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Pile usate: ecco come non sprecarle, possono avere una seconda vita

Prima di smaltire correttamente le batterie esauste, non dimenticate di verificare che non vi sia ancora un certo quantitativo di energia riutilizzabile. Come? È semplice: spostandole in un apparecchio che ha un tasso di assorbimento energetico basso come ad esempio un telecomando o una sveglia.

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RECUPERO PILE USATE – Quante volte è capitato di ritrovarsi in vacanza e di voler scattare delle foto e di ritrovarsi improvvisamente con la fotocamera con le batterie scariche? Oppure, quanti di noi, a volte sono arrivati in ritardo a lavoro perchè le batterie della sveglia si sono scaricate proprio durante la notte?

I DATI DI DURACELL SUL RIUTILIZZO DELLE BATTERIE – Duracell, ha svolto una ricerca per investigare se gli italiani sono a conoscenza del fatto che le pile possono essere riutilizzate quando non sono più in grado di alimentare uno strumento ad alto assorbimento di energia come ad esempio una fotocamera. La ricerca è stata condotta online su un campione rappresentativo della popolazione italiana con ameno 25 anni e dai risultati è emerso che, in media, sono presenti in ogni abitazione italiana circa 6,5 dispositivi che funzionano a pile. Di questi, il più comune è il telecomando per la TV (presente nel 92,5 per cento delle case). Seguono l’orologio a muro e la sveglia (84,5 per cento), le fotocamere digitali e i mouse wireless (78 per cento).

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SMALTIMENTO BATTERIE ESAUSTE – In particolare, non appena una pila comincia a dare segnali di esaurimento, circa la metà degli intervistati (50 per cento) dichiara di accertarsi sempre che sia davvero esaurita, inserendola in un dispositivo diverso, mentre il 14 per cento lo fa solo qualche volta. Più di un terzo degli intervistati invece (36 per cento) non lo fa mai e la butta via immediatamente. Di questo 36 per cento, oltre la metà dichiara che non era a conoscenza che ci fosse un diverso tasso di richiesta di energia a seconda dei dispositivi, mentre il 43 per cento butta via immediatamente la pila solo per comodità.

Attraverso un altro studio commissionato invece nel 2013 alla European Recycling Platform (ERP) per capire se gli italiani di solito buttano via le pile quando sono totalmente esaurite o hanno ancora dell’energia disponibile al loro interno, è emerso che le pile vengono buttate quando al loro interno hanno ancora disponibile il 41 per cento della loro energia iniziale, ovvero l’energia sufficiente per far funzionare un apparecchio che ha un tasso di assorbimento energetico minore, come un telecomando, una sveglia o un giocattolo per bambini.

Considerato che mediamente in Italia si generano quasi 450.000.000 di rifiuti di pile all’anno, l’energia residua nel totale delle pile intercettate equivale a circa 1.800.000 kWh: quanto serve per mantenere in funzione 20.000 automobili di potenza media (88kWh/120CV) per un’ora. Oppure per alimentare a pieno regime circa 600.000 abitazioni per un’ora.

Dai dati dello studio è emerso inoltre che:

– Ogni anno vengono commercializzate in Italia 18.500 tonnellate di pile, ovvero 450 milioni di pezzi (8 pile per ogni italiano);

– Secondo il Centro di Coordinamento Nazionale Pile e Accumulatori (CDCNPA) le pile raccolte hanno raggiunto solo il 25 per cento del totale di quelle immesse nel mercato, ovvero 4.300 tonnellate quantificabili in 110 milioni di pezzi, ovvero 2 pile per ogni italiano;

– La difficoltà a reperire tutte le pile buttate via ogni anno è probabilmente dovuta alla distribuzione a macchia di leopardo dei centri di raccolta appositi sul territorio nazionale che, come spesso accade, mostra un’Italia a tre velocità;

– La regione che ospita più centri di raccolta è la Lombardia, ma seguono, come esempi di eccellenza, anche il Veneto e l’Emilia Romagna. Anche Marche e Liguria presentano una distribuzione abbastanza capillare di centri di raccolta;

– È il Sud invece a  presentare le principali carenze, soprattutto se si considerano aree molto popolate come la Campania, la Sicilia e la Puglia.Recupero pile usate: i dati della ricerca svolta da Duracell

RICICLO BATTERIE ESAUSTE – Di ogni pila è possibile riciclare almeno il 60 per cento dei materiali che la compongono, rimettendola nel ciclo produttivo: il restante 40 non è possibile riciclarlo per mancanza di tecnologie adatte, o per costi troppo elevati o ancora perchè si produrrebbero troppi scarti e quindi l’ambiente non ne beneficerebbe.

Fra i materiali riciclabili ognuno contribuisce a produrre nuovi prodotti: dal manganese e dal nichel si possono ottenere ad esempio pentole e utensili da cucina, dallo zinco si può ricavare argenteria, dal rame i cavi elettrici. E ancora: dal cobalto si ricavano i magneti, dal cadmio le saldature e dal piombo le nuove pile.

Prima di smaltire correttamente le pile però, non dimenticate di verificare che non vi sia ancora energia. Come? È semplice: spostandole in un apparecchio che ha un tasso di assorbimento energetico minore.

PER APPROFONDIRE: Come riciclare correttamente i rifiuti elettronici, i consigli del Consorzio Ecolight