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Virus e crisi climatica, uno shock che può rendere il mondo più sostenibile e meno diseguale

Avremo un crollo dei gas serra. Ma non basta. Servono scelte politiche e nuovi stili di vita per il post Covid-19. Le proposte del filosofo Sebastiano Maffettone

Esiste una relazione tra la pandemia, con il post Covid-19, e la crisi climatica? E come possiamo considerare la prima come un’occasione per affrontare seriamente la seconda? Partiamo dalla buona notizia: gli effetti del coronavirus rispetto alla diminuzione delle emissioni di anidride carbonica sono molto importanti, più significativi di quanto pensassero gli esperti più scettici. La cattiva notizia: se non ci saranno misure concrete, previste già negli enormi stimoli finanziari per sostenere imprese e famiglie, per spostare l’asse dello sviluppo economico verso scelte di autentica sostenibilità, tutto tornerà come prima, o peggio di prima. E il mondo avrà sprecato un’occasione storica, allontanandosi sempre di più dal goal numero 13 dell’Agenda Onu 2030 per lo Sviluppo sostenibile (Adottare misure urgenti per combattere il cambiamento climatico e le sue conseguenze).

CORONAVIRUS E INQUINAMENTO

Secondo i calcoli del Global Carbon Project (GCP), a consuntivo nel 2020, tra il periodo di quarantena e la generale riduzione di tutte le attività, avremo una diminuzione dei gas serra pari al 5 per cento rispetto al 2019. Un numero importante, anche se lontano dal target del 7,6 per cento annuo per abbassare davvero i rischi del surriscaldamento climatico e riuscire finalmente a fermarlo. Un numero mai visto in precedenza. In una crisi economica recente, e altrettanto devastante, come quella del 2008, per fare un confronto, la diminuzione delle emissioni di anidride carbonica fu appena dell’1,7 per cento.

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CRISI CLIMATICA CORONAVIRUS

Il calo è stato generalizzato in tutto il mondo, con percentuali più elevate nei paesi più inquinanti. Come la Cina. Qui nel solo mese di febbraio, secondo i calcoli del finlandese Centre for research on Energy Clean Air (Crea), lo stop di una buona parte delle attività industriali ha portato a un dimezzamento delle emissioni, da 400 a 200 milioni di tonnellate. E in Italia, nel mese di marzo, dal crollo del traffico veicolare è derivata una diminuzione di circa 140mila tonnellate di gas serra.

Mantenere questi livelli di abbattimento delle emissioni, e semmai incrementarli, non sarà facile. In tutto il mondo ci sarà la corsa affannosa al miraggio della ripresa a V, ovvero violenta come la crisi della pandemia. Tutti vorranno ripartire, e al volo. E questo potrebbe spingere i governi a chiudere gli occhi sulla qualità delle misure messe in campo rispetto ai parametri dello sviluppo sostenibile. Restando al caso della Cina, sembra che le emissioni stiano già tornando ai livelli pre-coronavirus. 

IL CORONAVIRUS HA RIDOTTO L’INQUINAMENTO

Ma c’è da aggiungere anche un’altra lezione del coronavirus rispetto alla crisi climatica. Il covid- 19, con la lunga quarantena alla quale tutti ci siamo sottoposti, ha insegnato una verità fondamentale rispetto al surriscaldamento climatico: se anche decidessimo di fare un cambio radicale, e di fatto impossibile, degli stili di vita, rinunciando in un colpo solo a auto, aerei e tre, resterebbe da fare ancora il 90 per cento della strada per rispettare l’obiettivo di limitare l’aumento delle temperature a 1,5 gradi in più rispetto ai livelli preindustriali. E questo non si potrebbe fare senza scelte politiche globali, con un obiettivo chiaro e condiviso: decarbonizzare il pianeta.

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CORONAVIRUS: CALANO LE EMISSIONI DI GAS SERRA

Serve partire in anticipo. E cogliere l’occasione della pioggia di denaro in arrivo, trilioni di euro e di dollari, per indirizzarli verso politiche industriali sostenibili. Ovvero produzioni che in ogni caso garantiscano un abbattimento delle emissioni, come per esempio le energie rinnovabili rispetto ad altre fonti energetiche. Ricordandoci tutti che a Parigi, nel lontano 2015, è stato firmato un accordo molto preciso, in base al quale ci siamo impegnati, nel mondo, a limitare l’aumento della temperatura media globale a 1,5 gradi rispetto ai livelli preindustriali. Se sapremo utilizzare bene i soldi della ripartenza, orientandoli a scelte economiche e industriali sostenibili, il coronavirus, tra i tanti drammi che ha generato, avrà lasciato anche una traccia molto utile per il futuro del Pianeta. 

Ci riferiamo in particolare al carbon pricing, il sistema che incentiva cittadini e imprese, attraverso la leva fiscale a scegliere tecnologie pulite. Che in questo momento, tra l’altro, sono accessibili a prezzi super scontati. Basterebbe una spinta globale sul carbon pricing, scelta coraggiosa quanto necessaria, e vedremmo nel breve periodo risultati molto importanti sul piano delle emissioni del gas serra. Ma questa non è una decisione che possono prendere gli scienziati, e spetta solo ai governi, cioè alla politica.

IL QUARTO SHOCK 

Per avere un’idea della portata storica della pandemia e di quanto conterà, a lungo, nella nostra vita quotidiana, bisogna leggere l’agile libro scritto dal filosofo Sebastiano Maffettone, ‘Il quarto shock‘ (edizioni Luiss University Press) con la prefazione di Giovanni Lo Storto. Già il punto di partenza dell’analisi di Maffettone è spiazzante: questo virus cambia il mondo come è avvenuto nella storia in altre tre occasioni decisive. Quando Copernico ci ha detto che la Terra non è al centro dell’universo. Quando Darwin ci ha mostrato che discendiamo da una scimmia. Quando Freud ci ha rivelato che non siamo padroni delle nostre azioni.

Un cambiamento così radicale, visto attraverso il punto di osservazione dell’etica, mette in gioco azioni politiche e stili di vita, dimensione pubblica e vita privata. Partendo da un presupposto che nel libro viene raccontato con estrema chiarezza: il rapporto tra la crisi ambientale e climatica e la pandemia. Dunque la continuità tra mondo naturale e mondo sociale.  Ovviamente non abbiamo alcuna certezza che saremo capaci di non sprecare l’occasione del Covid-19 per accelerare sulla strada di un cambio di paradigma, e Maffettone lascia aperte le domande sul futuro. Sapendo però che almeno esiste una rotta, una proposta: ripensare il modello di sviluppo capitalista per un mondo più sostenibile, e dunque più giusto sul piano ambientale, sociale ed economico. Questa è la sfida, e il virus può aiutarci a vincerla.

INQUINAMENTO: RISCHI E PERICOLI

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