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Coronavirus, per la fase 2 non sprechiamo la rete dei medici di famiglia

Saranno decisivi nei prossimi mesi. Anche per prevenire una seconda ondata del virus. Una cosa abbiamo capito tutti: il coronavirus si cura a casa

Adesso tocca a loro, ai medici di famiglia: nella fase 2 del coronavirus saranno decisivi. E la loro rete dovrebbe consentire di non ripetere i tre errori fatali commessi durante i primi mesi del contagio del virus. Primo errore: la corsa agli ospedali, diventati così delle bombe di diffusione dell’infezione. Secondo errore: lo scarso coordinamento sul territorio da parte delle varie strutture sanitarie. Basti pensare che i primi allarmi dagli ambulatori nei piccoli comuni del bergamasco, per una valanga di «insolite polmoniti», risalgono al 7 gennaio, e il primo decreto d’emergenza contro il coronavirus viene firmato a Roma soltanto il 31 gennaio (tra l’altro senza alcuna indicazione operativa per gli ospedali). Terzo errore: non fornire in tempo utile al personale sanitario, dai medici agli infermieri, il materiale necessario per lavorare in sicurezza ed evitare il rischio di essere contagiati.

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MEDICI DI BASE FASE 2

Il lavoro dei 43mila medici di famiglia (che su questo sito abbiamo sempre considerato fondamentali per la salute degli italiani), prima frontiera del Servizio sanitario nazionale, non dovrà andare sprecato. Serviranno risorse per attrezzare gli ambulatori con ecocardiografi e flussimetri collegati direttamente al telefonino, e per dispensare ricette elettroniche da inviare direttamente in farmacia: tutto per evitare inutili viaggi dei pazienti in ospedale. Il coronavirus, tranne casi specifici che lo richiedono, si cura a casa: questo dovremmo averlo capito tutti.

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PIANO DEI MEDICI DI BASE PER LA FASE 2

Ancora: per anticipare una possibile, seconda ondata di infezione, non esclusa per l’autunno, i medici di famiglia dovranno ricevere in tempo utile i vaccini anti-influenza, con una copertura ampliata rispetto agli anni precedenti. E infine, servono almeno linee-guida per le terapie, visto che ogni medico di base dovrebbe avere la regia del suo paziente curato nella Unità anti-Covid (Usca) sul territorio. Al contrario di quanto è avvenuto per settimane: con continui conflitti tra il medico di famiglia e la Asl su chi dovesse avere la regia della terapia.

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