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Il Papa: non sprecare

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Risorse esistono, usiamole

RISORSE PER TUTTI – Alle 11.30 nella sede Fao di Roma ha preso la parola Benedetto XVI. La Terra puo’ nutrire tutti i suoi abitanti – ha detto nel suo discorso in francese -. Bisogna dunque vincere la lotta alla fame e alla malnutrizione. Il Papa ha parlato della deprecabile pratica di distruggere derrate alimentari per finalita’ di tipo economico e commerciale. E ha sottolineato la necessita’ di affrontare il problema in una prospettiva di lungo periodo con investimenti nello sviluppo rurale, infrastrutture, trasporti, diffusione di tecniche agricole appropriati. Il cibo viene spesso considerato alla stregua di tutte le altre merci – ha poi evidenziato mettendo in risalto soprattutto lo sviluppo diseguale tra le nazioni nelle diverse parti del mondo e precisando che la fame non dipende dalla crescita demografica – e quindi vanno ripensati i meccanismi della distribuzione alimentare

L’INTERVENTO INTEGRALE

Signor Presidente, Signore e Signori!
Ho accolto con grande piacere l’invito del Signor Jacques Diouf, Direttore Generale della FAO, a prendere la parola nella sessione di apertura di questo Vertice Mondiale sulla Sicurezza Alimentare. Lo saluto cordialmente e lo ringrazio per le sue cortesi parole di benvenuto. Saluto le alte Autorita’ presenti e tutti i partecipanti.
Desidero rinnovare – in continuita’ con i miei venerati Predecessori Paolo VI e Giovanni Paolo II – la stima per l’azione della FAO, a cui la Chiesa Cattolica e la Santa Sede guardano con attenzione ed interesse per il quotidiano servizio di quanti vi lavorano. Grazie alla vostra generosa opera, sintetizzata nel motto Fiat Panis, lo sviluppo dell’agricoltura e la sicurezza alimentare rimangono fra gli obiettivi prioritari dell’azione politica internazionale. E sono certo che questo spirito orientera’ le decisioni del presente Vertice, come pure quelle che saranno adottate nel comune intento di vincere quanto prima la lotta alla fame e alla malnutrizione nel mondo.
La Comunita’ internazionale sta affrontando in questi anni una grave crisi economico-finanziaria. Le statistiche testimoniano la drammatica crescita del numero di chi soffre la fame e a questo concorrono l’aumento dei prezzi dei prodotti alimentari, la diminuzione delle disponibilita’ economiche delle popolazioni piu’ povere, il limitato accesso al mercato e al cibo. Tutto cio’ mentre si conferma il dato che la terra puo’ sufficientemente nutrire tutti i suoi abitanti. Infatti, sebbene in alcune regioni permangano bassi livelli di produzione agricola anche a causa di mutamenti climatici, globalmente tale produzione e’ sufficiente per soddisfare sia la domanda attuale, sia quella prevedibile in futuro. Questi dati indicano l’assenza di una relazione di causa-effetto tra la crescita della popolazione e la fame, e cio’ e’ ulteriormente provato dalla deprecabile distruzione di derrate alimentari in funzione del lucro economico.
Nell’Enciclica Caritas in veritate ho osservato che la fame non dipende tanto da scarsita’ materiale, quanto piuttosto da scarsita’ di risorse sociali, la piu’ importante delle quali e’ di natura istituzionale. Manca, cioe’, un assetto di istituzioni economiche in grado sia di garantire un accesso al cibo e all’acqua regolare e adeguato?, sia di fronteggiare le necessita’ connesse con i bisogni primari e con le emergenze di vere e proprie crisi alimentari?. Ed ho aggiunto: Il problema dell’insicurezza alimentare va affrontato in una prospettiva di lungo periodo, eliminando le cause strutturali che lo provocano e promuovendo lo sviluppo agricolo dei Paesi piu’ poveri mediante investimenti in infrastrutture rurali, in sistemi di irrigazione, in trasporti, in organizzazione dei mercati, in formazione e diffusione di tecniche agricole appropriate, capaci cioe’ di utilizzare al meglio le risorse umane, naturali e socio-economiche maggiormente accessibili a livello locale, in modo da garantire una loro sostenibilita’ anche nel lungo periodo (n. 27).
