L'mportanza delle buone maniere, possono cambiare la vita - Non sprecare
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Le buone maniere possono cambiare la vita. Nel privato e sul lavoro. Ma anche tra gli stati

Non è solo una questione di etichetta e di galateo, ma innanzitutto di come stare al mondo. Siamo diventato più maleducati e rancorosi. E ne paghiamo il conto in termini di relazioni

Le buone maniere possono fare la differenza, guai a sprecarle. Nella vita privata, quando ci consentono di avere buone relazioni con il nostro prossimo, a qualsiasi livello, e di reggere una relazione che non ha futuro senza il rispetto con il relativo galateo. Sul lavoro. Un’inchiesta della Doxa tra il popolo delle partite Iva ha scoperto che circa il 46 per cento delle persone che vendono un servizio o una prestazione (dall’idraulico all’avvocato) vengono scelte in base al grado di gentilezza e di buona educazione che dimostrano con gli interlocutori. Già a partire dal Cinquecento grazie alle buone maniere fu possibile avere la pace tra città che stavano diventando sempre più grandi e minacciose, e ancora oggi l’etichetta fa parte della chimica che porta ad avere, o meno, buone relazioni diplomatiche tra gli stati e tra i loro leaders.

IMPORTANZA DELLE BUONE MANIERE

Mia madre, da ragazza, è stata per alcuni anni in collegio. Tra le materie che studiava vi era anche una disciplina che nessuno, tra gli insegnanti e le famiglie delle alunne della scuola, osava considerava secondaria. Buone maniere. Ovvero uno stile di vita, molto sostenibile, e un modo di stare al mondo. La centralità di questo insegnamento, e il modo con il quale mia madre e le sue compagne di classe lo dovevano approfondire, era testimoniata da un fatto. Le fanciulle del collegio avevano un pomeriggio libero alla settimana, durante il quale potevano uscire, sempre accompagnate da un familiare, per poi rientrare al tramonto: ma il permesso saltava se il voto in Buone maniere risultava sotto la sufficienza.

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PER APPROFONDIRE: Siate gentili, anche con chi non lo merita. Ne guadagnate in salute. E poi è davvero semplice, bastano poche parole e pochi gesti

BON TON E BUONE MANIERE

Non è necessario rimpiangere i grandi secoli del «bon ton» (espressione equivalente a buone maniere), innanzitutto il Settecento e l’Ottocento, ma basta guardarsi attorno, con un minimo di senso critico e senza salire sul piedistallo dei presunti maestri di vita, per rendersi conto che le buone maniere le stiamo sprecando. Le abbiamo eliminate dall’orizzonte, anche in modo inconsapevole e per pura ignoranza, o per effetto di ritmi e pressioni quotidiane che ci allontanano dalla soglia minima dell’eleganza. E talvolta della decenza.

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BUONE MANIERE

Provate da soli, con l’aiuto di un qualsiasi strumento di ascolto, a partire dal vostro orecchio, ad ascoltare il sottofondo di cattive maniere (altro che buone…) che accompagna le nostre relazioni. Personali e civiche. Di coppia e di comunità. In famiglia e in condominio. Pensate al modo rozzo, inelegante, con il quale ormai ci salutiamo. Il baciamano con le donne, che non è solo sinonimo di galanteria ma innanzitutto di rispetto (e quanto ne meritano le donne, al di là di una demagogia così ricorrente sul tema del loro ruolo, riconosciuto e osannato solo a parole), è naufragato in una palude di saluti piuttosto rozzi. O comunque fatti male, in modo poco elegante.

Un vago «Ciao», con una confidenza che non esiste, una semplice e talvolta troppo energica stretta di mano (non bisogna mai esagerare con la forza di questo gesto, tantomeno con una donna), uno scambio di baci sulla guancia. In proposito, le buone maniere ci dicono che il baciarsi sulle guance, tra un uomo e una donna, deve avvenire con pienezza, al limite della sensazione erotica. E non certo, appena sfiorandosi, questo sì un modo di salutarsi cafone e approssimativo. Al contrario, l’abitudine di scambiarsi baci tra uomini, al momento di salutarci, lasciamola ai paesi slavi dove viene praticata, e alle regioni meridionali dove ancora è molto forte questa consuetudine. Salvo poi tradire l’amico appena baciato alla prima occasione. Ovviamente, le buone maniere non devono intaccare la libertà delle persone: se abbiamo voglia di scambiare un bacio sulle guance con un amico, che magari non vediamo da tanto tempo, facciamolo pure in assoluta libertà, senza stare troppo a preoccuparci del «bon ton». In casi simili la sostanza del rapporto umano è comunque prioritaria rispetto all’eleganza o meno di un gesto. Attenzione anche ad abbracci e pacche sulle spalle: non sempre sono graditi o desiderati. E comunque, mai esagerare con queste affettuosità, spesso solo apparenti e dunque vuote.

