Il modello Germania nella gestione del coronavirus - Non sprecare
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Coronavirus, l’efficienza senza sprechi dei tedeschi. A fronte della disorganizzazione italiana

Pochi morti e indice di contagio ai minimi. Posti in terapia intensiva 5 volte i nostri. E adesso scuole che aprono e famiglie all’aria aperta. Soldi ai piccoli imprenditori in tre giorni

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Epidemia sotto controllo e ritorno graduale alla normalità già in atto. Potremmo sintetizzare così la situazione della Germania rispetto al coronavirus e aggiungerci a corredo,  con la massima invidia, la foto dei tedeschi che prendono il sole sulla spiaggia del fiume Isar, nel cuore di Monaco di Baviera. La foto è  di domenica 19 aprile, e si vedono ristretti gruppi familiari, a debita distanza, con la polizia che sorveglia senza fare multe a raffica. Cittadini usciti in modo responsabile, e senza portarsi dietro autocertificazioni il cui testo in Italia abbiamo cambiato una decina di volte.

MODELLO GERMANIA CORONAVIRUS

Gli italiani non hanno una grande simpatia per i tedeschi. Pesano ragioni storiche, a partire dalla politica criminale che abbiamo condiviso nella seconda guerra mondiale e dalla più grande tragedia umana, la Shoah, che nessuno potrà mai cancellare. Pesa il Dna di due popoli molto diversi, con i rispettivi pregi e difetti: noi straordinariamente adattivi ma sempre un filo sotto le regole e le leggi; loro rigorosamente disciplinati e responsabili ma spesso troppo poco flessibili. E pesa quella paccottiglia di informazioni, generiche quanto poco documentate, che descrive i tedeschi come i nipotini di Hitler, sanguisughe di un’Europa dove contano e comandano solo loro. Mentre noi (proprio noi…) paghiamo i conti.

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MODELLO TEDESCO CORONAVIRUS

La gestione del coronavirus è un caso di scuola di ciò che davvero ci separa dalla Germania e che dovremmo, con umiltà, imparare in qualche modo, almeno in parte, e senza sprecare il nostro rapporto con i tedeschi che pure ha avuto momenti di reciproca convenienza (pensate alla stagione di Adenauer e De Gasperi).

Quando avremo una contabilità definitiva sul coronavirus, le vittime tedesche della pandemia saranno meno del 20 per cento di quelle italiane, a fronte di un numero di contagi pressoché analoghi. Assurdo. Si era detto che dipendeva dal fatto l’infezione in Germania era partita dopo e le tecniche dei rilevamenti statistici erano diverse. Balle.

La differenza di questa macabra contabilità, come il fatto che in Germania non ci sia stata la strage degli anziani che abbiamo visto in Italia, si spiega con una sola parola: organizzazione. Una tranquilla, capillare ed efficace organizzazione.  In pratica i tedeschi non hanno fatto i nostri errori iniziali, quelli fatali, e due in particolari. I contagiati sono stati curati a casa, attraverso la rete dei medici di base e senza le corse agli ospedali trasformati, come nel caso dell’Italia, in giganteschi focolai di infezione. In ospedale è andato chi davvero ne aveva bisogno e ha trovato tutto quanto serviva per la cura e per l’assistenza. A partire dai posti in terapia intensiva, che in Germania sono 5 volte rispetto a quelli in Italia.

I tedeschi non hanno dovuto rincorrere, in modo goffo e cialtrone, guanti, mascherine, reagenti chimici, materiali di protezione. Avevano tutto a disposizione, in misura sufficiente. E per questo non hanno avuto centinaia di medici e infermieri morti come delle mosche, che in Italia con la nostra abilissima retorica nazional-popolare abbiamo definito «eroi», trattandosi in realtà di martiri.

COVID GERMANIA

Una volta messa a fuoco la gravità della situazione le autorità tedesche, a differenza di quella italiane (secondo errore fatale)  non sono andate avanti per gradi, partendo da un’assurda sottovalutazione del quadro sanitario (ci ricordiamo gli slogan Milano non si ferma e l’Italia non si ferma?), speculare a una successiva drammatizzazione, come se una nuova onda di contagi fosse sempre dietro l’angolo. La Germania è andata in lockdown  con molta disciplina, senza ansie, e nella consapevolezza della gravità della situazione. Angela Merkel non ha fatto una conferenza stampa al giorno, non si è messa a invadere i social per strombazzare qualcosa, compreso il nulla, e per accrescere così la sua popolarità. Ha fatto pochi interventi in pubblico, quando era davvero necessario, usando parole forti e chiare. Come queste: «Dovremo convivere con il Civd-19 finché non ci saranno medicine specifiche e soprattutto un vaccino». 

