La dipendenza dai social, e in generale da Internet, è molto contagiosa, e un genitore, o un nonno, social-dipendente offre un pessimo esempio. Qualche volta diventa imbarazzante, anche per figli e nipoti che leggono i suoi messaggi. Molto più di un giovane chiuso in se stesso e aggrappato alla tecnologia, smarrisce il contatto dalla realtà, a partire dal dato anagrafico. Infine, è una persona che non ha alibi per giustificare la sua dipendenza: lui, o lei, sono cresciuti nell’era dei libri, della conversazione, del cinema. Perché ridurre la comunicazione e la relazione al puro e semplice contatto online?
È bellissimo vedere una generazione di adolescenti che, per la prima volta nella storia, insegna a generazioni precedenti, genitori e nonni, come si usa la tecnologia. Una generazione che educa, prima ancora di essere educata. Ma è tristissimo vedere come loro, uomini e donne in piena maturità, sprecano questa occasione, dimenticano che ogni età ha i suoi toni nel corso della vita, e si trasformano in smanettoni compulsivi. Pronti a diseducare chi viene dopo.
Le indagini sul campo sembrano confermare ciò che percepiamo nel vissuto quotidiano: la dipendenza dai social, come l’ansia da cellulare, non riguarda soltanto o prevalentemente le fasce giovanili, ma innanzitutto gli adulti. Le immagini che abbiamo ogni giorno sotto gli occhi parlano più dei numeri. La famigliola, padre, madre e due figli, seduta al tavolo del ristorante, con ciascuno dei commensali chinato sullo smartphone a smanettare. Le urla da smartphone, durante qualche comunicazione via social, in treno. Le immagini fatte circolare via Instagram della propria giornata, come se la vita quotidiana di ognuno di noi potesse interessare sempre anche agli altri. Gli insulti e le scorribande via Facebook.
Sono gli adulti che hanno insegnato agli adolescenti a essere dipendenti dei social. Sono loro che non hanno messo alcun argine all’avanzata galoppante della tecnologia. E sono sempre loro che non hanno aggiornato il galateo, misurandolo con la novità dell’uso compulsivo delle protesi elettroniche. C’è un film che si replicando, a distanza di una generazione, e che abbiamo già visto: la schiavitù dalla televisione. Da elettrodomestico, prima gli adulti, e poi i ragazzi, anche i più piccoli, l’hanno trasformata in una baby sitter, una compagna di vita, una maestra di vita e di stili di vita, il luogo prediletto dove si selezione e si acclama una classe dirigente. Se partiamo da queste responsabilità e ognuno si assume le sue, forse riusciremo a non restare soffocati dai social, come siamo stati invasi dalla televisione.
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