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Il biogas vuole rubare il posto al fotovoltaico

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Alla 110° Fieragricola di Verona, la più antica manifestazione europea dedicata all’agricoltura, il protagonista è stato il biogas. Anche se questa fonte rinnovabile la scena l’ha già conquistata, nei giorni scorsi, tra gli stand. Se gli anni passati sono stati, grazie al ricco Conto Energia italiano, “gli anni del fotovoltaico”, il futuro sembra andare nella direzione del biogas, che dal 2013 beneficerà di una nuova regolamentazione delle tariffe onnicomprensive.

Tanto che il Ministero dello Sviluppo Economico, nell’ambito delle attività finalizzate ad “Interventi di attivazione di filiere produttive che integrino obiettivi energetici ed obiettivi di salvaguardia dell’ambiente e dello sviluppo del territorio” ha emesso un bando, con uno stanziamento di circa 100 milioni di euro, per favorire l’attivazione delle filiere produttive delle biomasse, in cui rientra anche il biogas.

Ma non è tutto. Anche sul fronte della distribuzione e immissione in rete di gas naturale e di biogas, è stato pubblicato, nella Gazzetta Ufficiale n. 16 del 20 gennaio 2012, il decreto del 29 dicembre 2011 del Ministero dello Sviluppo Economico, che stabilisce, in un’ottica di progressiva semplificazione normativa, i criteri in base ai quali il Ministero stesso si dovrà pronunciare (sulla base di un preciso disciplinare di gara) sulle domande delle aziende che vogliono essere inserite nell’elenco degli abilitati alla vendita di gas naturale, gas naturale liquefatto, biogas e gas derivante dalla biomassa.

Un bando e un decreto che definisce il quadro di pronunciamento del Ministero, per quanto accolti con favore, agli operatori del settore non bastano però ancora, nella pressoché totale mancanza di un contesto normativo di riferimento più ampio e della definizione puntuale del sistema di incentivi che, a regime, possa premiare la produzione di biogas e biometano da biomasse, sul modello di quanto avviene per la produzione di energia elettrica da fotovoltaico. Sembrano questioni di lana caprina, per addetti ai lavori, ma impattano molto concretamente sullo sviluppo economico del paese e sulla creazione di nuovi posti di lavori “verdi”, i cosiddetti green jobs.

E’ di questo parere anche Roberto Manzoni, direttore generale di Sebigas, società del Gruppo Maccaferri (quello dello zucchero Eridania), nata nel 2008. “Siamo ancora in una fase di stallo”, lamenta Manzoni. “L’Autorità aveva avviato un percorso di consultazione con tutti i soggetti interessati. I pareri sono stati raccolti ma manca l’input finale del Ministero dello Sviluppo Economico. Da alcune indiscrezioni pare che i decreti attuativi per l’elettricità siano in dirittura di arrivo, ma ancora non si sa nulla sui decreti riguardanti il nostro settore, eppure i termini per la loro adozione sono scaduti da più di sei mesi e l’Italia rischia anche di incorrere in una procedura di infrazione per il mancato rispetto di una Direttiva Comunitaria”.

“Serve una maggiore volontà politica”, incalza Manzoni, “perché non si tratta di problemi tecnici: le tecnologie attualmente disponibili per la depurazione del biogas (che contiene anidride carbonica e metano) e la sua trasformazione in biometano sono ampiamente verificate. Già oggi quest’ultimo risponderebbe alle caratteristiche fisico-chimiche richieste al gas naturale – ad esempio dal disciplinare di Snam Rete Gas – per essere immesso nella rete di distribuzione. Basterebbe dunque adottare i medesimi criteri, anche per il biometano”. Visto, poi, che i prezzi di estrazione del gas naturale sono in costante aumento, continua Manzoni, sarebbe utile stabilire, una volta per tutte, le procedure per produrre, individuando i soggetti, le tempistiche, le caratteristiche tecniche ed economiche. Certezze, ecco di cosa hanno bisogno gli investitori, sia italiani che esteri.

“Alcune regioni, come il Piemonte – riconosce Manzoni – stanno cercando di incentivare la diffusione del biometano prevedendo la possibilità di distribuzione direttamente alle pompe di benzina”, il famoso distributore del contadino. Un modello che andrebbe esteso premiando anche il consumo di biometano come biocarburante da autotrazione e lo stoccaggio e vendita in bombole per uso termico. Solo così si creerà veramente una filiera che, a differenza di altre, sarà, in gran parte, veramente italiana.

“Dovrebbe essere istituito un soggetto indipendente – precisa Manzoni – un gestore che, sull’esempio del Gse, non si occupi di dispacciamento o distribuzione, ma stipuli il contratto di acquisto con i produttori, riconoscendo loro il valore della molecola più un premio da individuare. Un premio ulteriore andrebbe poi riconosciuto a quegli utilizzi particolarmente virtuosi del biogas, come la produzione di elettricità e calore in loco, mediante la cogenerazione”. “Una volta creata una filiera, senza obblighi di distribuzione – conclude Manzoni – servirebbe l’istituzione di un meccanismo di scambio simile a quello dei certificati bianchi per l’elettricità, così da creare anche un mercato di secondo livello”. La ricetta è complessa, ma sembra bella e pronta perchè il Ministro Passera la possa valutare.