I giovani del Sud? Troppa tv e cattive abitudini alimentari | Non Sprecare
Questo sito contribuisce all'audience di

I giovani del Sud? Troppa tv e cattive abitudini alimentari

di Posted on

 I giovani fanno poco sport. E circa il 64% passa tre o più ore al giorno davanti alla televisione. A lanciare l’allarme sugli stili di vita poco salutari delle giovani generazioni gli esperti riuniti oggi a Roma, dove sono stati illustrati, alla presenza del ministro Giorgia Meloni, i dati su abitudini alimentari e attività fisica degli adolescenti raccolti tramite il progetto educativo «A scuola InForma». L’iniziativa è stata realizzata da Modavi Onlus con il patrocinio del ministro della Gioventù e del Dipartimento per le pari opportunità della Presidenza del consiglio dei ministri, per promuovere stili di vita attivi legati a una corretta alimentazione e alla pratica di attività sportive.

20MILA STUDENTI – A scuola InForma è rivolto a 20 mila studenti dai 13 ai 18 anni, ai loro genitori e insegnanti, ed è realizzato in 5 regioni italiane dove il problema del sovrappeso e dell’obesità risulta maggiormente diffuso: Lazio, Puglia, Calabria, Campania e Sicilia. In totale sono coinvolte 40 scuole, situate in 9 capoluoghi di provincia. Il progetto punta a favorire l’educazione dei giovani a stili di vita attivi ed equilibrati, attraverso interventi educativi nelle strutture scolastiche da parte di 18 nutrizionisti, 9 psicologi e 15 sport trainer, coordinati da 9 operatori locali. Il rischio obesità, infatti, è determinato non solo da un eccesso di calorie introdotte rispetto a quelle consumate, ma soprattutto, nell’età giovanile, da stili di vita sedentari, da una mancanza di esercizio fisico, che invece è fondamentale per la salute. «Sono due anni e mezzo – afferma Emanuela Rampelli, dirigente del dipartimento della Gioventù della Presidenza del consiglio – che il ministro della Gioventù è impegnato sul fronte della promozione di stili di vita salutari, all’interno della piattaforma Guadagnare Salute realizzata in collaborazione con il ministero della Salute. Siamo lieti di patrocinare un’iniziativa quale «A scuola InFormá e ansiosi di conoscerne, a conclusione, i risultati».
IN DUE FASI – L’intervento previsto dal progetto si struttura in due fasi parallele. Una prima fase pedagogica prevede una lezione al mese rivolta ai docenti, agli alunni e ai genitori e tenuta da un nutrizionista, coadiuvato da uno psicologo. All’interno delle scuole vengono attivati sportelli informativi a cura di nutrizionisti, che una volta alla settimana forniscono consulenza ad alunni, genitori e personale scolastico in tema di alimentazione. Contemporaneamente, una fase ricreativa coinvolge i docenti che si occupano delle attività sportive e gli studenti, in un ciclo di lezioni tenute da sport trainer professionisti, per due ore a settimana, con corsi non abitualmente praticati all’interno delle scuole, come l’atletica e il basket. «Una non corretta alimentazione causa malattie degenerative di diverso tipo ed è indubbiamente un fenomeno molto diffuso nella società occidentale. Anche l’Italia, culla della dieta mediterranea, sta iniziando a conoscerlo – afferma Irma Casula, presidente del Modavi Onlus – Per prevenire la diffusione di questo tipo di fenomeno è necessario lavorare su una maggiore e più corretta informazione delle modalità di consumo degli alimenti, contrastando stili di vita non sani e, al contempo, le cosiddette diete improvvisate».

VITA SEDENTARIA – Giuseppe Fatati, presidente della Fondazione Adi, spiega che «tra le principali cause di sovrappeso e obesità c’è uno stile di vita sedentario che, unito a errate abitudini alimentari, purtroppo caratterizza sempre più giovani. In Italia, in media, il 22,9% dei bambini è in sovrappeso, mentre l’11,1% è addirittura obeso». «È importante – continua Carla Favaro, specialista in Scienze dell’alimentazione – attivare nelle aree più colpite da sovrappeso e obesità programmi che promuovano uno stile di vita attivo, associato a una corretta alimentazione. Sovrappeso e obesità, infatti, sono fattori di rischio per numerose patologie croniche, e dal momento che nella maggior parte dei casi gli adolescenti obesi saranno in conflitto con la bilancia anche da adulti, è importante educarli a stili di vita sani sin da subito». E «soprattutto durante l’adolescenza – spiega la psicologa e psicoterapeuta Maria Rita Parsi – i problemi nutrizionali sono legati a doppio filo con questioni di tipo psicologico. I ragazzi sovrappeso possono sentirsi esclusi dai propri coetanei, a un’età in cui l’inclusione è così importante, e ciò potrebbe portarli a peggiorare ulteriormente il loro rapporto col cibo».(Fonte: AdnKronos)

Shares