PER APPROFONDIRE: Vivere insieme, vivere meglio. Il libro che racconta come funziona la nuova civiltà dello stare insieme, dal condominio alla famiglia, dagli amici a chi ha bisogno di assistenza

GALATEO A TAVOLA

Un altro ambito nel quale le buone maniere diventano essenziali è la tavola. Riuscireste mai a completare un pranzo o una cena con un commensale che mentre mangia continua a fare rutti? Accettereste senza imbarazzo la compagnia di chi fa strani rumori con la bocca, sempre aperta, mentre mastica? Le risposte sono scontate. Ma non è altrettanto scontato un aggiornamento di questa specifica parte delle buone maniere, legato all’invasione delle nostre protesi elettroniche. Parlo di smartphone, tablet e cellulari: a tavola non bisogna neanche poggiarli accanto al tovagliolo, e tantomeno tenerli accessi. Per nessun motivo al mondo. Chi lo fa è semplicemente un maleducato, e se vuole rappresentarsi come una mamma o un padre in ansia per i figli, o è un bugiardo oppure non sa bene di che cosa sta parlando. Non credete alle sue giustificazioni.

COME INSEGNARE LE BUONE MANIERE AI BAMBINI

Restano invece eterne alcune buone maniere a tavola, da insegnare ai figli, e ancora più spesso ai genitori, già dall’infanzia: soffiarsi il naso con molta delicatezza e solo se è davvero necessario, non impugnare la forchetta come una sciabola o uno spiedo, non mettere i gomiti sulla tavola, non alzare il tono della voce durante la conversazione, non mangiare con la testa infilata nel piatto senza guardarsi attorno, rivolgere la parola a entrambe le persone che hai vicino, alla tua destra e alla tua sinistra.

PER SAPERNE DI PIÙ: Gentilezza, per insegnarla bene ai bambini bastano l’esempio e qualche gioco da scambiare

CIVILTÀ DELLE BUONE MANIERE

Infine, solo una riflessione al volo sulle buone maniere applicate al nostro vivere da cittadini. Un accenno, in quanto sul sito Non sprecare abbiamo parlato in più occasioni di urbanità, senso civico, gentilezza, vite condominiali. Sul sito, se avete voglia di approfondire, trovate tutto. Dobbiamo guardarci negli occhi: il rancore (sociale), la rabbia, la maleducazione e la schiavitù di un tempo ormai fuori controllo, ci hanno trascinato in una grotta. Nel buio dove le buone maniere neanche si vedono. Notate, in proposito, l’aggressività crescente quando attraversiamo una strada e qualcuno ci punta, oppure il gergo da rissa televisiva con il quale comunichiamo con la persona del momentaneo disaccordo urbano. Abbiamo torto o ragione? Non conta nulla, ciò che davvero pesa come un macigno e rende la vita pesante e insostenibile è che la convivenza tra di noi si è fatta più dura, molto più dura. Priva di buone maniere.

GALATEO DELLE BUONE MANIERE

Dopo la lettura di queste nostre considerazioni a proposito dell’importanza delle buone maniere, se avete voglia di approfondire l’argomento ci sono alcuni libri imperdibili. Il primo è il classico testo di Monsignor Giovanni della Casa: si intitola Il Galateo, ovvero de’ costumi, è stato scritto nel Cinquecento, ma non esiste manuale più attuale sulle buone maniere. Ne potete trovare, in qualsiasi libreria, diverse edizioni low cost.  Il secondo libro, leggero come un soffio ma profondissimo per i contenuti, è della giornalista e scrittrice Lina Sotis (si intitola Bon ton, e su Amazon è disponile in tutte le versioni), maestra di vita e grande amica della nostra comunità Non sprecare. Terzo libro che vi segnaliamo è «Le origini delle buone maniere a tavola» di Claude-Lévi Strauss e, per chiudere, date un occhio a «Signore e signori d’Italia» di Gabriella Turnaturi (edizioni Feltrinelli), una vera storia delle buone maniere nel nostro Paese. Compresa la loro decadenza.

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