In tale contesto, e’ necessario contrastare anche il ricorso a certe forme di sovvenzioni che perturbano gravemente il settore agricolo, la persistenza di modelli alimentari orientati al solo consumo e privi di una prospettiva di piu’ ampio raggio e soprattutto l’egoismo, che consente alla speculazione di entrare persino nei mercati dei cereali, per cui il cibo viene considerato alla stregua di tutte le altre merci.
La debolezza degli attuali meccanismi della sicurezza alimentare e la necessita’ di un loro ripensamento sono testimoniati, in un certo senso, dalla stessa convocazione di questo Vertice. Infatti, nonostante i Paesi piu’ poveri siano integrati nell’economia mondiale piu’ ampiamente che in passato, l’andamento dei mercati internazionali li rende maggiormente vulnerabili e li costringe a ricorrere all’aiuto delle Istituzioni intergovernative, che senza dubbio prestano un’opera preziosa e indispensabile. Il concetto, pero’, di cooperazione deve essere coerente con il principio di sussidiarieta’: e’ necessario coinvolgere le comunita’ locali nelle scelte e nelle decisioni relative all’uso della terra coltivabile (ibid.), perche’ lo sviluppo umano integrale richiede scelte responsabili da parte di tutti e domanda un atteggiamento solidale che non consideri l’aiuto o l’emergenza come funzionali a chi mette a disposizione le risorse o a gruppi elitari presenti fra i beneficiari. Di fronte a Paesi che manifestano necessita’ di apporti esterni, la Comunita’ internazionale ha il dovere di partecipare con gli strumenti della cooperazione, sentendosi corresponsabile del loro sviluppo, mediante la solidarieta’ della presenza, dell’accompagnamento, della formazione e del rispetto (ibid., 47). All’interno di questo contesto di responsabilita’ si colloca il diritto di ciascun Paese a definire il proprio modello economico, prevedendo i modi per garantire la propria liberta’ di scelta e di obiettivi. In una tale prospettiva, la cooperazione deve diventare strumento efficace, libero da vincoli e da interessi che possono assorbire una parte non trascurabile delle risorse destinate allo sviluppo. E’ inoltre importante sottolineare come la via solidaristica per lo sviluppo dei Paesi poveri possa diventare anche una via di soluzione della crisi globale in atto. Sostenendo, infatti, con piani di finanziamento ispirati a solidarieta’ tali Nazioni, affinche’ provvedano esse stesse a soddisfare le proprie domande di consumo e di sviluppo, non solo si favorisce la crescita economica al loro interno, ma si possono avere ripercussioni positive sullo sviluppo umano integrale in altri Paesi (cfr ibid., 27).
Nell’odierna situazione permane ancora un livello di sviluppo diseguale tra e nelle Nazioni, che determina, in molte aree del pianeta, condizioni di precarieta’, accentuando la contrapposizione tra poverta’ e ricchezza. Tale confronto non riguarda piu’ solo i modelli di sviluppo, ma anche e soprattutto la percezione stessa che sembra affermarsi circa un fenomeno come l’insicurezza alimentare. Vi e’ il rischio cioe’ che la fame venga ritenuta come strutturale, parte integrante delle realta’ socio-politiche dei Paesi piu’ deboli, oggetto di un senso di rassegnato sconforto se non addirittura di indifferenza. Non e’ cosi’, e non deve essere cosi’! Per combattere e vincere la fame e’ essenziale cominciare a ridefinire i concetti ed i principi sin qui applicati nelle relazioni internazionali, cosi’ da rispondere all’interrogativo: cosa puo’ orientare l’attenzione e la successiva condotta degli Stati verso i bisogni degli ultimi? La risposta non va ricercata nel profilo operativo della cooperazione, ma nei principi che devono ispirarla: solo in nome della comune appartenenza alla famiglia umana universale si puo’ richiedere ad ogni Popolo e quindi ad ogni Paese di essere solidale, cioe’ disposto a farsi carico di responsabilita’ concrete nel venire incontro alle altrui necessita’, per favorire una vera condivisione fondata sull’amore.
