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Caos mascherine, il loro uso è ancora incerto. Intanto prezzi alle stelle, e mancano dove servono

Prima del coronavirus una mascherina chirurgica costava 10 centesimi, adesso servo 5-6 euro. Prima del coronavirus in Italia nessuno le faceva, adesso siamo diventati tutti produttori di mascherine

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CAOS MASCHERINE

Ne avremo sempre più bisogno, dovremo abituarci a convivere con il loro uso quotidiano: eppure le mascherine sono già l’oggetto del caos. Con un enorme spreco di denaro, dei cittadini e dello Stato. Secondo i calcoli del Politecnico di Torino, con l’inizio della fase 2 e con il graduale ritorno alla “normalità”, in Italia serviranno, e si consumeranno, qualcosa come 35 milioni di mascherine al giorno.  Un’enormità. E nel frattempo tutto è avvolto nella nebbia, dall’obbligo dell’uso alla speculazione dei prezzi, dalla produzione alla distribuzione.

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COSA SAPERE SULLE MASCHERINE

Obbligatorie o facoltative? Siamo passati, con un volo d’uccello, da un eccesso all’altro. Per un lungo periodo, quasi tutta la fase 1 della pandemia, abbiamo dato ascolto alle raccomandazioni dell’Organizzazione mondiale della Sanità: uso mirato delle mascherine, e niente sprechi. Come abbiamo spiegato in questo articolo.

Con l’arrivo della fase 2 siamo diventati il Paese delle mascherine (e dei guanti). Guai a non averle. E ogni regione è andata avanti in ordine sparso. In Lombardia, Campania, Toscana, non puoi uscire di casa senza la mascherina. In Veneto è obbligatoria solo nei supermarket e nei mercati. Nel Lazio devi indossarla se sali su un qualsiasi mezzo pubblico. In Trentino Alto Adige basta lo scaldacollo. E se in Friuli Venezia Giulia per entrare in un qualsiasi negozio di genere alimentari devi essere protetto dalla mascherina, in Piemonte sono i commercianti a doverla comunque indossare. Un caos. Con il governo che ne «consiglia» (salvo in alcune circostanze, come i posti di lavoro più a rischio, dove «obbliga») l’uso e sembra arrendersi di fronte al puzzle fai-da-te delle regioni. L’unica cosa certa, per il governo, è che dovremo usarle fino alla scoperta di un’efficace terapia o del vaccino. Due cose molto diverse, in quanto terapie efficaci, con gli antivirali, sono già in azione e con ottimi risultati, quanto al vaccino invece se ne parlerà (forse) a metà del prossimo anno.

SPECULAZIONE SUI PREZZI DELLE MASCHERINE

La speculazione sui prezzi. Come ha notato, giustamente, il commissario del governo Domenico Arcuri, prima della pandemia le mascherine chirurgiche, con capacità filtrante verso l’esterno fino al 95 per cento, costavano 10 centesimi. Adesso i prezzi volano fino a 5-6 euro. E anche i prezzi delle mascherine FFP2 e FFP3, le più sicure sia verso l’esterno sia per chi le indossa, sono schizzati attorno a 15-20 euro. È chiaro che ci sono in giro speculatori di ogni risma, raccolti in filiere che vanno dalla produzione alla vendita al dettaglio delle mascherine, e possiamo solo immaginare che cosa potrà accadere quando serviranno 35 milioni di mascherine al giorno.  Come si può fermare una speculazione da mercato nero? Nel modo più semplice del mondo: il governo fissi e blocchi i prezzi per ciascun tipo di mascherina. E poi siano Nas, e organismi di vigilanza di regioni e comuni a stangare i furbi. Quanto a noi consumatori, impariamo anche ad autoprodurle, come raccontiamo in questo articolo.

CAOS MASCHERINE IN ITALIA

Sono ancora poche. Le rassicurazioni del governo («le mascherine ci sono, tocca alle regioni distribuirle») sono in contrasto con la realtà che arriva proprio dal territorio. Dove si moltiplicano le denunce del personale sanitario che segnala la mancanza dei materiali di protezione. A partire proprio dalle mascherine. Soltanto in Lombardia, per fare un esempio, per il personale sanitario ne servono 300mila al giorno. E non ci sono.  A Pozzuoli, in Campania, medici, infermieri e barellieri, si sono fatti fotografare davanti alle ambulanze. Ferme. Nessuno vuole muoversi senza mascherine di protezione.

(Nell’immagine: a Pozzuoli, medici, infermieri e autisti del 118 senza mascherine, e ambulanze bloccate a causa della mancanza di dispositivi di protezione)

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PRODUZIONE MASCHERINE IN ITALIA

Tutti pronti a produrle. Anche qui un volo pindarico. Siamo passati dall’essere un Paese sfornito di mascherine made in Italy, pronto a richiederle in ginocchio a turchi e cinesi, ricevendo materiale molto scadente, all’Italia dei produttori di mascherine. Le richieste di poterlo fare riconvertendo gli impianti di produzione sono state circa 1.200 e 87 aziende hanno ricevuto gli incentivi per il cambio di produzione. Girano tantissimi soldi (pubblici), tra i richiedenti sono stati anche individuati personaggi sospetti e con discreti precedenti penali, ma anche qui bisognerebbe fare scelte molto selezionate e trasparenti. Partendo da un dato che non ancora non è ancora disponibile: quanti produttori di mascherine made in Italy servono davvero.

MASCHERINE CORONAVIRUS: SONO RIFIUTI PERICOLOSI?

Lo smaltimento. Al momento, come abbiamo raccontato in questo articolo, mascherine e guanti (esclusi quelli di vinile) sono rifiuti che vanno messi, con particolari precauzioni, nella raccolta indifferenziata. Ma non esiste ancora un’indicazione precisa da parte del ministero dell’Ambiente, mentre le strade si stanno riempiendo di immondizia fatta di guanti mascherine. E una minoranza di esperti vorrebbe classificare mascherine e guanti come «rifiuti pericolosi». Che cosa bisogna aspettare prima di prendere una decisione? Vogliamo essere sommersi dall’onda di 35 milioni di mascherine al giorno? Forse è il caso di sciogliere il nodo con un minimo di anticipo.

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