Convivere, ecco il verbo che il governo tedesco ha utilizzato in maniera decisiva per disegnare le modalità prima del lockdown e poi della fase 2. Non è stato necessario mettere in capo, per coprirsi le spalle, 45 comitati di esperti, centinaia di persone in una Babele di task force.  Ognuno ha assunto le sue decisioni, senza invasioni di campo, nel rispetto dei ruoli, con un accordo-quadro tra il governo centrale e gli stati federati, i lander tedeschi che sono molto più potenti ma anche molto più efficienti delle nostre regioni.

COVID GERMANIA

GERMANIA GESTIONE CORONAVIRUS

Risultato: a fronte di un indice di contagio dello 0,7 (in pratica ogni malato di coronavirus infetta meno di una persona), le autorità politiche, a Berlino come in tutti i lander, hanno potuto avviare il percorso del graduale ritorno alla normalità. Già programmato da diverso tempo. Per capirci: a scuola si torna il 4 maggio, mentre in Italia sono al lavoro due commissioni di esperti, una per la chiusura delle scuole e l’altra per l’eventuale riapertura. Nulla di deciso. In Germania l’uso delle mascherine, per tutti i cittadini, è «urgentemente consigliato» quando si utilizzano i mezzi pubblici e quando si fa la spesa.  In Italia l’Istituto sanitario della Sanità, sulle mascherine e sul loro uso, dice il contrario di quanto affermato dall’Organizzazione mondiale della Salute.  E gli italiani a chi dovrebbero ascoltare?

In Germania l’epidemia, dopo circa un mese, è finita sotto controllo anche grazie a una massiccia campagna di test sierologici e di tamponi, un vero screening di massa, ma molto mirato. In pratica i contagiati sono stati ben individuati sul territorio, zona per zona, ed è stato così molto più facile isolarli. Non c’è stato, nel frattempo, alcun dibattito su possibili app da utilizzare, in quanto l’uso di questo strumento non è considerato una priorità. In Italia abbiamo fatto il contrario. Mettendo in campo un’app nazionale che si somma ad alcune app regionali: probabilmente non serviranno a nulla né l’una né le altre. E porteranno solo uno spreco di soldi pubblici. 

Nelle regioni industriali, ma in generale in tutto il paese, le aziende non hanno mai chiuso del tutto. Il governo si è limitato a tracciare delle linee guida, ma sono stati imprenditori e sindacati (che in Germania entrano anche nella governance delle imprese, attraverso i consigli di sorveglianza) ad accordarsi, caso per caso, garantendo allo stesso tempo innanzitutto la salute dei lavoratori e poi i livelli di produzione. In Italia siamo al puro fai-da-te, con il governo che balbetta qualche raccomandazione e accumula decreti e le regioni che fanno di testa loro. Risultato: tantissime aziende hanno lavorato nonostante i divieti, altrettante non hanno potuto neanche provarci anche se avevano le condizioni per farlo.

MODELLO TEDESCO COVID 19

 In Germania non sono mancate polemiche tra il governo e i presidenti del lander, ma una volta presa una decisione nazionale, questa viene considerata da rispettare per tutti. Punto. In Italia abbiamo un ministro delle Regioni il cui lavoro ancora non ci è chiaro, visto che dovrebbe coordinare ciò che appare quanto di più scoordinato possa esistere.  Un fantasma. Inerte di fronte alla disunità del Paese e alla separatezza, anche geografica, delle regioni.

In Germania, una poggia di soldi sono già arrivati sui conti correnti di famiglie, professionisti e piccole imprese. I gestori dei locali pubblici, per i quali il ritorno alla normalità è previsto più avanti, hanno ricevuto 5mila euro ciascuno a tre giorni di distanza dalla presentazione della domanda. In Italia, mentre ministri e presidenti di regioni sparano cifre sulla quantità di denaro ( quasi tutto virtuale) messo sul tavolo, per avere un credito da coronavirus di 15mila euro devi prima preparare e firmare 19 documenti.

In Germania, i parchi non mai stati chiusi. Nessuno si è sognato di penalizzare le famiglie, specie quelle a basso reddito, che con tutte le cautele e le accortezze note, hanno fatto svagare i bambini nei parchi e nei giardini pubblici. In Italia abbiamo chiuso tutto, anche parchi e giardini, senza una motivazione davvero credibile, e abbiamo accesso le trombette dei vip pronti a fare appelli accorati dal titolo «Io resto a casa». Già, peccato però che le case non sono affatto uguali per tutti. 

IL NOSTRO SPECIALE SUL CORONAVIRUS

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