Bambini 2 / Come aiutare gli obesi | Non Sprecare
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Bambini 2 / Come aiutare gli obesi

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IN ITALIA sono almeno quattro milioni le persone obese e oltre sedici milioni sono gli adulti in sovrappeso mentre, tra i bambini, se ne conta uno su quattro. Una patologia contemporanea  in continua espansione dovuta al benessere, ma che affonda le sue cause anche in questioni sociali e psicologiche. Un malessere del vivere che, non solo quando colpisce i piccolissimi, si scarica sul corpo e sul bisogno di cibo. Un fenomeno in perenne crescita che si sta trasformando in una vera emergenza, raccontato e analizzato con linguaggio scorrevole e puntuale sapienza in Tutto tondo, da Stefano Pozzoli, psicologo clinico e psicoterapeuta, già collaboratore della Associazione Pollicino e Centro Crisi genitori, onlus a Milano e secondo libro edito da Bruno Mondadori curato dall’Associazione (il primo, Un dolore infame, trattava l’anoressia infantile) . Pozzoli declina le cause dell’obesità infantile, indaga sulle responsabilità sociali e genitoriali, insiste sulla necessità di affrontare il problema non solo dal punto di vista del cibo bensì da quello globale e, soprattutto, consiglia sul come prevenire un disturbo che spesso è vissuto come inevitabile e frustrante proprio da quei genitori che dovrebbero essere in grado di contrastarlo.

E però nell’ultimo capitolo, non a caso intitolato la speranza, la favola e la cura,  che l’autore scava su ciò che è a monte del problema centrandone la problematica psicologica. E lo fa inviando un messaggio ai genitori e ai bambini, nella convinzione e nella speranza

che gli adulti si assumano finalmente " la responsabilità  della salute psichica dei propri figli". Poiché i genitori sono spesso incapaci di opporre un rifiuto alle richieste dei figli e di esercitare  quell’auspicabile e "affettuoso principio di autorità verso i bambini" che proprio a loro competerebbe, Pozzoli indica  di rivolgersi, se necessario, a degli specialisti in grado di andare al di là della semplice evidenza del corpo grasso. Il messaggio è questo: mamma e papà devono avere più coraggio, non fare finta di niente di fronte alla conflittualità inevitabile che segue un rifiuto, né presentare ai figli un mondo roseo o idilliaco. "I bambini sanno che non è così… e per questo rischiano di non sentirsi riconosciuti, compresi e accettati nelle loro dimensioni più aggressive e/o dolorose". Con tutte le conseguenze del caso.

Pozzoli, i bambini e l’obesità. Realtà e rischi.
"L’obesità è ormai un’epidemia difficile da sottovalutare, un problema macroscopico che coinvolge adulti e bambini di tutto il mondo occidentale. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha coniato il termine Globesity (globesità, cioè obesità globale) per indicare la dimensione universale e preoccupante del fenomeno. Proprio a partire dal titolo del libro, "Tutto Tondo", è racchiusa la dimensione globale e preoccupante dell’obesità, ma anche la necessità di approcciarsi al bambino obeso e in sovrappeso non solo dal punto di vista squisitamente nutritivo e dietetico ma soprattutto psicologico e psicoanalitico quale chiave di lettura per comprenderne il disagio profondo e spesso nascosto.

La fame in eccesso e l’impossibilità di opporre un rifiuto all’offerta di cibo veicolata dai genitori comincia a mostrare nei bambini tutti i suoi effetti devastanti, sia a livello corporeo che psicologico. E un bambino obeso, o in sovrappeso, ha un rischio enorme di essere un futuro adolescente e un adulto obeso con seri problemi quali il diabete, l’ipertensione, malattie cardiache e molte altre (e questo già a partire dall’infanzia).

Ma troppo spesso nei bambini il sovrappeso e l’obesità sono un male silenzioso e insidioso, facilmente trascurato dai genitori, che preferiscono attribuire le cause solo a un’incapacità del figlio di trattenersi  dal cibo, oppure alle merendine. Si tratta di genitori disorientati che non hanno più il tempo né gli strumenti psicologici per porsi le necessarie domande. Il sovrappeso e l’obesità sono patologie nuove e contemporanee, frutto del benessere ma anche della disattenzione familiare, e che evidenziano un male di vivere dietro l’apparente opulenza e floridità del corpo grasso. Per questi motivi non deve essere trascurata la dimensione psichica del problema".

