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Spiagge pulite: guerra alle cicche gettate nella sabbia

Un terzo dei rifiuti a mare sono mozziconi di sigarette che contengono 4mila sostanze tossiche. Arrivano le spiagge “no smoking” e i bagnanti condividono. Ma c’è anche la mobilitazione spontanea su Internet.

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INQUINAMENTO DA MOZZICONI DI SIGARETTE – Basta con i mozziconi a terra. Nulla più di una semplice cicca di sigaretta dimostra quanto possiamo fare tutti, ogni giorno e con i gesti più semplici, per migliorare l’ambiente, non sprecare preziose risorse naturali e capovolgere il paradigma del rifiuto come problema per trasformarlo in una opportunità. I numeri sono impietosi. Un mozzicone gettato a terra o, peggio, in una spiaggia o in un giardino, contiene circa 4mila sostanze tossiche e ha un tempo complessivo di degradazione attorno ai 10 anni. Solo per fare un esempio, secondo uno studio dell’Enea, le cicche gettate per terra in Italia, mezzo milione al giorno solo a Roma, producono qualcosa come 1.500 tonnellate di catrame. Un’enormità. Al danno ambientale si somma poi il costo per la rimozione e lo smaltimento del mozzicone: a Montecitorio, davanti all’ingresso della Camera dei deputati dove non esistono portacenere, i lavoratori dell’Ama passano ore di lavoro, altro spreco, a tirare fuori le cicche dei fumatori, politici e giornalisti innanzitutto, che si sono infilate nelle fessure dei sampietrini.

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L’INQUINAMENTO DELLE SPIAGGE A CAUSA DEI MOZZICONI DI SIGARETTE – Come possiamo liberarci da questo scempio? Molte amministrazioni comunali hanno provato a battere la pista della “linea dura”, con multe salate che colpiscono il gesto insensato di gettare un mozzicone su un marciapiede: 500 euro di contravvenzione a Trento, 150 euro a Firenze e perfino 1.000 euro a Pollica. Ma la repressione non ha portato a risultati particolari, anche perché non si può chiedere ai vigili di stare con il blocchetto delle multe in mano per colpire una banale inciviltà. Hanno funzionato meglio alcune campagne, come quella del comune di Modena, intitolata “Se ami la tua città usa il portacenere”, con la quale sono stati distribuiti gratuitamente, con tanto di sponsor, alcuni piccoli contenitori per raccogliere le cicche. E si vedono i risultati, come nel caso del territorio della città di Verona, laddove l’amministrazione comunale ha deciso di completare l’arredo urbano, senza esagerare, con portacenere di design. E stanno funzionando le “smoke free zone” nelle spiagge: ha iniziato Bibione, con i suoi 9 chilometri di costa, seguita da Lignano Sabbiadoro dove il divieto è stato gradito dal 92 per cento dei bagnanti. In particolare, il sindaco di Bibione ha fatto qualche calcolo: prima del divieto, durante la stagione estiva si contavano 25 milioni di mozziconi da smaltire durante l’estate e le cicche rappresentano il 27 per cento dei rifiuti sulle spiagge. Dunque non fumare significa anche ridurre i costi e i problemi dello smaltimento dell’immondizia.

LA MOBILITAZIONE DEI CITTADINI CONTRO I MOZZICONI A TERRA – Ma la vera spinta al cambiamento, quella che ci può portare fuori dal tunnel, arriva come al solito dall’Italia fai-da-te. Dalla mobilitazione spontanea dei cittadini. Così su internet, per esempio, compare il sito www.bastamozziconiaterra.it che raccoglie una vera comunità impegnata in questa battaglia. Attraverso diversi strumenti: campagne nelle scuole, negli uffici pubblici, nei luoghi attorno ai grandi centri commerciali, nelle spiagge e nei parchi. E sono spuntati nuovi contenitori ad hoc per questo tipo di rifiuto che, al momento, è considerato “indifferenziato”, nonostante alcune proposte di legge con le quali dovrebbe essere classificato come uno specifico tipo di spazzatura, tipo la plastica per capirci. All’ingresso dell’ospedale di Legnano, in provincia di Milano, è stato appena piazzato uno di questi contenitori, dove il mozzicone può finire anche ancora acceso. Risultato: le cicche a terra attorno ai padiglioni sono diminuite, in soli 15 giorni, di un terzo.

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SMALTIMENTO MOZZICONI DI SIGARETTE – A forza di battere il tasto dei gesti semplici e naturali, si potrà anche arrivare, grazie alla ricerca ma innanzitutto dopo qualche decisione di natura politica e amministrativa, al recupero dei mozziconi. Al momento, a parte quelli che finiscono nei luoghi sbagliati, comprese le reti idriche con il rischio di inquinamento dell’acqua, il capolinea della cicca è la discarica. Eppure le prospettive, se si dovesse riuscire a realizzare uno smaltimento corretto di questo tipo di rifiuti, sono molto interessanti. Sempre i ricercatori dell’Enea stanno approfondendo un filone industriale promettente in materia di riciclo dei mozziconi, sul quale in Europa il paese più avanzato è la Germania. Con una catena di smaltimento e di recupero che funziona,  le dannose cicche di sigarette sono in grado di trasformarsi in biogas o in materiali con i quali si realizzano fertilizzanti di nuova generazione. Ma questo è il capitolo che riguarda la scienza, la tecnologia, l’economia. Prima, però, ci siamo noi. Ciascuno di noi che, guardandosi allo specchio prima di gettare una cicca per terra, potrebbe porsi la stessa domanda che una volta fece la signora Clio Napolitano, moglie del presidente della Repubblica. «A casa vostra, gettereste mai un mozzicone di sigaretta su un tappeto, a terra in un salotto?» chiese la first lady. E nessuno rispose, anche perché la risposta è ovvia: no, mai. Dunque, se non pensiamo, neanche per un attimo, di farlo nelle nostre case private, perché cediamo alla debolezza di farlo, con tanta continuità, nelle nostra case pubbliche, le città? E’ ora di dirlo ad alta voce, e di praticarlo: Basta mozziconi a terra.

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