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Villa Ada, primo censimento rifiuti tossi e 13 discariche

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di CECILIA GENTILE

Tredici discariche per una superficie totale di 10mila metri quadrati. Una distesa di rifiuti tossici e pericolosi, resti di accampamenti abusivi, carcasse di elettrodomestici, bombole per alimentare fornelli di fortuna con il rischio che scoppi un incendio. Non siamo in un campo rom nella periferia della capitale, ma nella centralissima Villa Ada, fiore all’occhiello dei parchi romani, seconda per estensione dopo Villa Pamphili, riuscitissimo mix di giardino all’italiana e all’inglese, ex sede dei Savoia, trionfo dello stile liberty. Il primo censimento delle discariche a Villa Ada prodotto dal circolo di Legambiente Lazio "Sherwood", conferma la situazione già denunciata da Repubblica: una Villa Ada parallela, fatta di vecchie e nuove baraccopoli, con una distribuzione puntiforme e diffusa, che rende sempre più difficili gli interventi definitivi di bonifica. "Siamo di fronte ad una situazione di inaccettabile inquinamento – afferma Cristiana Avenali, direttrice di Legambiente Lazio – Serve un intervento tempestivo del Campidoglio".

Lungo i tornanti di via di Ponte Salario c’è la megadiscarica da tremila ettari: giù nel dirupo sono finiti elettrodomestici, calcinacci, bandoni in amianto e in eternit. Forte Antenne, ormai dimenticato, continua ad essere riparo per i senzatetto di varia provenienza. "I giacigli, le bombole del gas, le montagne d’immondizia – dice Lorenzo Grassi, coordinatore del circolo Sherwood – devono essere rimossi contestualmente ad un’azione di recupero dell’area, che impedisca di nuovo le occupazioni abusive e il degrado". Nessuno è intervenuto ancora a rimuovere l’abitazione abusiva in una grotta su via Anna Magnani.

E veniamo al settore centrale della villa, devastata da accampamenti e tendopoli, tappeti di calcinacci e resti di eternit. Scaricare nel parco i detriti delle ristrutturazioni è un’operazione che si può effettuare impunemente, visto che la discarica cresce vistosamente giorno dopo giorno, senza alcun intervento di bonifica e senza controlli.

"Chiediamo al Comune di installare una recinzione o una sbarra che ostacoli lo sversamento sui tornanti in via di Ponte Salario, con cartelli che indichino la vicinanza del Centro raccolta rifiuti dell’Acqua Acetosa – aggiunge Grassi – E di sensibilizzare l’Ambasciata egiziana per una bonifica del parcheggio della sede diplomatica dai resti di vecchi scarti delle lavorazioni sulle auto. Infine, è quanto mai urgente realizzare una staccionata a protezione del raro canneto, cosparso di rifiuti, che si trova sul retro delle ex Scuderie Reali".