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Agricoltura e posti di lavoro: qui i giovani trovano ancora impiego

Tra i mesi di aprile e giugno le assunzioni nei campi sono aumentate del 5,6 per cento. E un lavoratore su tre ha meno di 40 anni. Dal 2007 ad oggi le nuove immatricolazioni in Scienze Agrarie hanno toccato il 72 per cento

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Le buone notizie di questi tempi sono davvero merce rara. Eppure non mancano, perfino dall’universo del lavoro e dei giovani, le principali vittime della disoccupazione. La novità è questa: un vero boom occupazionale nel settore agricolo. In assoluta controtendenza rispetto a tutti gli altri settori produttivi. Secondo le rilevazioni dell’Istat, infatti, tra i mesi di aprile e giugno le assunzioni nei campi sono aumentate del 5,6 per cento, confermando una tendenza già in atto dall’inizio dell’anno. E continuando di questo passo è molto probabile che alla fine del 2014 l’aumento dei posti in agricoltura sfiori il 30 per cento rispetto al 2013, con una spinta molto forte che arriva dalle regioni Centro-Nord. L’altro aspetto interessante di questa dinamica del mercato del lavoro, che non è sostenuta da alcuna legge né da fantomatici contribuiti pubblici, riguarda l’età dei neo assunti: uno su tre ha meno di 40 anni.

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Il ritorno alla terra, quasi una riscoperta delle antiche radici genetiche di un popolo, poggia su diversi fattori, come dimostra anche l’andamento delle iscrizioni alle facoltà di Agraria. Qui il fenomeno è esplosivo. Dal 2007 ad oggi le nuove immatricolazioni in Scienze Agrarie hanno toccato il 72 per cento, e dunque Agraria è diventata la prima università italiana per new entry. È evidente che c’è qualcosa in più di una percezione di nuovo lavoro e di nuove opportunità, laddove negli altri settori la dinamica è di segno opposto. Questi ragazzi hanno capito che con una buona laurea possono trovare lavoro, e non solo in Italia. Sono diventati molto richiesti, infatti, sui mercati internazionali, dall’Australia al Sud Africa, giovani laureati in Scienze agrarie in Italia che possano essere poi impegnati in settori dall’enologia fino alla chimica nei campi, passando per le tradizionali coltivazioni mediterranee.

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Un secondo fattore di spinta al settore è invece di matrice nazionale: sta funzionando, e crescono fatturati e profitti, la rete degli agriturismo che coniugano l’attività agricola con quella alberghiera. In questo caso, poi, spesso si tenta il passaggio dal lavoro dipendente alla scommessa in proprio. Ad oggi il 5 per cento delle imprese agricole italiane sono guidate da under 35, un valore in decisa crescita ma ancora molto basso rispetto alla Francia (8,7 per cento) ed ai Paesi dell’Europa del Nord (10,2 per cento).

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Infine, c’è un intero segmento dell’agricoltura, e anche in questo caso siamo in netta controtendenza rispetto ad altri settori, che viaggia a ritmi di crescita molto elevati. Parlo del biologico, che in questi giorni ha celebrato il Salone internazionale di Bologna. Con un numero molto promettente: l’Italia è il primo Paese nel mondo per esportazione di prodotti alimentari biologici (1,2 miliardi di euro che si sommano ai 2,3 miliardi di vendite sul mercato interno), mentre in un solo anno le famiglie che acquistano questo tipo di prodotti sono cresciute di 1,7 milioni di unità. Conclusione: l’agricoltura sta tornando al centro dell’economia e del lavoro. E questa, come dicevo all’inizio, è davvero una buona notizia.