Tuttavia, sebbene la solidarieta’ animata dall’amore ecceda la giustizia, perche’ amare e’ donare, offrire del ?mio’ all’altro, essa non e’ mai senza la giustizia, che induce a dare all’altro cio’ che e’ ?suo’ e che gli spetta in ragione del suo essere e del suo operare. Non posso, infatti, ?donare’ all’altro del ?mio’, senza avergli dato in primo luogo cio’ che gli compete secondo giustizia (cfr ibid., 6). Se si mira all’eliminazione della fame, l’azione internazionale e’ chiamata non solo a favorire la crescita economica equilibrata e sostenibile e la stabilita’ politica, ma anche a ricercare nuovi parametri – necessariamente etici e poi giuridici ed economici – in grado di ispirare l’attivita’ di cooperazione per costruire un rapporto paritario tra Paesi che si trovano in un differente grado di sviluppo. Cio’, oltre a colmare il divario esistente, potrebbe favorire la capacita’ di ogni Popolo di sentirsi protagonista, confermando cosi’ che la fondamentale uguaglianza dei diversi Paesi affonda le sue radici nella comune origine della famiglia umana, sorgente di quei principi della “legge naturale” chiamati ad ispirare scelte ed indirizzi di ordine politico, giuridico ed economico nella vita internazionale (cfr ibid., 59). San Paolo ha parole illuminanti in merito: “Non si tratta infatti ? egli scrive – di mettere in difficolta’ voi per sollevare gli altri, ma che vi sia uguaglianza. Per il momento la vostra abbondanza supplisca alla loro indigenza, perche’ anche la loro abbondanza supplisca alla vostra indigenza, e vi sia uguaglianza, come sta scritto: Colui che raccolse molto non abbondo’, e colui che raccolse poco non ebbe di meno” (2 Cor 8,13-15). 6.
Signor Presidente, Signore e Signori, per combattere la fame promuovendo uno sviluppo umano integrale occorre anche capire le necessita’ del mondo rurale, come pure evitare che la tendenziale diminuzione dell’apporto dei donatori crei incertezze nel finanziamento delle attivita’ di cooperazione: va scongiurato il rischio che il mondo rurale possa essere considerato, in maniera miope, come una realta’ secondaria. Al tempo stesso, va favorito l’accesso al mercato internazionale dei prodotti provenienti dalle aree piu’ povere, oggi spesso relegati a spazi limitati. Per conseguire tali obiettivi e’ necessario sottrarre le regole del commercio internazionale alla logica del profitto fine a se stesso, orientandole a favore dell’iniziativa economica dei Paesi maggiormente bisognosi di sviluppo, che, disponendo di maggiori entrate, potranno procedere verso quell’autosufficienza, che e’ preludio alla sicurezza alimentare.
Non si devono poi dimenticare i diritti fondamentali della persona tra cui spicca il diritto ad un’alimentazione sufficiente, sana e nutriente, come pure all’acqua; essi rivestono un ruolo importante per il conseguimento di altri diritti, ad iniziare da quello, primario, alla vita. necessario, pertanto maturare una coscienza solidale, che consideri l’alimentazione e l’accesso all’acqua come diritti universali di tutti gli esseri umani, senza distinzioni ne’ discriminazioni (Caritas in veritate, 27). Quanto pazientemente e’ stato realizzato in questi anni dalla FAO, se da un lato ha favorito l’allargamento degli obiettivi di questo diritto rispetto alla sola garanzia di soddisfare i bisogni primari, dall’altro ha evidenziato la necessita’ di una sua regolamentazione adeguata.
