Crisi agricoltura, il lavoro c’è ma lo sprechiamo - Non sprecare
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Crisi agricoltura, lo spreco del lavoro. Frutta e verdura marciscono e i prezzi vanno alle stelle

Una somma incredibile di sprechi: mancano braccianti per salvare i raccolti. Ma gli stranieri non ci sono e gli italiani sono inchiodati al reddito di cittadinanza. In Francia hanno fatto perfino un portale intitolato Braccia per il tuo piatto

L’estate andrà così: molti frutti e ortaggi non saranno raccolti per mancanza di manodopera, migliaia di lavoratori avranno sprecato l’occasione per un lavoro e i consumatori pagheranno i prodotti agricoli molto più cari. Peggio di così non si poteva fare, con tutta la buona volontà di realizzare una somma di disastri.

CRISI AGRICOLTURA

Tra le colture a rischio ci sono frutti pregiati, quelli per i quali i margini della filiera agricola sono più alti: ciliegie, albicocche, susine, prugne e pesche. Li vedrete appesi agli alberi, oppure sparsi a terra, marci. Intanto non sono state raccolte, tra marzo e aprile, le fave in Basilicata, la rucola nel Lazio, il basilico in Sicilia. E la produzione di zucchine, melanzane e peperoni nel 2020, rispetto all’anno precedente, sarà inferiore di almeno un 20 per cento. Un danno enorme, e per ripararlo serviranno anni, ovvero più stagioni.

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CRISI AGRICOLA ITALIA

Che cosa sta accadendo nel vortice dello spreco dell’agricoltura made in Italy? I problemi sono due, collegati uno all’altro. Il lavoro nei campi in Italia negli ultimi anni è stato monopolizzato dalla manodopera bracciantile straniera, specie quella in arrivo dai paesi dell’Est Europa. Sia regolarmente pagata , sia in nero, con le forme più illegali e spietate di caporalato. Con il coronavirus sono andati in crisi entrambi i circuiti: gli stranieri regolari non sono arrivati e secondo Confagricoltura il fabbisogno di manodopera nei campi è attorno alle 250mila unità. Secondo altri calcoli si arriva a 370mila braccianti che mancano all’appello.

Anche il lavoro nero ha avuto una battuta d’arresto: troppa paura per i controlli sul territorio e per le norme di sicurezza da rispettare. E troppi rischi di incappare nelle maglie, di solito molto larghe, della giustizia. Il risultato finale di questo insieme di fattori è stato quello di lasciare marcire molti prodotti nei campi e di aprire, come avviene sempre in Italia, un infinito dibattito, piuttosto surreale, su chi e come fare lavorare nei campi. Peccato che mentre la politica discute, albicocche e zucchine marciscono.

LEGALIZZAZIONE DEI LAVORATORI STRANIERI

Che cosa ci saremmo aspettati di fronte a una situazione di questo genere?  Cogliere al volo l’occasione, non sprecarla, per dare lavoro, laddove nei 3 milioni di posti a rischio per effetto del Covid-19, una parte ricade proprio nel settore agricolo, e specificamente nelle aree di raccolta e supporto a questa attività. Cogliere al volo l’occasione per mettere nell’angolo il lavoro nero e anche per procedere a una regolarizzazione rispetto a una platea di 600mila lavoratori stranieri irregolari, tra i quali tantissimi braccianti. Ancora: si poteva attingere dal fondo dei 900mila beneficiari del reddito di cittadinanza, ai quali adesso si sommano i percettori del reddito di emergenza, che, ricordiamolo, dovrebbero trovare un lavoro, anche grazie alle migliaia di tutor assunti nei mesi scorsi, e invece rischiano di essere dei sussidiati a vita. E si poteva, per incrociare domanda e offerta in agricoltura, fare una piattaforma come quella messa in campo con enorme successo dal governo francese: Braccia per il tuo posto. In pochi giorni stati reclutati 200mila lavoratori per i raccolti nelle campagne francesi.

LAVORI STRANIERI AGRICOLTURA

In Francia, chiunque voglia lavorare nei campi deve solo fare un clic sulla tastiera di un pc. In Italia si litiga sui voucher da utilizzare, sugli stranieri da regolarizzare, sul fatto che se il percettore di un reddito ci cittadinanza accetta un lavoro stagionale rischia poi di perdere un bonus, di fatto un salario, che invece dura tutto l’anno. Nel frattempo i boss del caporalato aspettano solo  che si calmino le acque per riprendere in mano la situazione. I veri padroni del mercato del lavoro nell’agricoltura italiana, da Treviso a Foggia, sono loro. E spadroneggiano con regole che sconfinano nello schiavismo. Il lavoro nero viene pagato tra i 4 e i 6 euro all’ora, ai quali però vanno detratti 200 euro per il vitto e 200 euro per l’alloggio. Una miseria. Una forma di sfruttamento che piace tanto, visto che solo nel 2019 sono state denunciate in Italia 10mila e 597 persone con l’accusa di sfruttamento della manodopera, e ci sono stati anche 211 arresti. 

Alla fine di questa sconcertante catena di sprechi c’è il conto che arriva sulla tavola. La statistiche dicono che frutta e verdura da inizio anno sono aumentate del 3,7 per cento, ben sopra il tasso di inflazione. Ma secondo Coldiretti abbiamo già visto le carote schizzare del 50 per cento e zucchine e broccoli aumentare fino all’80 per cento.  Speculazioni che, statene certi, si ripeteranno con la frutta per tutto l’anno.

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