Essere grassi condiziona la vita?
"Nella mia esperienza di psicoterapeuta con bambini, adolescenti e con i loro genitori, ho potuto osservare come è proprio nella dimensione infantile e nella relazione precoce con i genitori e con la madre che è da rintracciare la genesi della obesità e della incapacità a dire no al cibo. In Tuttotondo riporto numerose storie di bambini e genitori che si rivolgono, disperati e angosciati di fronte all’incapacità del figlio e di loro stessi nell’opporre un no alle richieste di avere tutto subito così come alle richieste di cibo per soddisfare una fame mai sfamabile. Si tratta, in fondo, di fame d’amore che non può essere compensata con il cibo.

Come sappiamo il cibo non è solo un puro atto nutritivo e calorico ma anche simbolico e affettivo, che riguarda il corpo quale mezzo espressivo e comunicativo di sé. L’obesità è l’espressione di un disagio psichico che ha trovato la via del corpo per manifestarsi ed è nello stesso un tempo un segnale, una speranza rivolta ai genitori prima di tutto, ma agli adulti in genere, che i bambini inviano per ottenere un aiuto. Sebbene nel libro, si evidenzi, attraverso le storie dei bambini e dei genitori,  come esistano differenti forme di obesità che sottolineano diversi disagi, il cuore comune del problema sta nella richiesta, mascherata dal grasso del corpo, di un’attenzione specifica, di uno sguardo materno e paterno che sia tale; fonte di rassicurazione e calore per sé in quanto individui unici, irripetibili.

Possiamo dire che il cibo si è incaricato, in un mondo in cui gli adulti mostrano difficoltà nel concedersi lo spazio per pensare preferendo agire, di discorsi che non gli competerebbe cioè quello di segnalare che in gioco è l’esistenza psichica del bambino, il suo rifiuto o la sua accettazione.

In questo senso la posta in gioco con l’obesità non è solo dimagrire ma esistere. Il bambino grasso è un bambino che si nasconde dietro la morbidezza del corpo, costretto a vivere una vita inautentica, a mangiare per costruirsi una barriera protettiva perché si sente solo e timoroso di crollare, non riuscendo a rintracciare genitori adulti pronti a sorreggerlo e a capirlo nelle sue paure, angosce e desideri.

Si tratta di un bambino fragile nonostante la sua mole imponente, che non è stato in grado di costruire un’identità autonoma e separata. In questo senso è un bambino e un futuro adulto bisognoso e incapace di reggere agli urti della vita, facilmente feribile da tutto, dalle separazione e dai no, che lo esporranno ad angosce di abbandono dolorose anche se spesso mascherate da una impressione di pseudo-normalità. Non si tratta infatti di un bambino francamente disturbato o sofferente, ma piuttosto di una condizione di pseudo-normalità che illude che tutto vada bene". 

Prevenire si può? Consigli ai genitori.
"La prevenzione è possibile sia sul versante sociale che su quello più squisitamente familiare. La società odierna propone modelli di comportamento elevati a ideali in cui la rinuncia non è ammessa, il sacrificio negato e, piuttosto, sono rinforzati gli appagamenti compulsivi, immediati volti a soddisfare subito ogni desiderio. Si tratta della logica del mercato in cui è necessario "abbuffarsi" di ogni oggetto (il nuovo gadget elettronico o ogni nuova esperienza, ogni cibo…) per sentirsi apparentemente più fort, i ma alla fine ritrovandosi sempre più vuoti e spinti nuovamente a consumare oggetti in una dimensione che non ha mai fine. A questo è possibile ed eticamente doveroso opporre una dimensione più faticosa, certo, ma più solida che passa attraverso la costruzione di modelli sociali diversi, alternativi e che non propongano facili godimenti a buon mercato. Il grasso del corpo non deve essere trascurato ma piuttosto deve divenire fonte di interrogazione di sé quali genitori e dei propri figli, non evitare di porsi domande sebbene possano essere fonte di dolore e amarezza. Non nascondersi come fanno i bambini obesi perché altrimenti i figli si sentono disperatamente più soli se gli adulti non sono vissuti capaci di affrontare e insegnare loro a sostenere i sentimenti negativi e la fragilità. E’ solo grazie alla rinuncia a chiudere gli occhi davanti a tali vissuti che si può mostrare ai propri figli come resistere e reggere elaborandoli senza negarli. In questo modo potremo avere bambini in grado di affrontare asprezze e delusioni, sicuri di non crollare con un’identità solida su cui confidare per confrontarsi con il mondo senza costruire barriere di grasso con cui nascondersi e proteggersi".