Farmaci, così la Sanità perde duecento milioni | Non Sprecare
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Farmaci, così la Sanità perde duecento milioni

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Avolte le differenze di prezzo sono impercettibili. Altre invece sfiorano i sei euro. Tanto, troppo per una stessa confezione di farmaci o di materiale medico acquistata in ospedali della stessa regione, a volte della stessa citta’. Gia’, difficile spiegare perche’ un filo di sutura intrecciata possa costare 3,264 euro a Cuneo e quasi il doppio ad Ivrea. Oppure perche’ il farmaco Oxaliplatino, usato per curare alcune forme di tumore, nella confezione di 20 ml costi 12,78 euro a Cuneo e quasi 6 euro in piu’ alle Molinette, a Candiolo e al Giovanni Bosco. Secondo stime approssimative questo balletto dei prezzi costa 150/180 milioni forse 200 milioni in piu’ alle casse di Asl e Aso piemontesi.

Si spiega cosi’ il fatto che gli assessori che si sono succeduti alla guida della Sanita’ regionale, hanno cercato in tutti i modi di uniformare i prezzi. Qualche risultato e’ stato ottenuto. Sotto al gestione Artesio, ad esempio, tre anni fa le Molinette hanno acquistato farmaci anche per gli altri ospedali cittadini risparmiando dall’1 al 5% del costo. Il nuovo assessore, Caterina Ferrero, si sta muovendo nella stessa ottica estendendo la centralizzazione a tutta la Regione. E ci lavora anche la commissione bipartisan coordinata dall’oncologo Claudio Zanon, consulente sanitario del governatore Roberto Cota, che nella riunione del 12 luglio provera’ anche ad occuparsi di logistica, cioe’ della gestione dei magazzini ospedalieri.

C’e’ un problema, pero’, la resistenza dei fornitori. Nei mesi scorsi l’Assobiomedica, che raggruppa i produttori, si e’ detta pubblicamente contraria alle gare centralizzate. Si spiega forse cosi’ il ricorso al Tar presentato da un gruppo di societa’ farmaceutiche contro un bando di gara presentato dal Cto per l’acquisto dei principi attivi. Un ricorso che se avra’ esito positivo rischia di complicare il percorso verso la centralizzazione degli acquisti messo in campo dalla Regione.

Ad oggi comunque la Regione si trova a far fronte ad una situazione prezzi che sfugge ad ogni controllo. Prendiamo per esempio una confezione di Levoxacin (500mg 5mg/ml) da 100 ml. Il prezzo piu’ basso e’ quello di Cuneo: 22 euro che diventano 22.85 alle Molinette, 23.487 a Candiolo e 23,79 ad Ivrea. E che dire del Cisplatino Ebe pagato 9,08 euro alle Molinette, a Cuneo e al Giovanni Bosco e 11,41 ad Ivrea? E il filo di sutura assorbibile intrecciata e rinforzata da 90 centimetri costa 5,504 euro a Cuneo e 6,02 alle Molinette.

Difficile, invece, ricostruire l’andamento dei prezzi delle apparecchiature sanitarie dove alla fine la differenza la fanno le scelte dei primari. Sono loro, infatti, che hanno l’ultima parola per quanto riguarda quelli che vengono definiti beni o strumenti sensibili perche’ rimangono all’interno del corpo umano. E non e’ un caso che il gruppo di lavoro sulla sanita’ che lavora in piazza Castello si stia occupando di istituire un registro regionale per i dispositivi sanitari senza mettere in discussione il criterio della qualita’ del prodotto.

Anche per i farmaci ad alto costo, all’interno della commissione di studio, si sta studiando l’ipotesi di un registro autorizzativo regionale che prevede un regime di rimborso delle spese condizionato alla concessione del via libera alla richiesta di utilizzo di una specifica cura. E poi c’e’ la questione della logistica. Il problema e’ stato studiato dall’Aress in collaborazione con il Politecnico di Torino che parte dall’analisi dei singoli magazzini di Asl e Aso dove restano congelati come scorte il 25 per cento degli acquisti di ogni azienda e si suggerisce la strada dell’accorpamento.

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