e comportamento scorretto sono in aumento (i dati 2009).

OROLOGIO IN MANO – Gli episodi negativi vedono protagonisti soprattutto i medici ospedalieri, ma peggiora il comportamento di infermieri e medici di famiglia. Vittime più frequenti: anziani e disabili. «Mancata umanizzazione è chiamare un paziente con il numero di letto, o passare vicino al dolore di una persona senza accorgersi che sta soffrendo – dice la coordinatrice nazionale del Tribunale, Francesca Moccia -. Non si può generalizzare, ma il problema esiste e non va sottovalutato: non si tratta solo della maleducazione di qualcuno; la cortesia non è un favore, è un dovere professionale, come prevedono i Codici deontologici». Conferma Annalisa Silvestro, presidente della Federazione collegi infermieri: «Dedicare tempo ai pazienti, ascoltando i loro bisogni, non è un optional, ma fa parte del nostro servizio. Certo, se sei pressato da obiettivi di "produttività", tendi a fermarti sempre meno accanto al letto del malato». Dello stesso parere è Costantino Troise, segretario nazionale del sindacato medici ospedalieri Anaao Assomed: «A un professionista che visita in ambulatorio s’impone di "liquidare" l’assistito in circa 15 minuti, ma non puoi fare il medico con l’orologio in mano». Medici e infermieri concordano: questa tendenza negativa va arginata. Come? Servono più risorse umane, più tempo, ma anche più rispetto della deontologia e più formazione. Un gesto di calore umano forse non guarisce, ma sicuramente aiuta a stare meglio.