Muri della gentilezza - Non sprecare
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I “muri della gentilezza”: ci si appendono cappotti e abiti usati per l’inverno. Chi ha bisogno prende, chi non usa più, lascia

Da Monza alla Svezia passando per l'Iran, l'iniziativa di solidarietà che sta diffondendosi a macchia d'olio: muri con appendiabiti su cui tutti possono lasciare cappotti, maglioni, pantaloni e camicie che non si utilizzano più, per donarli a chi ne ha più bisogno nei giorni di gran freddo. Con grande tam-tam nei social

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MURI DELLA GENTILEZZA

Non tutti i muri vengono per nuocere, per dividere, separare, annullare la pacifica convivenza. Esistono dei muri bellissimi che sono tutti da fotografare, poetici e dolci. Muri che raccontano storie: di gentilezza, compassione e solidarietà, su cui si appendono abiti non più utilizzati da lasciare a chi ne bisogno, per permettegli di affrontare le temperature rigide.
Muri che si stanno diffondendo a macchia d’olio, dal più lontano Iran, alla Svezia, a casa nostra. Tutte queste esperienze sono accomunate da un unico motto, un’unica missione: prendi un cappotto se ne hai bisogno, lasciane uno se non lo usi più.

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MURI DELLA GENTILEZZA MONZA

A Monza, nella fredda Brianza, gli alberi si vestono con sciarpe, cappotti, maglioni, pantaloni e cappelli. No, non è un set cinematografico di un film fantasy, ma la bellissima realtà della raccolta di indumenti da donare a chiunque ne abbia bisogno.
Il bellissimo slogan della campagna “Se hai freddo, prendimi” campeggia sugli alberi insieme ai vestiti, ed è un’idea che rende molto fiera sia la cittadinanza che l’associazione che l’ha ideata, Salvagente Italia.
Nei giorni più bui e freddi dell’inverno, infatti, è un ottimo modo per bypassare la donazione diretta, che potrebbe far sentire a disagio chi riceve, vincere la diffidenza e aiutare concretamente chi ne ha bisogno a ripararsi dal freddo.
Nei 20 punti di distribuzione disseminati per le strade di Monza, i volontari e le volontarie stimano che i cappotti distribuiti sono, fin’ora, sessanta.

Il numero, comunque, potrebbe essere una stima al ribasso, perché non possono tener traccia di tutti gli abiti che le cittadine e i cittadini di Monza stanno appendendo agli alberi della città. Un modello virtuoso e vincente, che è stato ripreso anche nella vicina Desio grazie all’associazione Desio Città Aperta, che un paio di anni fa aveva già dato il via ad un esperimento simile appendendo gli abiti da donare in una cabina telefonica da dismettere.

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Muro della Gentilezza, Desio Foto tratta dalla pagina Facebook dell’associazione Desio Città Aperta

MURI DELLA GENTILEZZA SVEZIA

Nel rigido clima della Svezia, precisamente ad Uppsala, il muro della gentilezza è diventato una vera e propria installazione di arte contemporanea, con luci e begli appendiabiti di design.
L’iniziativa, in un paese in cui le temperature invernali sono rigidissime, è stata resa possibile da un’agenzia immobiliare della città, che ha deciso di investire in un Wall of Kindness che è diventato un vero e proprio fenomeno social, oltre a aiutare i senzatetto presenti ad Uppsala.

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Wall of Kindness, Uppsala
Foto tratta da Instagram

MURI DELLA GENTILEZZA IRAN

I muri della gentilezza non sono solo in Europa: basta spostarsi in medio-oriente, in Iran, precisamente a Mashhad, dove nel 2016 è stato messo a punto un progetto simile, ideato dai cittadini per aiutare i senzatettomuri colorati in diverse strade della città in cui lasciare cappotti, maglioni, pantaloni e camicie che non si utilizzano più.

Se non ne hai bisogno, lascialo. Se ti serve, prendilo: questo il motto alla base dell’iniziativa che si era estesa ed allargata anche ad altre città del paese.
Secondo dati ufficiali, infatti, in Iran vi sono ben 15mila senzatetto, ma le organizzazioni umanitarie presenti sul territorio sostengono che il numero di persone in difficoltà è purtroppo molto più alto. Da qui una rete di sostegno a chi ha bisogno che viene dal basso, autorganizzata e spontanea.

Decisamente tutte queste raccontate sono iniziative importanti che testimoniano sempre più l’importanza della condivisione, la necessità di aiutarsi reciprocamente e riscoprire il valore della comunità e dello stare insieme.

(Fonte immagini: TwitterInstagram- Facebook)

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