Riciclo delle batterie - Non Sprecare
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Dall’Italia un brevetto rivoluzionario: permette il riciclo totale dei componenti delle batterie al litio

Unico nel suo genere, permette di recuperare fino al 95% dei componenti delle batterie che alimentano le auto elettriche, gli smartphone e i computer portatili. Lavora sulle basse temperature e rende le materie prime riciclate competitive rispetto ai metalli vergini

Cobalto e nichel. Più, ovviamente, litio e manganese. Sono gli ingredienti di una batteria per auto, quella scatolina quadrata che permette di immagazzinare energia elettrica consentendo il funzionamento dell’auto. Sul mercato è immessa a prezzi tutto sommato contenuti, ma i costi veri sono soprattutto quelli dello smaltimento dei metalli pesanti contenuti che possono essere molto impattanti per l’ambiente.

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RICICLO DELLE BATTERIE

L’Università di Birmingham, in un recente studio sulla pericolosità del cattivo smaltimento delle batterie per auto elettriche, sempre più utilizzate e quindi smaltite, suona l’allarme: potremo presto fronteggiare un disastro ambientale se non ci occupiamo di smaltire correttamente e riciclare i metalli in esse contenute.
Per fortuna da tempo le batterie non vengono più abbandonate qua e là, poiché in seguito a una direttiva europea del 2008, la minimizzazione del danno ambientale, e quindi il corretto smaltimento è a carico del produttore e inserito nel prezzo finale: basta soltanto riportare la batteria a fine vita dove l’abbiamo acquistata e non preoccuparsi.

Ma, con tutta evidenza, il problema non è solo la corretta eliminazione delle batterie esauste il problema: nello stesso studio dei ricercatori inglesi si mette in evidenza come le batterie per auto elettriche siano un’ottima fonte secondaria di materie prime ancora utilizzabili in altri processi produttivi, se solo ci fossero le giuste tecnologie e strumentazioni.

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RICICLO DELLE BATTERIE AL LITIO

Per questo, case automobilistiche, ricercatori e produttori di batterie, anche in Italia, sono al lavoro su nuovi brevetti per il riutilizzo dei metalli rari (come il litio, il nichel o il cobalto) contenuti negli accumulatori per la mobilità. Studiando finanche la possibilità di ricondizionare le celle senza doverle smontare.

Smaltire significa recuperare in percentuali altissime i metalli rari, cosa tecnicamente possibile e in Europa già resa operativa da una rete di impianti che smonta le batterie e recupera le materie prime. In Italia vi è un solo impianto, altri tre sono disseminati tra Francia, Belgio e Germania, che lavorano ad processo ad altissime temperature basato sulla pirolisi, che danneggia il litio e il manganese, permettendo il riutilizzo solo di nichel e cobalto. Il riciclo totale non è ancora possibile: al mondo esistono solo due impianti, siti in Cina e in Corea, ma i costi paiono comunque altissimi. Per riciclare e riutilizzare in modo totale i metalli di una batteria servono in media 5 mila euro a tonnellata. Costi che rendono non competitivo il materiale riciclato rispetto a quello estratto “vergine”.

SMALTIMENTO DELLE BATTERIE

Secondo alcune stime economiche del Consorzio Nazionale Raccolta e Riciclo, se le materie prime di recupero costassero un migliaio di euro a tonnellata sicuramente i produttori potrebbero rivolgersi a quel tipo di materiale, senza continuare a foraggiare estrazioni altamente impattanti sull’ambiente. Per questo si lavora senza sosta, tant’è che dal 2014 il Cnr ha iniziato  a studiare come poter smaltire in modo efficace il 95 per cento delle componenti di una batteria al litio a fine vita. Il metodo, basato sulle basse temperature, preserva anche il litio e il manganese senza danneggiarli, e sarà presto brevettato a livello europeo, contando di arrivare presto all’industrializzazione del processo. Insomma, se le batterie che alimentano i veicoli elettrici, ma anche quelle degli smartphone e dei computer portatili, saranno riciclate in modo efficiente lo dobbiamo al nostro paese.

GUIDA ALLO SMALTIMENTO DEI RIFIUTI:

 

 

 

 

 

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