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Half Earth: una sfida ecologica, ma innanzitutto etica per la protezione e il ripristino degli habitat naturali

Se ne parla nell’ambito della giornata italiana “Half Earth: una sfida ecologica, ma innanzitutto etica” in programma lunedì 7 ottobre, alle ore 16.30, a Torino, presso il Dipartimento di Scienze della Vita e Biologia dei Sistemi dell’Università degli Studi di Torino (DBios), di via Accademia Albertina 17

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A causa della continua distruzione di habitat, dell’inquinamento di aria, suolo e corsi d’acqua, del cambiamento climatico, dell’introduzione di specie invasive e dello sfruttamento eccessivo delle risorse naturali, si sta verificando una significativa diminuzione di biodiversità.

TUTELA DEGLI HABITAT NATURALI

L’entomologo e conservazionista, nonché Premio Pulitzer Edward O.Wilson, dopo una vita dedicata allo studio della sistematica delle formiche e dopo aver promosso l’idea rivoluzionaria della sociobiologia si è dedicato alla conservazione della natura. In questo senso ha recentemente lanciato l’idea e visione di Half Earth (Metà della Terra), titolo del suo omonimo libro. Alla base di questo approccio vi è il paradigma di una conservazione della natura intesa a promuovere uno sviluppo sostenibile centrato sulla protezione e il ripristino degli habitat naturali, in particolare delle foreste, come elementi cruciali per mitigare i cambiamenti globali ed evitare che avvenga la sesta estinzione di massa.

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PROTEZIONE DEGLI HABITAT NATURALI

Per scongiurare il collasso degli ecosistemi, l’umanità deve adottare da subito strategie globali che mirino al rispetto dei cicli naturali su una superficie consistente del Pianeta. La complessità della natura è tale che è necessario mettere in pratica soluzioni coordinate di protezione delle foreste per garantire la persistenza di tutti i processi naturali, per assicurare la stabilità del Pianeta e la persistenza della biodiversità. Proteggendo il 50 per cento del Pianeta sarebbe probabilmente possibile salvaguardare l’80 per cento della biodiversità mondiale (almeno 10 milioni di specie). Per questo gli studiosi e i biologi della conservazione stanno sempre più interagendo con i decisori politici e con i gestori degli ambienti naturali, prevedendo un processo di salvaguardia che contempli una messa in sicurezza tramite una rete di aree protette sufficientemente vaste da garantire un elevato grado di integrità e funzionalità ecosistemica.

Di tutto questo si parlerà nell’ambito della giornata italiana “Half Earth: una sfida ecologica, ma innanzitutto eticain programma lunedì 7 ottobre, alle ore 16.30, a Torino, presso il Dipartimento di Scienze della Vita e Biologia dei Sistemi dell’Università degli Studi di Torino (DBios),di via Accademia Albertina 17.

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SVILUPPO SOSTENIBILE E SALVAGUARDIA DELLA NATURA SELVAGGIA

Dopo la prima edizione, organizzata dal Dipartimento di Scienze Biologiche, Geologiche e Ambientali dell’Università di Bologna, quest’anno l’iniziativa è promossa dal Museo Regionale di Scienze Naturali di Torino, che negli ultimi anni ha prestato particolare attenzione al ruolo dei musei naturalistici nella conservazione della natura e nello studio della biologia delle estinzioni, insieme al DBios di Torino. L’evento prevede la partecipazione di ricercatori impegnati in campo botanico e zoologico, i quali forniranno indicazioni sulla necessità di un “new deal per l’ambiente” che vede coinvolti nel progetto “Half Earth” istituzioni governative e di ricerca, fondazioni, gestori delle aree protette e collettività.

L’Università della Tuscia, che ha patrocinato l’evento annuale sin dalla prima edizione, parteciperà quest’anno con gli studenti di laurea magistrale CRAF con un collegamento telematico durante il quale il Prof. Gianluca Piovesan terrà un intervento su sviluppo sostenibile, salvaguardia delle foreste vetuste e rewilding. La conservazione delle foreste vetuste, veri e propri scrigni di biodiversità (hot spot), coniugata con una politica ambientale di tutela degli ambiti di rewilding, ossia di quei territori divenuti negli ultimi decenni economicamente marginali e, quindi, interessati da processi di rinaturalizzazione degli ecosistemi (pe boschi di neoformazione), rappresenta infatti la soluzione più efficace ed economica per contrastare la perdita di biodiversità e mitigare i cambiamenti climatici grazie alla capacità delle foreste indisturbate di accumulare grandi quantitativi di CO2. Inoltre, le arre di rewilding, se adeguatamente pianificate, potranno divenire le foreste vetuste del domani da lasciare in eredità alle nuove generazioni che potranno così godere su una parte rilevante del territorio dei numerosi benefici offerti in modo autonomo dalle foreste naturali.

Il messaggio è chiaro: dobbiamo non solo lasciare alle generazioni future un mondo vivibile, ma soprattutto dobbiamo fare il possibile per limitare le estinzioni attualmente in corso.

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Ambienti e specie icona della natura selvaggia in Italia

Italus, l’albero più vecchio d’Europa (fotografia di Gianluca Piovesan)

Italus, con i suoi 1231 anni è l’albero datato più vecchio d’Europa. Ha il tipico habitus dell’albero vetusto con cimale e rami dissecati. Questo pino loricato vive in un’area remota e selvaggia del Parco Nazionale del Pollino e costituisce un habitat per specie a rischio di estinzione quali il Buprestis splendens. Nei suoi anelli è racchiusa la storia dei cambiamenti ambientali incluse gli eventi eccezionali come le “tempeste” di raggi cosmici del 993-994.

Faggeta vetusta della Valle Cervara (fotografia di Gianluca Piovesan)

La faggeta vetusta della Valle Cervara nel Parco Nazionale d’Abruzzo è uno degli ecostemi forestali più integri d’Europa così da essere riconosciuta patrimonio mondiale dell’Unesco. Nella foresta gli alberi da secoli nascono, crescono e muoiono seguendo cicli naturali per cui i faggi raggiungono la mirabile longevità massima di 600 anni. La foresta è un habitat per tante specie a rischio tra cui l’orso bruno marsicano. 

Orso marsicano (fotografia di Nathan Ranc)

L’orso marsicano (Ursus arctos marsicanus) ha con ogni probabilità evitato l’estinzione grazie alla costituzione del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise nel 1922. La sua popolazione, che oggi conta circa 50 esemplari, vive all’interno dei 500 km2 del Parco e in alcune aree protette limitrofe dell’Appennino centrale.

Salamandra di Aurora (fotografia di Franco Andreone)

La salamandra di Aurora (Salamandra atra aurorae) è una sottospecie di salamandra alpina scoperta e descritta nel 1982 e limitata nella sua distribuzione alla parte settentrionale dell’Altopiano dei Sette Comuni, nelle Prealpi Venete La sua sopravvivenza è strettamente dipendente dall’impatto dell’uomo sulle foreste di faggio, abete bianco e rosso in cui vive. Al pari del 40% delle altre 8000 specie di anfibi è in pericolo di estinzione.

L’IMPORTANZA DEGLI ALBERI PER LA NOSTRA VITA: