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Social-dipendenti, i genitori sono messi molto peggio dei figli. E si vede…

Un quinto della popolazione adulta in Italia si considera dipendente da Internet. E il 63 per cento deve accendere lo smartphone appena svegli. Per controllare i messaggi sui social

Chi è più social-dipendente? Un ragazzo, oppure i suoi genitori, i suoi nonni? Non sono domande banali, e se solo ci guardiamo intorno è facile avere un quadro generazionale della dipendenza dalla tecnologia. I giovani nascono multitasking e come tali sono da un lato costretti a usare con estrema continuità tutti gli strumenti offerti da Internet, dall’altro versante, nonostante l’abnorme consumo delle piattaforme social, loro sono naturalmente più attrezzati a difendersi. Se vogliono.

SOCIAL DIPENDENTI

Diverso è il discorso per le persone mature o anziane. In questo caso la tecnologia è un’affannosa rincorsa verso un mondo sconosciuto, ma anche un modo per sentirsi meno soli e più vitali, un universo nel quale dire la propria, utilizzando, anche in modo goffo, i vari linguaggi dell’online. Chattare, cinguettare, postare.  E così via. Tutto, spesso, con una compulsione sfrenata, con un narcisismo senza limiti, e con una curiosità piuttosto circoscritta ai due ambienti (il sesso e il gioco) nei quali l’universo di Internet risulta più navigato.

Un genitore, o un nonno, social-dipendente offre un pessimo esempio. Qualche volta diventa imbarazzante, anche per figli e nipoti che leggono i suoi messaggi. Molto più di un giovane chiuso in se stesso e aggrappato alla tecnologia, smarrisce il contatto dalla realtà. A partire dal dato anagrafico. Infine, è una persona che non ha alibi per giustificare la sua dipendenza: lui, o lei, sono cresciuti nell’era dei libri, della conversazione, del cinema. Perché ridurre la comunicazione e la relazione al puro e semplice contatto online?

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GENITORI SOCIAL DIPENDENTI

Un’indagine molto approfondita del Censis, per conto dell’agenzia Agi, fotografa con estrema precisione questo quadro di dipendenza. Un quinto della popolazione adulta in Italia, oltre il 20 per cento, si considera completamente dipendente di Internet. Riconosce, con le mani in alto in segno di resa, la sua assuefazione, nonostante l’età che avrebbe dovuto portare maggiore responsabilità e consapevolezza. Il 63 per cento degli adulti iniziano la loro giornata con un gesto tipico dei social-dipendenti: controllare tutti i messaggi ricevuti sulle varie piattaforme. E iniziare subito, prima ancora di bere il caffè, a scambiare mail, sms, fotografie su Instagram. Ancora: il 34,1 per cento degli adulti ha preso la pessima abitudine di piazzare a tavola, come una pistola, lo smartphone sul tavolo. E di rispondere a qualsiasi messaggio arriva, anche quando si ha il boccone in bocca o si sta amabilmente conversando con i commensali.

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ADULTI SOCIAL DIPENDENTI

Lo strumento più gradito ai maturi social-dipendenti è Instagram. Sembra fatto per loro. Consente lo scambio a raffica di foto, quelle sexy sono le più diffuse, e allo stesso tempo offre l’opportunità di commentare le immagini, farle diventare proprie. Per non parlare di scatti considerati originali, come le donne in gravidanza che mostrano l’ecografia del proprio bambino, che rasentano i contenuti del peggior film dell’orrore. Facebook, invece, è la prateria per i commenti da bar, degli insulti a buon mercato. Uno sfogatoio con i capelli bianchi, che attizza qualsiasi frustrazione e incanala verso obiettivi esterni la rabbia della giornata.

Peccato. È bellissimo vedere una generazione di adolescenti che, per la prima volta nella storia, insegna a generazioni precedenti, genitori e nonni, come si usa la tecnologia. Una generazione che educa, prima ancora di essere educata. Ma è tristissimo vedere come loro, uomini e donne in piena maturità, sprecano questa occasione, dimenticano che ogni età ha i suoi toni nel corso della vita, e si trasformano in smanettoni compulsivi. Pronti a diseducare chi viene dopo.

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