I metodi di produzione alimentare impongono altresi’ un’attenta analisi del rapporto tra lo sviluppo e la tutela ambientale. Il desiderio di possedere e di usare in maniera eccessiva e disordinata le risorse del pianeta e’ la causa prima di ogni degrado dell’ambiente. La tutela ambientale si pone quindi come una sfida attuale per garantire uno sviluppo armonico, rispettoso del disegno della creazione di Dio e dunque in grado di salvaguardare il pianeta (cfr ibid., 48-51). Se l’umanita’ intera e’ chiamata ad essere cosciente dei propri obblighi verso le generazioni che verranno, e’ anche vero che sugli Stati e sulle Organizzazioni Internazionali ricade il dovere di tutelare l’ambiente come bene collettivo. In tale ottica, vanno approfondite le interazioni esistenti tra la sicurezza ambientale e il preoccupante fenomeno dei cambiamenti climatici, avendo come focus la centralita’ della persona umana ed in particolare delle popolazioni piu’ vulnerabili a entrambi i fenomeni. Non bastano pero’ normative, legislazioni, piani di sviluppo e investimenti, occorre un cambiamento negli stili di vita personali e comunitari, nei consumi e negli effettivi bisogni, ma soprattutto e’ necessario avere presente quel dovere morale di distinguere nelle azioni umane il bene dal male per riscoprire cosi’ i legami di comunione che uniscono la persona e il creato.
importante ricordare ? ho osservato sempre nell’Enciclica Caritas in veritate – che “il degrado della natura e’? strettamente connesso alla cultura che modella la convivenza umana: quando l’ecologia umana e’ rispettata dentro la societa’, anche l’ecologia ambientale ne trae beneficio”. vero: “Il sistema ecologico si regge sul rispetto di un progetto che riguarda sia la sana convivenza in societa’ sia il buon rapporto con la natura”. Ed “Il problema decisivo e’ la complessiva tenuta morale della societa’”. Pertanto, “i doveri che abbiamo verso l’ambiente si collegano con i doveri che abbiamo verso la persona considerata in se stessa e in relazione con gli altri. Non si possono esigere gli uni e conculcare gli altri. Questa e’ una grave antinomia della mentalita’ e della prassi odierna, che avvilisce la persona, sconvolge l’ambiente e danneggia la societa’” (cfr ibid., 51). 10.
La fame e’ il segno piu’ crudele e concreto della poverta’. Non e’ possibile continuare ad accettare opulenza e spreco, quando il dramma della fame assume dimensioni sempre maggiori. Signor Presidente, Signore e Signori, da parte della Chiesa cattolica ci sara’ sempre attenzione verso gli sforzi per sconfiggere la fame; ci sara’ l’impegno a sostenere, con la parola e con le opere, l’azione solidale – programmata, responsabile e regolata – che tutte le componenti della Comunita’ internazionale saranno chiamate ad intraprendere. La Chiesa non pretende di interferire nelle scelte politiche; essa, rispettosa del sapere e dei risultati delle scienze, come pure delle scelte determinate dalla ragione quando sono responsabilmente illuminate da valori autenticamente umani, si unisce allo sforzo per eliminare la fame. questo il segno piu’ immediato e concreto della solidarieta’ animata dalla carita’, segno che non lascia spazio a ritardi e compromessi. Tale solidarieta’ si affida alla tecnica, alle leggi ed alle istituzioni per venire incontro alle aspirazioni di persone, comunita’ e interi popoli, ma non deve escludere la dimensione religiosa, con la sua potente forza spirituale e di promozione della persona umana. Riconoscere il valore trascendente di ogni uomo e di ogni donna resta il primo passo per favorire quella conversione del cuore che puo’ sorreggere l’impegno per sradicare la miseria, la fame e la poverta’ in tutte le loro forme.
Ringrazio per il cortese ascolto, mentre, in conclusione, rivolgo un saluto augurale, nelle lingue ufficiali della FAO, a tutti gli Stati membri dell’Organizzazione: God bless your efforts to ensure that everyone is given their daily bread.
Grazie.