Coronavirus e bagni al mare | Non sprecare
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Coronavirus e bagni al mare, rischi zero. Ci protegge innanzitutto il sale dell’acqua

Piuttosto dobbiamo fare attenzione a quando nuotiamo, o quando giochiamo nel mare. Meglio mantenere le distanze. Il contagio non avviene con l’acqua, ma per l’aria espirata

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La domanda è d’obbligo: in tempi di coronavirus il bagno al mare è sicuro o comporta alcuni rischi? E se ci sono, come prevenirli? Ovviamente, non esistono ancora ricerche aggiornate sull’infezione e sul contagio del SARS-COV-2 durante la stagione dei bagni al mare, ma abbiamo alcune certezze, anche rassicuranti, che arrivano dai più grandi esperti del settore in Italia.

CORONAVIRUS E BAGNI AL MARE

Si tratta della Società Nazionale di Salvamento, nata a Genova 150 anni fa, autentica eccellenza nella Medicina della Balneazione. Un gruppo di lavoro molto ristretto, con il presidente Giuseppe Marino, il direttore sanitario Alfredo Rossi e l’ammiraglio Francesco Simonetti, ha elaborato un documento che contiene le risposte decisive per i nostri bagni a mare in tempi di coronavirus. E queste risposte coincidono con quelle che arrivano da altri esperti del settore.

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MARE E CORONAVIRUS

Il mare è sicuro. Questa è una certezza, e non solo: il mare possiede un enorme potere auto-depurante e dunque possiamo fare i nostri bagni in assoluta tranquillità. I fattori che mettono il mare aperto, e i nostri bagni, in sicurezza sono essenzialmente due.  Il primo si riferisce alla salinità dell’acqua che garantisce una capacità di disinfezione in grado di abbattere la carica virale del SAR-COV-2.  Inoltre in mare aperto il virus si disperde facilmente grazie all’azione delle correnti e dei raggi ultravioletti. Il secondo fattore di sicurezza è il cloro: l’acqua arriva in mare dopo il ciclo idrico durante il quale viene trattata con il cloro e questo ne abbatte la potenza virale.  Conclusione: il mare è sicuro, ed a mare il virus può arrivare solo e sempre dall’uomo.

Le aree marine a rischio. A proposito di virus che arriva dall’uomo, e in questo caso attraverso la trasmissione fecale, c’è una sola area marina alla quale bisogna fare attenzione, molta attenzione: quella adiacente allo sversamento nelle acque reflue di scarichi organici. Qui il SARS-COV-2 è in grado di agire e di infettare. D’altra parte, su indicazione dell’Istituto superiore della sanità sono state fatte indagini nelle reti fognarie di Milano e Roma e nei campioni raccolti sono venute fuori tracce di coronavirus.

PER APPROFONDIRE: Coronavirus, come andremo al mare in estate. In acqua il virus non riesce a sopravvivere

Un’altra attenzione: quando si nuota. Poiché la trasmissione del virus a mare è circoscritta all’azione dell’uomo, un momento delicato è quando si nuota. O anche quando si gioca a mare, uno accanto all’altro. Qui possono sorgere problemi in quanto la trasmissione del coronavirus non è attraverso l’acqua, ma con il veicolo dell’aria espirata. O con il solito starnuto e\o colpo di tosse: pensate soltanto all’abitudine, molto frequente, di soffiarsi il naso in mare dopo una calata. Le circostanze esterne, l’aria aperta innanzitutto, fanno in modo che i rischi di contagio non sono comunque altissimi. Ma è preferibile avere una semplice ed essenziale precauzione: mantenere le distanze di sicurezza anche a mare, anche in acqua.

In spiaggia. Qui la regola della distanza diventa fondamentale. Come tutti gli accorgimenti che usiamo da quando è iniziato il contagio: lavarsi le mani, usare disinfettante, evitare qualsiasi forma di assembramento. Un ruolo fondamentale lo avranno i bagnini che gli esperti della Società Nazionale di Salvamento definiscono «portatori di buona sanità»: saranno loro a far rispettare regole e precauzioni. Ovviamente protetti da guanti e mascherine.

Photo credit immagine di copertina: Simona Sirio/Shutterstock.com

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